Come si sta evolvendo il mondo delle sneakers?

Dall'arrivo in Europa di StockX, il marketplace dove si ritrovano gli appassionati, ai pezzi più desiderati in Italia ( e come riconoscere i falsi), passando per il nuovo social network di settore: come le sneakers sono divenute bene di lusso.

dusseldorf, germany   may 09  cathrina uellner, fashion influencer is seen wearing the julou oversized jogger pants in iceberg green and new balance 530 trainers in white on may 09, 2021 in dusseldorf, germany photo by mathis wienandgetty images
Mathis WienandGetty Images

Un paio di sneakers Nike Dunk SB Low Pairs "battute" a 43 mila euro: è questo il prezzo più alto mai pagato per un paio di sneakers su StockX, il marketplace americano fondato nel 2016 e già tramutatosi in 5 anni nella terra promessa di chi cerca i pezzi più rari, con i quali arricchire la propria collezione, ma anche da rivendere, se possibile, traendo del profitto. Molto si è detto del fenomeno del resell – dei numeri che testimoniano il successo, così come dei dubbi sulla speculazione generata rispetto ad un bene che, fino a qualche anno fa, non era considerato oggetto "di lusso" – ma, a sentire il General Manager europeo di StockX, Olivier Van Calster, che incontriamo su Google Meets, è stato l'innegabile valore culturale connesso ad un prodotto privo di consistenze tessili o accessori che lo definiscano come "prezioso", a far lievitare i prezzi. Nondimeno, il fenomeno ha partorito una nuova categoria lavorativa, quella degli "autenticatori", numi tutelari dell'originalità del paio che si intende vendere/acquistare. Certo, però, fenomeni come quello di StockX – sbarcato in Europa solo 3 anni fa – non si costruiscono solo con l'estro di un fondatore geniale, che in questo caso si chiama Josh Luber. Lontane dalle narrazioni favolistiche che piacciono tanto agli Stati Uniti, quella dei self made man à la Steve Jobs, a intravedere il potenziale del progetto nato a Detroit, è stato da subito il milionario Dan Gilbert, che ha poi coinvolto anche Greg Schwartz, oggi COO di StockX, imprenditore di Detroit con il gusto per la sfida: già nel 2017, a credere nell'idea di un marketplace per sneakers di lusso, c'erano state celeb come Karlie Kloss, Mark Wahlberg, Steve Aoki ed Eminem, permettendole poi, nel 2019, di entrare a far parte del ristretto gruppo delle "unicorn", start-up valutate dal mercato almeno 1 miliardo di dollari. Oggi, StockX ne vale 3,8 ed è impossibile, per gli sneakerhead, pensare al mondo prima del suo avvento sul web. Il gigante che oggi dispone già di 14 tra uffici e centri di autenticazione sparsi fuori dagli Stati Uniti (Uk, Paesi Bassi, Canada, Australia, Giappone) e arruola 1000 dipendenti nel mondo, è ufficialmente la Borsa valori delle sneaker – ma anche di abbigliamento street e hi-tech, categorie inserite di recente ma affini al cliente che l'azienda ha già da tempo intercettato – grazie ad un sistema che permette agli utenti di ricercare un preciso modello, e verificarne lo "storico" (informazioni sul prezzo medio di vendita, o sulla sua richiesta sul mercato).

Le Air Jordan 3 Retro nella edizione speciale con DJ Khaled
courtesy press office


Un mondo particolarmente interessante per Gen Z e Millennial, che di questa piattaforma sono lo zoccolo duro, e che ha avuto bisogno di combattere la sua personale guerra, quella alla contraffazione, attraverso i propri "authenticator", filtro tra venditore e compratore che analizzano la scarpa prima di spedirla verso la sua destinazione finale. Ma come si riconosce un vero, da un falso? «A fare la differenza, è una variabile di fattori» spiega Adriano Arpino, natali italiani, con genitori originari di Napoli e Amalfi, baseball cap d'ordinanza, dagli uffici di Londra, dove è uno dei più "esperti" nel settore. «Si parte subito dal guardare la scatola: i font del brand, le informazioni sul lato, il tipo di cartone usato: se è più morbido e meno resistente, e di conseguenza di fattura più economica, è un segnale che ci troviamo di fronte a un pezzo non vero. Quando si parla però della scarpa vera e propria, ognuna ha le sue specificità, le cuciture delle Air Jordan sono diverse da quelle di una Stan Smith di Adidas, la forma e il volume vengono controllate, entrano in gioco caratteristiche che si imparano a riconoscere con l'esperienza, e per questo gli autenticatori di solito lavorano in coppia, uno più navigato e uno meno, di modo da scambiarsi informazioni, e quindi passare competenze. Molte sneakers inoltre, hanno i loro accessori correlati, targhette specifiche, lacci, che ne consentono la riconoscibilità: laddove le caratteristiche di questi pezzi sono difformi dal solito, scatta il campanello d'allarme. Infine, c'è l'odore stesso della scarpa». Fugando i sospetti di olezzi sgradevoli – il mercato di StockX ragiona solo su prodotti nuovi, mai usati, a differenza delle piattaforme di second-hand, Arpino spiega che «quelle false, molto spesso, puzzano di colla, laddove le Air Jordan hanno un odore persistente e riconoscibile, di pelle».

Gli autenticatori di StockX
courtesy press office

Ma quali sono i modelli più richiesti in Italia? Il podio è delle Nike Air Force 1 Low in bianco, seguito dalle Nike Dunk Low Retrowhite in nero, passando per lo stesso modello, in grigio. Si prosegue con delle Air Jordan 1 Retro High Dark Mocha, e lo stesso modello in bianco: nonostante il predominio di Nike, a essere molto richieste, sono anche le Adidas, e le Superga. Modelli, quelli più desiderati, abbastanza "comuni" e lontani dalle edizioni speciali più costose (su StockX il prezzo medio pagato per una sneaker è di 250 euro). E se da StockX non sono preoccupati del fenomeno nato di recente su TikTok, quello che vede alcuni creator vendere pezzi di abbigliamento smaccatamente falsi, succede anche perché il mercato sta cambiando, e le scarpe non vengono più acquistate per esser messe ai piedi, o anche in una teca in vetro, come parte di una collezione privata, ma come investimento. «Il 37% dei nostri clienti afferma che compra le nostre scarpe proprio per questo» spiega Van Calster, «una percentuale che sale al 48% quando parliamo di pezzi di abbigliamento, quindi è imprescindibile, per poterli rivendere anche un anno dopo, che siano autentici. Per questo motivo non abbiamo visto nessun calo delle vendite». Il pezzo che invece non è ancora arrivato sul mercato, ma il cui prezzo è già esponenzialmente salito agli occhi dei futuri compratori, è il giubbotto blu, primo pezzo svelato della futura collaborazione di Gap con Kanye West. «Nonostante appaia di difficile comprensione il fatto che un pezzo prodotto probabilmente in grandi quantità, come fa Gap, possa diventare desiderabile» spiega Van Calster «l'impatto sulla cultura pop avuto da Kanye West è innegabile, quindi un compratore, come un vero e proprio esperto di Borsa, può anticipare che quel pezzo andrà sold out, e investire di conseguenza, tanto che noi diamo anche la possibilità di vendere fino a 12 pezzi alla volta, garantendo anche un certo risparmio ambientale». Un mondo in effetti, in costante sviluppo, quello degli appassionati, e che ha da poco trovato un social nel quale incontrarsi, per parlare delle ultime e più desiderate release, ma anche per accedere a dei software che gli consentano di creare più facilmente gli odiati Bot, che permettono di acquistare online molto più velocemente, battendo sul tempo la concorrenza. Nato nel 2015 come piattaforma dedicata ai gamer, oggi Discord è l'Agorà di riferimento per 150 milioni di utenti attivi ogni mese, che, in un mondo parallelo privo del sistema socialmente disturbante dei like, e delle ancora più invasive pubblicità, si scambiano idee e opinioni: un mercato dove il 78% dei suoi user ormai non è più interessato alla funzione originale del social, quella del gaming, e che ovviamente le aziende iniziano ad esplorare. Proprio StockX ha organizzato sugli schermi digitali di Discord il suo annuale StockX Day, una sorta di Comicon delle sneakers, dove si invitano esperti di settore, ci sono delle discussioni live via audio, alle quali tutti possono partecipare – lo stesso sistema sul quale si fonda Clubhouse – e c'è la possibilità di vincere prodotti, con il sistema dei give away: all'evento, in un solo giorno, si sono registrati 20 mila user, segnando un record. Un sistema, quello di Discord che, come per altre piattaforme, funziona meglio dove si è in alcuni selezionati "gruppi", dove, ad esempio, arrivano più velocemente informazioni riguardo al rifornimento di un prodotto o il suo arrivo sul mercato, oppure i membri più esperti educano i nuovi iniziati su strategie di acquisto, quali prodotti è meglio comprare se si vuole, poi, rivenderli, e soprattutto dove acquistarli per evitare un traffico eccessivo. Gruppi il cui accesso è ovviamente legato ad un pagamento mensile, che va dai 5 agli 80 dollari. Cifre che gli appassionati sono disposti a pagare, consapevoli che in questo nuovo mercato, si recuperano con estrema facilità. Se poi questa è una bolla speculativa, o la nuova e definitiva faccia del mercato, ce lo dirà solo il tempo, o forse basterà informarsi cercando su Discord.

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