"Perché in America è tutto sempre e solo 'bianco'?", Viola Davis

Incontro romano con l’attrice di The Help: “Gli attori di colore a Hollywood sono sempre troppo annacquati, troppo carichi, troppo gentili o troppo arrabbiati, e tutto questo per piacere al pubblico".

Viola Davis Red Carpet - 14th Rome Film Fest 2019
Maria MorattiGetty Images

Quando era piccola e non era ancora l’attrice famosa che è oggi, Viola Davis, 54 anni – venne arrestata assieme alla madre durante una manifestazione per i diritti civili. "Già allora imparai l’importanza della difesa dei propri diritti", ci dice quando la incontriamo a Roma, dimostrandoci che quella giusta voglia di continuare a farsi sentire e valere, non se ne è mai andata. E ha ragione. “Come artista di colore – continua l’interprete di The Help - il problema maggiore è che i nostri personaggi sono spesso ‘annacquati’ o troppo carichi, sono troppo gentili o troppo arrabbiati, e tutto questo per piacere al pubblico. Pertanto, è un piacere poter recitare in ruoli come quelli scritti da August Wilson (grande drammaturgo afroamericano, autore fra gli altri, di Barriere, da cui l’omonimo film diretto da Denzel Washington con cui lei ha vinto l’Oscar, ndr), perché lui ci rappresenta come persone in tutte le nostre sfaccettature, anche nelle negatività, ci ha dato una voce". “Tutto, a Hollywood come nell’intera America, è bianco, tranne la Nfl (National Footbal League, ndr) e la Nba (National Basket Association, ndr). Nel cinema, poi, lo sono quasi tutti: i responsabili, i dirigenti e con qualche eccezione, i film e i programmi tv”. “Anche se avessimo il 93% dei membri dell’Academy appartenenti a minoranze, finché tra i film prodotti ce ne sarà solo uno ogni tanto con protagonisti di colore, a cosa serve? Vogliamo essere pagati quanto gli attori bianchi e in genere questo ancora non accade”, aggiunge alzando la voce. “Quello che cerco di insegnare anche a mia figlia di nove anni, è che per quanto siamo il 12,5% della popolazione, non bisogna accontentarsi del 12,5% della torta. Io voglio tutto e dobbiamo lottare per questo insieme”. Poi si sofferma per qualche secondo, sistema il suo lungo abito bianco che le mette le spalle in evidenza, beve un po’ d’acqua e fa: “Le cose stanno cambiando, ma la strada è ancora lunga”.

Viola Davis alla Festa del Cinema di Roma
Vittorio Zunino CelottoGetty Images

Viola Davis, in long dress bianco e orecchini Crivelli, è a alla Festa del Cinema di Roma per ritirare il Marco Aurelio alla Carriera dalle mani di Pierfrancesco Favino, gli applausi che la interrompono quasi alla fine di ogni sua frase nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica sono scroscianti e la sensazione è come se davanti a noi non avessimo una delle attrici più amate e richieste, ma una politica con molta esperienza o una possibile candidata che vuole farcela. Lei, ovviamente, non è una politica, ma un’artista, “ma anche con il mio mestiere – tiene a precisare - posso far valere i miei diritti e quelli di tanti come me che se li vedono calpestare ogni giorno”. “Un’artista – spiega - deve avere il coraggio di dire la verità, perché è una cosa che molti non hanno nella vita. Indossiamo maschere sorridenti, mostriamo una versione ridotta di noi stessi per paura di essere giudicati. Noi artisti dobbiamo subentrare per restituire noi stessi senza filtri, rappresentando la reale umanità anche quella più dolorosa e più marcia”.

Viola Davis e Julius Tennon alla Festa del Cinema di Roma
Elisabetta A. VillaGetty Images

“Questo premio significa che ho una carriera, ed è importante. Spesso non si ha un’idea del fatto che la stragrande maggioranza degli attori, anche grandissimi e bravissimi, non lavorano affatto. E ci sono tantissimi attori bravi, mi creda”. “Sono felice di essere viva – continua – e poter sperimentare che tanta gente mi ama e apprezza il mio lavoro, mi rende orgogliosa. Siamo onesti, io non sarei nulla senza di voi. Non potrei fare l’attrice nella mia stanza da letto”. Il teatro è la sua grande passione iniziata trent’anni fa quando frequentava la Juilliard, una delle principali scuole di arti, musica e spettacolo del mondo. “A teatro, precisa, mi sento come a casa. La gente entra e vuole un’esperienza umana, e questo io lo amo”. In passato, poi, è stata una star di Broadway e col tempo anche una protagonista al cinema dopo una lunga gavetta in ruoli di contorno. La sua prima grande occasione sul grande schermo le è arrivata nel 2008 ne Il dubbio, dove recitava accanto a la sua fonte d'ispirazione: Meryl Streep. È stata proprio lei a farle una sorpresa sul finale con un video, dicendole che è una delle più straordinarie attrici con cui abbia mai lavorato. “Ha un talento enorme, ma soprattutto le sue doti umane sono infinite. Ha un enorme forma morale e senso di compassione”. Presto vedremo la Davis nel sequel di Suicide Squad, tratto dai fumetti Dc, che le da’ lo spunto per dire la sua sulla polemica innescata da Martin Scorsese sui cinecomics che per lui non sarebbero vero cinema. Ammette di rispettare la sua opinione e di amare i suoi film, come di vedere quelli tratti da un fumetto Marvel o altri, ma non bisogna mai dimenticare che è fondamentale la fantasia, “perché ti permette di creare mondi dove fuggire, dove ridefinirsi”. “Se non l'avessi avuta sarei rimasta la ragazzina di Rhode Island che non veniva considerata attraente. È il giardino che ci ha dato Dio dove si può giocare e dove nessuno può decidere chi ne può far parte e chi no. Penso ci sia un posto per tutti".

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