Quasi 20 anni dopo non abbiamo fatto pace con la morte di John John Kennedy e Carolyn Bessette

Lo speciale tv sul matrimonio più famoso dei '90 riapre una ferita mai sanata per la storia americana: c'è ancora bisogno di narrare le sfortune degli ultimi Kennedy?

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John Fitzgerald Kennedy Jr e Carolyn Bessette nel 1997Getty Images

Till death us part, finché morte non ci separi. E nemmeno in questo caso è riuscita a farlo. È il 16 luglio 1999, nel pieno dell’estate calda e pigra, quando dagli Stati Uniti giunge la ferale che rispolvera la sinistra leggenda della sfortunata dinastia stelle&strisce: John Fitzgerald Kennedy Jr e Carolyn Bessette sono precipitati non lontani da Martha’s Vineyard, la costa dei ricchi, in un incidente aereo sul quale viaggiava anche la sorella di lei, Lauren. E l'aereo, tragedia nella tragedia, era pilotato proprio da John John. Neanche tre anni dopo il loro matrimonio minimalist chic, supersegreto, celebrato alla Brack Chapel sull’Isola di Cumberland, scelta proprio per la sua lontananza da tutto e da tutti: una cerimonia cui avevano assistito a malapena 50 invitati e sulla quale il canale americano TLC, riporta Deadline, sta preparando uno speciale con filmati inediti della festa blindata ai fotografi e al gossip per proteggere, forse per una volta, la coppia più esposta e mediatica dell’America degli anni 90. Se è vero che le mode sono cicliche di vent’anni, stavolta tocca necessariamente a loro. Perché saremo sempre ossessionati dalle favole tragiche. Perché prima della sua morte John John Kennedy è stato lo scapolo d’oro per (e di) eccellenza, bello e sfacciato, piacione e sfuggevole, rampante per natura e fragile come il sorriso accennato di sua madre Jackie. Perché nessuna più è riuscita ad incarnare quell’eleganza sottile, razionale, in bianco e nero, simbolo perfetto del minimalismo americano à la Calvin Klein (per cui aveva lavorato) come Carolyn Bessette dagli occhioni azzurri, i lunghissimi capelli biondi, la vaga somiglianza con Uma Thurman. Carolyn Bessette e John John erano l’America, il sogno proibito di una generazione che voleva somigliare a loro, voleva la loro felicità sbandierata. Anche se in privato pareva che fossero sull’orlo del divorzio, che la crisi fosse insanabile, che Carolyn Bessette fosse dipendente dalla cocaina, che John John volesse diventare padre, che la famiglia di lui (specialmente la sorella Caroline Kennedy) odiasse quella ragazza così WASP, così refrattaria agli obblighi dei Kennedy, così glamour senza dover faticare ad esserlo.

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Ma a quasi vent’anni dalla fine tragica e dall’ultima maledizione dei Kennedy, come lo storytelling statunitense si crogiola nel definire la sua celebre dinastia, JFK Jr. & Carolyn Bessette: A Camelot Wedding (questo il titolo di lavorazione dello special tv movie) riporta all’attenzione di tutti la storia dell’ultimo principe azzurro e della sua sfortunatissima principessa. “TLC porterà ai suoi telespettatori filmati mai visti prima del loro matrimonio da favola”, giurano dal canale televisivo. Due ore che faranno rivivere ai cresciuti della generazione X l’impatto mediatico di uno dei matrimoni più potenti di sempre. Scorta di fazzoletti + gelato di consolazione, ci sarà da piangere sugli interventi degli invitati di allora che racconteranno, brevi manu, la loro partecipazione alle nozze degli anni 90.

“Uno speciale che offrirà uno sguardo nuovo e fresco sulle vite della coppia più famosa d’America” promettono, non senza polemiche, dalla tv. Riapriamo le ferite del figlio di Jackie e JFK e della moglie che la stampa, quando era in vita, corse a definire la nuora triste, ricamando attorno ai rapporti difficili tra Carolyn e la First Lady più first (e più lady) di sempre. Con la morte la narrazione non si è fermata, al massimo è stata sospesa pubblicamente per continuare nel privato di complotti fantasiosi, mentre il mondo politico e modaiolo americano si è asciugato le lacrime per la perdita dell’ultimo erede dell'amatissimo John Fitzgerald Kenndy e della biondissima Carolyn, coppia da sogno infranto. Un sogno che non ci fermeremo mai dall’analizzare, nemmeno dopo il brusco risveglio.

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