I brand di anelli sostenibili sono il futuro delle nostre promesse

Dall'oro etico ai diamanti certificati, nomi numeri e dati alla mano. Anzi, al dito.

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Armando GrilloImaxtree

Riciclato, sostenibile, etico. Le tre parole più ricercate/pronunciate/googlate in tema di gioielli di moda. Probabilmente un decennio fa non le avremmo mai contemplate, eppure, oggi le caratteristiche dei bijoux-investimento sembrano rimare proprio con questa (santa) trinità. Solo negli ultimi sei mesi, la domanda di gioielli sostenibili è aumentata del 15%, quella di gioielli in oro riciclato del 29%, e pare non conoscere battute di arresto. Lo conferma Lyst.it, la più grande piattaforma mondiale di ricerche di moda, che ha realizzato per noi questa ricerca preziosa, in tutti i sensi. Questo notevole incremento è dovuto da un lato al fatto che i settori del prêt-à-porter e dell'Alta Moda, comprendente anche accessori e beni di lusso, come la gioielleria, stano progressivamente puntando a realizzare collezioni sempre più conscious; dall’altro vi è anche una forte spinta da parte di attivisti e icone della cultura, della musica e del cinema, come Emma Watson o Cate Blanchett, e di brand di culto come Alighieri, Wwake e Laura Lombardi, i quali riescono, con la loro influenza, a trasmettere valori in grado di andare oltre il mero aspetto fashion della questione. Infine, a livello globale, sta emergendo sempre di più la necessità di rispettare il pianeta in cui viviamo.

Ma qual è esattamente il significato di ethical jewelry? Si tratta di preziosi “creati rispettando la natura, l’ambiente e la dignità delle persone.” Spiegano dalla Gioielleria Belloni. Realtà storica milanese, nasce nel 1926 come laboratorio orologiaio per diventare in seguito pioniere nella ricerca di un gioiello il più possibile etico. E non solo per quanto riguarda l’oro. Argento fairmined e diamanti, la cui estrazione, dopo anni di sperimentazioni, avviene in due miniere canadesi che rispettano tre principi cardine: “sicurezza dei lavoratori, un rapporto corretto e rispettoso con le popolazioni locali e un alto grado di responsabilità ambientale”. Per assicurare ogni singolo aspetto, la gioielleria dà tre garanzie: “la certificazione dell’origine del diamante, attraverso un numero di serie, e la foglia d’acero simbolo del Canada, incisi al laser sulla pietra stessa. La garanzia che tutta la filiera, dall’estrazione alla vendita, aderisce al Canadian Diamond Code of Conduct, un severo codice etico stipulato dal governo canadese, obbligatorio sia per chi estrae sia per chi vende le pietra”. Terzo postulato è “la certificazione (comune anche agli altri diamanti) di purezza, peso e colore del diamante”. Questi elementi vanno a completare il cerchio. E, a proposito di cerchi, tra le loro più famose creazioni ci sono le fedi nuziali, anch'esse imbastite secondo la stessa filosofia. I costi di tutta questa ricerca e cura saranno ingenti. Da Belloni spiegano che, al contrario: “la vera rivoluzione è che per rispettare i diritti e l’ambiente non è necessario spendere di più. I gioielli ethical diamond, infatti, sono proposti a prezzi assolutamente concorrenziali con quelli del mercato”.

Su scala più grande, leader nel settore è certamente Tiffany &Co. La Maison, infatti, non solo sostiene una filiera sostenibile, ma s’impegna costantemente “a migliorare le economie locali: per esempio, nel 2019 abbiamo contribuito per oltre 59 milioni di dollari all’economia del Botswana.” Spiegano dalla maison. Anisa Kamadoli Costa, responsabile della sostenibilità, aggiunge che “I nostri clienti devono sapere che Tiffany si è approvvigionata di diamanti che rispettano gli standard più elevati non solo in termini di qualità, ma anche in termini di responsabilità sociale e ambientale. Riteniamo che la tracciabilità dei diamanti sia lo strumento migliore per garantire entrambe le cose”. Anche i progetti di gioielleria indie incominciano a sperimentare pratiche orafe in grado di rendere il loro gioiello riciclato, sostenibile ed etico. Alcune, in un certo senso, lo sono sempre state. Vanesi, progetto di gioielli in argento, zaffiri e diamanti, nato nel 2014 da un’idea dell’orafa Valentina Agnesi. L'unica fautrice delle creazioni, pensa alla ethical jewelry come un vero e proprio modo di comportarsi sia da parte del designer che del cliente: “Da quando ho fondato Vanesi ho subito avuto bene in mente il non voler vendere online, per evitare questioni come l’inquinamento, ad esempio”. E infatti i suoi preziosi si trovano in gallerie selezionate oppure su richiesta. La scelta etica non sta quindi solo nei materiali. “Assolutamente no. Ritengo che risieda anche nell’andare controcorrente rispetto alle attuali strategie di vendita.” Secondo Bona Calvi, orafa specializzata in miniature, è il metallo connesso all'urgenza del climate change a fare la differenza. “Come conseguenza di una sempre crescente attenzione alla sostenibilità ambientale”, racconta dal suo laboratorio in via Stampa a Milano, "anche nell'ambito della gioielleria molti clienti mi chiedono informazioni sull'oro sostenibile. Sono più informati, sanno che l'estrazione di questo metallo è un processo inquinante e dannoso per il pianeta”. Ed è una strada, quella dell’ethical gold, sulla quale vorrebbe muovere i primi passi “e spero di poterlo fare presto”. La gioielleria sta diventando sempre di più una questione etica e non solo formale, dunque. L’aspetto della sostenibilità e dell’utilizzo di materiali riciclati o estratti in modo onesto, sono elementi aventi lo stesso valore di un bell’orecchino, di una collana avvolgente e di un anello che diventa una promessa. Quella di amarsi e amare l’anima gemella e anche, almeno un po', il nostro Pianeta.

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