Epici, controversi, gli abiti da sposa più famosi dei video musicali

Dalla doppietta di Lady Gaga alla madrina di tutti gli scandali, Madonna, passando per Beyoncé e i Guns N' Roses: quali sono i vestiti nuziali entrati nella nostra memoria collettiva, a suon di musica.

Il vestito di cui si discetta fin da bambini: amato, odiato, criticato, agognato, l'abito da sposa è simbolo di un feticcio laico e religioso insieme. E a celebrarlo non è stata solo un intero filone cinematografico – che annovera capolavori nineties come Il matrimonio del mio migliore amico o Quattro matrimoni e un funerale – ma anche, a modo suo, la musica. Se il formato video come sostegno al racconto musicale nasce già negli Anni 50, si dovrà però aspettare l'avvento della tv musicale per eccellenza, Mtv, per la diffusione di un'abitudine utile al marketing, quella di creare dei music video per ogni singolo che l'artista e la sua casa discografica decidono di immettere sul mercato. Il primo ad avere un budget pressoché cinematografico fu Thriller di Michael Jackson ( del 1983) seguito a ruota da Wild Boys dei Duran Duran del 1984. E dietro i music video che hanno annoverato vestiti da sposa, ci sono spesso storie della vita privata di chi li ha cantati, o momenti che hanno acceso la discussione pubblica e scomodato associazioni di consumatori/ascoltatori sempre pronti a farsi scandalizzare.

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Succede così a Madonna in Like a Virgin (1984): il video, girato tra le calli della Serenissima, vede la giovane signora Ciccone cantare di un amore che la fa sentire "come una vergine", veleggiando sulle gondole o vagando tra i saloni di palazzi veneziani affacciati sul Canal Grande. Compare qui un vestito da sposa in pieno stile eighties, con guantini in pizzo correlati, al quale la cantante regala un tocco glam punk: la vaporosa nuvola di seta è più corta sul davanti, mentre dietro è fornito del necessario lungo velo. Al collo un choker di perle a tre giri. L'uomo che brama e di cui elenca le qualità si palesa coperto da una maschera da leone – forse omaggio alla città veneta di cui il leone è simbolo – conducendola a feste in maschera e nel talamo (non necessariamente) nuziale. Il messaggio sotteso, o almeno quello che ci lessero diverse associazioni cattoliche, gruppi promotori della famiglia e tradizionalisti, è un invito al sesso prima del matrimonio. I tentativi di boicottaggio si trasformeranno non solo in un fallimento ma anche in un'occasione per la cantante di divenire paladina della musica pop e di una nuova generazione di ragazze ribelli ai dettami dei genitori.

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Più personale la storia legata a We belong together, canzone di Mariah Carey del 2005 tramutata in un video nel quale la cantante si strugge pensando all'antico amore, mentre si sta avviando sulla navata, in direzione di un altro uomo (nel caso specifico, l'attore Eric Roberts, fratello di Julia e volto riconoscibile di molti video musicali, compresa la canzone sinonimo dei primi 2000, Mr. Brightside dei Killers). Non avendo la produzione il tempo necessario per pensare ad un abito di scena adatto per il video, Mariah decide quindi di riciclare il proprio, che aveva indossato per il suo matrimonio con il produttore musicale Tommy Mottola (durato dal 1993 al 1997). L'abito di Vera Wang è corredato da tiara e lunghissimo strascico, che per dei motivi sconosciuti ai più riesce a non incastrarsi sotto le ruote della macchina quando Mariah avvista alla cerimonia il suo amato (Wentworth Miller, divenuto poi famoso con la serie Prison Break) e decide di fuggire con lui, causando scandalo tra i presenti e lo scoramento di Roberts, abbandonato sull'altare.

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Per il video della canzone Best thing I never had, nel 2011, Beyoncé sceglierà invece un abito di Baracci. Scollo a cuore, con corpetto in pizzo francese riccamente decorato da swarovski, la cantante vede l'abito passeggiando per le boutique di Beverly Hills, e chiede al suo designer di poterlo usare per l'occasione, con l'aggiunta di una tiara di Lorraine Schwartz. Indossando l'imponente vestito, la cantante riesce comunque a correre con una certa leggiadria sulle colline infuocate dal tramonto, scappando da un matrimonio che in realtà non c'è mai stato, perché quella relazione é finita prima di evolversi in una unione definitiva, con grande sollievo di Beyoncé, scampata a futuri e peggiori patimenti. L'abito, il cui costo originale era di 85 mila dollari, andò poi all'asta ad un costo ridotto, di 30 mila dollari, sul sito preownedweddingdresses.

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Paradossalmente molto più contemporaneo è quello scelto da Sade per il video di No Ordinary Love del 1992. Una sirena che si avviluppa ad un marinaio – con un completo rubato alle passerelle di Jean-Paul Gaultier – la cantante si cuce l'abito nelle profondità marine, per poi indossarlo sulla terraferma. Il crop top con le maniche lunghe ha il bordo ornato di perline, mentre la gonna velata con fasce in piume di marabù si indossa sopra i pantaloni, e a piedi scalzi.

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Della scuola del riciclo intelligente è anche Lady Gaga, che indossò l'abito da sposa di sua madre per il video di You and I, canzone del 2011. E sul set incontrò, per uno scherzo del destino, l'attore Taylor Kinney, che interpretava lo sposo e che poi sarebbe divenuto il suo fidanzato per diversi anni. Ma trattandosi della pop star più eccentrica ed eccessiva che gli anni dieci ci abbiano regalato, Lady Gaga ha indossato un altro abito da sposa in un altro video, quello di Judas, sempre per lo stesso album del 2011, Born this way. Girato con l'aiuto del fedele sodale, lo stylist Nicola Formichetti, la canzone riprende la storia biblica del più famoso traditore conosciuto, Giuda, interpretato nel video da Norman Reedus (attore poi divenuto famoso con il suo ruolo nella serie The Walking Dead). In questa cornice, l'attore Ricky Gonzalez interpreta Gesù Cristo, mentre Gaga veste i panni di Maria Maddalena in un rifacimento ultra-pop di una storia che, nell'idea di Lady Gaga, altro non era che il racconto su un'abitudine abbastanza femminile, quella di innamorarsi sempre dell'uomo sbagliato. Il video ovviamente fece insorgere tutte le associazioni cattoliche, soprattutto il presidente della Lega cattolica Bill Donhoue, che, criticando anche la scelta di far uscire il video durante la settimana santa, ne approfittò per rincarare la dose sostenendo che la cantante fosse irrilevante e priva di talento. Accuse alle quali Gaga rispose ribadendo che nn c'era intento di causare controversia, anche per via della sua profonda fede religiosa, e aggiungendovi una goccia del suo umorismo. "Questo video non è un attacco alla religione" disse in un'intervista a E! "Io rispetto e amo qualsiasi cultura. Sono una persona religiosa e spirituale che è ossessionata dall'arte religiosa. Ci sono ossessionata. L'unico particolare controverso del video è che io indossi Chanel e Christian Lacroix nella stessa scena". E, in effetti l'abito da sposa in duchesse di satin, con ampie maniche, velo e corpetto decorato, è un vintage della collezione Christian Lacroix Haute Couture per l'inverno 2008, corredato da una parrucca bicolor, in pieno stile Harajuku girls.

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Più rétro che vintage è la storia dietro il video di Ultraviolence, canzone di Lana Del Rey del 2014. Velo in pizzo, scollo a barca, l'abito ha volumi sobri, arriva poco sopra il ginocchio, ed ha un fascino hippy per via del pizzo chantilly nel quale si costruisce. Ambientato in una location bucolica, una chiesetta di campagna che si scopre essere in realtà a Portofino, a girare il video con l'Iphone è il regista – e allora fidanzato di Lana Del Rey Francesco Carrozzini, di cui si vedono le mani accarezzare il volto della cantante. Un video che era una dichiarazione d'amore, anche se poi quella storia si concluse, e oggi Carrozzini è felicemente coniugato con Bee Shaffer, figlia di Anna Wintour.

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Il capolavoro del genere rimane però November rain, con i Guns N' Roses in stato di grazia e preda dell'adorazione delle folle dei 90s. La malinconica ballata si racconta visivamente mettendo in scena una storia d'amore che nasce, cresce, e finisce, tra il leader Axl Rose e la sua allora fidanzata nella vita reale, la top model Stephanie Seymour. Scollo a cuore, gonna ampia ma corta sul davanti, a mettere in mostra le gambe – e anche una delicata giarrettiera in bella vista, in pieno stile anni novanta – velo impalpabile, un raffinato raccolto che stride con la pomposità dell'abito, ad accoglierla alla fine della navata c'è Axl con marsina di ispirazione militare. La cerimonia scalda il cuore dei presenti, amici e parenti, accorsi a festeggiare l'evento, nonostante il testimone, il chitarrista Slash, si sia dimentico l'esatta locazione delle fedi, e ne approfitti della omelia del prete per recarsi, a petto nudo, sul sagrato della chiesa, che sembra immersa nel deserto, dove si esibirà in uno dei suoi assoli. Un destino infelice attende però la giovane coppia, dato che, dopo che il pranzo viene interrotto da un temporale forse premonitore di sfortunati eventi, la sposa muore senza un apparente motivo. Si torna in chiesa, quindi, ma i toni sono ben diversi, e Stephanie giace nel feretro con indosso lo stesso abito da sposa: anche questa cerimonia è però interrotta, nuovamente, da un'inaspettata e testarda pioggia, sotto la quale il vedovo Axl rimane, in uno stato di disperazione. Se alcuni utenti avevano avanzato l'ipotesi di un suicidio – e gli indizi sono in alcuni sguardi sperduti che Seymour lancia alla folla entusiasta per il lieto evento – lo stesso Slash ammise anni più tardi che "a dire la verità, non ho assolutamente idea di cosa quel video parlasse". Disegnato da Carmela Sutera, l'abito, del costo di 8 mila dollari, guadagnò subito popolarità presso le future spose degli anni 90, anche se il video nn portò così bene alla coppia, che si lasciò poco dopo, tra recriminazioni e mezze verità: Axl sosteneva che in realtà i due si erano già fidanzati ufficialmente e stavano avviandosi all'altare come gli sposi del video, Seymour nega questa versione dei fatti. Di quella storia d'amore rimane solo un abito da sposa mai indossato nella realtà. E che forse, conoscendo i personaggi, sarebbe stato ancora più sorprendente di quello di November rain.

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