Julianne Moore parla di #MeToo, moda etica e attivismo: «la mia voce è un megafono»

Abbiamo chiacchierato con il premio Oscar, che ci racconta di piccole rivoluzioni e di come si possono combattere le ingiustizie anche indossando gioielli da vera diva. I suoi sono rigorosamente etici.

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Chopard

«Sarò a Cannes, ma qui parliamo d’altro», esordisce Julianne Moore al Baselworld, la fiera di gioielli e orologi, mentre si rilassa su un divanetto nel backstage di Chopard. Il marchio svizzero ha appena annunciato che entro luglio 2018 userà solo oro etico, proveniente da miniere certificate in Bolivia, Colombia e Perù. L’attrice, da sempre amica di Chopard, ha parlato di diritti e rispetto anche nel mondo del lusso insieme a Caroline Scheufele, co-presidente e direttore artistico del marchio, e a Livia Firth, fondatrice di Eco-Age e dei Green Carpet Challenge.

Quanto sta cambiando la consapevolezza di ciò che è etico nella nostra vita quotidiana?
Solo qualche anno fa non saremmo state qui a parlarne. Oggi tutti vogliamo trasparenza e chiarezza, esiste una forte volontà di saperne di più. È incredibile quel che Caroline e Livia stanno facendo. Molte altre aziende seguiranno l’esempio di Chopard, perché sono sempre di più le persone che esigono più informazioni su tracciabilità, ambiente, sostenibilità e condizioni di lavoro.

Pensa che anche il suo ambiente andrà incontro a effettive rivoluzioni?
Sì. Ne sono sicura. Anche nel mondo del cinema ci sono nuove richieste di giustizia: dall’equal pay ai comportamenti corretti. E lo dimostrano movimenti di protesta come quello di Time’s Up e di #MeToo che avranno conseguenze destinate a migliorare la vita di tutti, non soltanto di noi attori.

Chopard

A proposito: lei è da sempre considerata un modello di riferimento, anche fuori dal set. Le fa piacere o lo avverte, talvolta, come un peso?
Tutte le mie scelte sono frutto di un impegno personale, senza nessuna strategia. Per esempio, la mia battaglia contro l’uso delle armi è iniziata dopo il massacro alla scuola Sandy Hook nel 2012, un evento che mi ha devastato. Come cittadina e madre, ai miei figli insegno che se una cosa è sbagliata devono far sentire la loro voce. La mia fortunatamente è un megafono. E in questo i social sono uno strumento potente e positivo.

D’altro canto, però, sembra che ci si trovi in balia di una sorta di “giustizia del web”...
Quello è l’altro lato della medaglia. Si deve imparare a distinguere le critiche da chi fa dichiarazioni di odio gratuito. La maggior parte degli hater ha profili anonimi. Ecco: se qualcosa ti interessa davvero ci metti la faccia. E un nome vero.

Colin Firth, Julianne Moore, la modela Arizona Muse, Livia Firth con Caroline e Karl Friedrich Scheufele, al timone di Chopard, il cantante Roy Wang e la modella e attivista Noella Coursaris Musunka a Basilea.
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