Analisi di vestiti evergreen che forse abbiamo nell'armadio e che torneranno nelle prossime stagioni moda

Longuette oro (colato da Miuccia), plissé (squadrati da Issey), camicie impalpabili (illuminate d'immenso Philo), 5 cult di ieri oggi e domani da collezionare.

Imaxtree

Cosa significare collezionare la moda? Come si fa a collezionare la moda? Quanto tempo ci vuole per auto-fregiarsi dell'aggettivo celebrativo di "collezionista"? Impegno, non per forza economico, visto il proliferare di siti e app per comprare alta moda online a buon prezzo, conoscenza della storia dei più grandi couturier e designer. E, soprattutto, è necessaria tanta passione. Per le biografie di maison e stilisti, monografie su sfilate e tessuti. Sì, anche i materiali contano. Per l'arte, non solo da manuale didattico, ma di quella dei fotografi che negli anni sono riusciti a interprete le scelte estetiche delle maison più importanti: Richard Avedon lo fa con Versace, mentre Irving Penn stringe una lunga relazione professionale con il giapponese Issey Miyake. Mario Sorrenti diventa un habitué chez Calvin Klein. A seconda dei gusti - opulenti, all'avanguardia o minimalisti - una collezionista fa sue queste immagini iconiche e le riversa nel suo guardaroba. E sono quella stanza e quell'armadio a contenere il risultato di un percorso non solo di puro edonismo ma anche culturale. La sua visione e conoscenza sono proiettate anche sul presente, sui pezzi iconici della moda contemporanea. Little black dress, abiti stampati, longuette oro colato, plissé all over, immaginiamo di immergerci tra le trame, i tessuti e i colori del suo cabinet per vivere un'esperienza onirica...

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1 Il Little Black Dress di Chanel
LipnitzkiGetty Images

È il 1926 e una signorina di nome Gabrielle Bonheur - detta Coco - Chanel fa la rivoluzione: inventa il tubino nero, aka il LBD (Little Black Dress). Si dice che il vestito rappresenti la democratizzazione dell’eleganza, ed è vero, ma è soprattutto una vera e propria novità perché all'epoca gli abiti neri vengono indossati solo per testimoniare il lutto, e non per uscire a fare baldoria e bere champagne ghiacciato. Ecco, se c’è un elemento da tenere fisso nel proprio armadio è proprio questo. Un classico dell’epoca moderna da custodire con estrema cura perché si indossa sempre, ai party, ai vernissage e alle cene a due o tra amiche. È il capo cult h24.

2 Il Little Black Dress di Dries Van Noten 2020
Victor VIRGILEGetty Images

Il designer belga Dries Van Noten (in collaborazione con il couturier Christian Lacroix) realizza per la Primavera Estate 2020 una collezione opulenta, ricca di stampe e di ricami. Ma sa bene che per non rendere troppo pesante alla vista il risultato finale inserisce dei pezzi neutri, in tinta unita. Come il LBD in taffetà tecnico: sottile sul busto, diventa maxi dalla vita in giù, in modo fluido e senza stringere la silhouette. Coco docet.

3 Le stampe "du scandale" di Yves Saint Laurent
BERTRAND GUAYGetty Images

La fine degli anni ’60 segna l’alba di un periodo di lotte per i diritti, amore libero e tanta musica. E di Rive Gauche. Nel 1966, lo stilista Yves Saint Laurent, apre la boutique sulla riva sinistra della Senna, a Parigi, e porta avanti una personale rivoluzione nei confronti della moda elitaria e borghese. Crea collezioni definite “assurde” - come la Scandale del 1971 - dalla stampa tradizionalista e tra queste capitano di tanto in tanto abiti, gonne e bluse in seta con stampe all over in cui figure ispirate alle divinità greco-romane si muovono al ritmo di una danza immobile, come se fossero all’interno di un rituale dionisiaco. Sensuali al tatto e un piacere per la vista, da ostentare senza remore.

4 L'abito stampato di Marni 2020
Victor VIRGILEGetty Images

La maggior parte dei designer contemporanei segue la strada maestra e reinterpreta il concetto di fashion print. Marni propone nella collezione Primavera Estate 2020 l'intera gamma di colori disponibili in natura. Le modelle in passerella si muovono fluide, grazie a tessuti leggeri come sete, viscose e popeline di cotone. Talvolta, su gonne, vestiti e camicie emergono delle stampe floreali il cui tratto è ispirato dal gesto pittorico di Henri Matisse, tra gli artisti più apprezzati da Monsieur Yves.

5 La blusa di Céline by Phoebe Philo
Karl Prouse/CatwalkingGetty Images

La leggenda vuole che nel guardaroba dei collezionisti vi siano capi complessi, difficili da indossare. Non è sempre così. Soprattutto se si fa incetta di old Céline. Con la collezione spring-summer 2011 Phoebe Philo fa il suo debutto come direttore creativo della maison parigina, ora sotto la guida di Hedi Slimane. Ogni uscita in passerella è un inno alla perfezione. E la blusa bianca che illumina d’immenso l’armadio sintetizza in modo armonico l’intero concetto stilistico della designer britannica.

6 La chemise Valensole di Jacquemus
Courtesy/Jacquemus

La camicia bianca è un must have da indossare tutto l’anno. Sta bene su qualsiasi cosa: dai jeans alle gonne, passando per i bermuda. Un tocco di eleganza se abbinata a un paio di pantaloni neri. Jacquemus la vuole sciancrata: il punto vita è messo in risalto da riprese in vita che sfociano in un doppio strato a effetto reggiseno. Dalla collezione La Valensole primavera-estate 2020 con la quale, su un prato di lavanda in Provenza festeggia il decimo anniversario dalla nascita del brand.

7 La gonna longuette di Prada
Chris Moore/CatwalkingGetty Images

Indossare una gonna di Prada è come bere un bicchiere di vino frutto di un’ottima annata, di outfit in outfit. Per Miuccia, questo capo del guardaroba è davvero speciale. Tanto che nel 2009 mette in mostra a Seoul Waist Down, la prima esposizione ospitata all’interno dell’edificio Prada Transformer e tutta dedicata alle sue gonne. La Prada addicted lo sa e nel suo locus amoenus possiede un esempio di “dalla vita in giù” visto sulla passerella primavera-estate 2009, definita dalla designer milanese una collezione "primitiva", in cui appare una bellezza "grezza, sfilacciata e impudente". Il look è "destrutturato", la silhouette è "stretta". Tra le varie uscite emerge una skirt longuette in oro, che avvolge delicatamente la vita, per poi aprirsi leggermente all’altezza del polpaccio.

8 La gonna Saint Laurent Primavera Estate 2020
Courtesy/Saint Laurent

Anthony Vaccarello disegna per l’estivo di Saint Laurent una collezione da mille e una notte. Punto di partenza è l'eredità da globe-trotter del fondatore dell'azienda. In particolare, l'onnipresente mood marocain, tanto caro a Yves. Abiti lunghi, incontrano velate trasparenze. Come il top nero abbinato alla gonna golden che, dalla vita, scende fluida e copre le gambe con sensuali balze. Da indossare di giorno, abbinata a una t-shirt. Con una camicia bianca diventa perfetta per un cocktail.

9 Il plissé di Issey Miyake
Indianapolis Museum of Art at NewfieldsGetty Images

Pleats Please è la linea di Issey Miyake nata nel 1994 per rendere omaggio al plissé. Un modo di piegare il tessuto che ha origini tutte italiane. Infatti è l’eclettico Mariano Fortuny a inventarlo e a renderlo celebre. Poi è Madame Grès a utilizzarlo. Infine la storia e poi l’avanguardia. Impalpabili, comodi, e dal design unico, i capi della collezione firmata Miyake sono una garanzia di look riuscito, di eleganza ricercata.

10 L'abito plissé di Balenciaga 2020
Courtesy/Balenciaga

La collezione estiva che Demna Gvasalia ha disegnato per Balenciaga vede sfilare su un sfondo blu elettrico modelle e modelli i quali alternano look da sera a outfit dal gusto casual. Il punto focale è sulle spalle e sul busto. Tra le tante particolarità, come i bomber over e i minidress in rosa cicca, Gvsalia rende contemporaneo il concetto del plissettato, in particolare negli abiti, andando a enfatizzare, anche in questo caso, i punti spalla e vita. Per gli amanti degli anni ’80.

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