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Jane Birkin racconta la sua prima notte con Serge Gainsbourg

Per la serie Amore & Nostalgia: in occasione del lancio sul suo ultimo album la cantante apre il suo cuore.

In un'intervista rilasciata il 2 aprile a Le Monde in occasione del suo ultimo album, Birkin Gaisbourg le symphonique, Jane Birkin parla della prima notte passata con Serge Gainsbourg. L'inizio di una storia che non partì proprio con il piede giusto...

«Pierre Grimblat cercava una ragazza per Slogan, un film con Serge Gainsbourg (...). Feci il provino ed ebbi la parte. Durante le riprese trovai Serge Gainsbourg complicato e arrogante. Non aveva mai una gentilezza nei miei confronti, non ero affatto a mio agio in sua compagnia. Nel film dovevamo essere follemente innamorati e io dovetti appoggiarmi sopra di lui che era immerso nella vasca da bagno e indossava un costume da bagno! È stato molto difficile», racconta Jane Birkin al quotidiano francese.

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Per allentare la tensione tra i due, Grimblat organizzò una cena da Régine. «Ballai un lento con Serge, che protestò sulla pista da ballo e mi pestò i piedi. All'improvviso, mi resi conto che la sua arroganza era timidezza, compresi la complessità del suo carattere. Divertente, affascinante, premuroso», continua Jane Birkin.

«La serata fu storica. Mi portò da Rasputin, un ristorante con musicisti russi come lui. Al momento di salire sul taxi, i musicisti suonarono sul marciapiede il Valse triste di Sibelius, e Serge fece scivolare dei pezzi da 100 franchi nei violini. Andammo in un locale con dei musicisti del Sud America. C'era un formidabile pianista nero, Joe Turner. Serge si mise a suonare a quattro mani con lui, poi suonò la chitarra con i musicisti sudamericani. Finimmo a Les Halles. I macellai bevvero champagne con lui. Vidi quanto era amato», prosegue.

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«Non sapevo ancora che Serge fosse un poeta, ma in una sera il suo carattere era cambiato radicalmente e mi ero innamorata di lui. Mi chiese "Ti accompagno a casa?", io risposi "no". Andammo in albergo. All'Hilton, la receptionist gli chiese se voleva la solita stanza. Pensai "merda, merda, merda..." Ma poi, arrivati in camera, andai in bagno. Quando tornai si era addormentato. Uscii, andai a comprare il disco sul quale ballammo quella notte (Yummy, yummy, yummy, I've Got Love in My Tummy!), tornai, glielo infilai tra le dita del piede e me ne andai. Mi aveva fatto sentire di nuovo desiderabile, io che pensavo che tutto fosse ormai perduto».

Via marieclaire.fr

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