Le stampe della Dior Cruise 2022 sono nate così "lasciando spazio al caso e al mistero"

In esclusiva a Marieclaire.it il video savoir-faire delle stampe immaginate dalla pittrice greca Christiana Soulou.

“Quando ho parlato per la prima volta con Maria Grazia Chiuri, mi ha confessato due parole chiave: metamorfosi e adattamento. E che il corpo è al centro di tutto”, Christiana Soulou è una pittrice nata sotto il sole, le pietre bianche e i venti che muovevano i pepli dell’Antica Grecia ad Atene, ha lasciato che le influenze liberty, gotiche, barocche di Parigi la abbracciassero, mentre formava il suo pensiero (e forgiava i suoi polpastrelli) alla Scuola di Belle Arti della ville lumière, per poi tornare lì da dove tutto è iniziato, per lei e per la civiltà come la conosciamo oggi, tra l’Egeo e lo Ionio. La pittrice classe 1961 è una delle artiste con cui la direttrice creativa della maison di Avenue Montaigne ha deciso di collaborare per immaginare le stampe della nuova collezione Dior Cruise 2022, che ha sfilato attraversando la magnificenza dello Stadio Panathinaiko di Atene.

Sophie Carre
Sophie Carre

Nella città dedicata a una dea, Atena, Maria Grazia Chiuri ha presentato la collezione Dior Cruise 2022 devota al peplo, l’indumento assoluto e duttile, l’abito della dea. “Ho ricevuto una serie di suggerimenti, immagini, foto e ispirazioni da cui prendere spunto”, racconta, nel video savoir-faire in esclusiva a Marieclaireit, la pittrice che ha immaginato stampe delicate e potentissime, forse un ossimoro, su abiti impalpabili, “la maggior parte di questi erano immagini di corpi femminili in estasi, come se volessero raggiungere l’infinito con le punte delle dita e delle mani, come se volessero trasformare la loro dimensione fisica in dimensione spirituale. Aprendo al mondo sì il corpo, ma anche l’anima e lo spirito. Questa sensazione è quella che ho provato a trasmettere su stampe e disegni”, continua l’artista ateniese che ha colto la sfida di Maria Grazia Chiuri, rappresentando il corpo femminile in movimento tra ispirazioni mitologiche e nuovi desideri cromatici. “Questo progetto è un vero e proprio dialogo tra la moda dell’antica Grecia, l’artista e l’opera d’arte. Uno scambio tra l’abito che diventa opera, l’opera che diventa abito, chi lo indossa che diventa a sua volta opera e abito. Questo progetto porta l’arte nelle strade, annulla i pregiudizi sul lusso di pochi e per pochi. La moda non è solo lusso, un’opera d’arte non è solo una decorazione su un muro”.

Giulia Gentili
Giulia Gentili

L’oro in colloquio con il bianco, il blu metafora cromatica della Grecia, l’avorio lascia viaggiare la mente ai marmi delle statue antiche, i cui chiaroscuri sono plissé leggerissimi che abbracciano l’aria rarefatta dello Stadio Panathinaiko, palco dove va in scena “il manifesto di un corpo performante oltre il genere”, raccontano dalla maison di Christian Dior. “Andare alle radici della nostra civiltà, non per nostalgia, ma per il desiderio di ricomporre oggi quella frammentazione che è la condizione che caratterizza il nostro modo di comprendere il mondo e di interiorizzarlo”. “Prima i disegni, poi la trasposizione su tessuto, due mondi distinti, che dialogano tra loro”, continua Christiana Soulou nella sua lettera aperta, frame dopo frame, bozzetto dopo bozzetto, fil coupé dopo fil coupé, “lasciando spazio al caso e al mistero”.

Courtesy of Press OfficeImaxtree

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