Isabelle Adjani: «Il mio istinto di sopravvivenza? Non mostrarmi, nascondermi, scappare​»​

«Fu mio padre a sconsigliarmi di recitare per Jean-Luc Godard e di stare alla larga da Marlon Brando»

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Cinque César, due David di Donatello, due candidature agli Oscar come migliore attrice, un Orso d'argento, un Prix d'Interprétation Féminine al Festival di Cannes: cv sintetico di Isabelle Adjani che oltre a essere una delle migliori è tra le più premiate attrici del cinema francese. Occhi blu, sguardo malinconico, portavoce della cultura franco-magrebina, simbolo dell’empowerment femminile, interprete di ruoli spesso misteriosi, icona di stile dalla voce melodiosa - ha avuto successo anche come cantante grazie a Serge Gainsbourg - Isabelle Adjani oggi, a 62 anni, sceglie di diventare testimonial di bellezza per L'Oréal Paris. No, una scelta tutt'altro che casuale/di routine. Il perché è nella storia di Isabelle Adjani.

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Isabelle Adjani sul set di Lo schiaffo (1975), scritto e diretto da Claude Pinoteau, film per il quale l'attrice fu premiata con un David di Donatello.

Nata nel 1955 da un immigrato algerino soldato dell'esercito francese durante la Seconda Guerra Mondiale e da un'immigrata tedesca originaria della Baviera, da qui la sua bellezza unica, viene cresciuta nelle banlieue della capitale francese insieme al fratello Eric, attore e scrittore morto nel dicembre 2010, a 53 anni, per un arresto cardiaco. A 14 anni Isabelle ottiene il suo primo ruolo in un film per bambini, Le Petit Bougnat. Cinque anni più entra alla Comédie-Française, dove si fa notare grazie alla sua interpretazione di Agnès in L'École des Femmes di Molière.

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Isabelle Adjani nel 1976 sul set di Adèle H., una storia d'amore per il quale riceve una nomination agli Oscar e vince un David di Donatello.

La consacrazione arriva con Lo schiaffo (1974) di Claude Pinoteau, il cui successo la catapulterà nella cerchia delle attrici francesi più celebri e le farà vincere, 20enne, un David di Donatello come miglior attrice esordiente straniera. Lavorerà poi con registi del calibro di François Truffaut (Adèle H., una storia d'amore, 1976), Roman Polanski (L'inquilino del terzo piano, 1976), Andre Téchiné (Barocco, 1976) e Werner Herzog (Nosferatu, il principe della notte, 1979). Nel 1979 ha il suo primo figlio, Barnabé, nato dalla relazione con il regista Bruno Nuytten.

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Roman Polanski e Isabelle Adjani durante il Festival de Cannes nel 1976.

In un'intervista che Isabelle Adjani rilasciò a gala.fr nel 2013 sembra che il padre influenzasse tutte le sue deci­sioni professionali e non. Per esempio, fu lui a sconsigliarle di recitare per Luis Buñuel, per Maurice Pialat e per Jean-Luc Godard. Fu lui a dirle di rifiu­tare le avances di Marlon Brando e di stare alla larga da François Truf­faut. Un passato dolo­roso che la portò presto al massimo rigore e alla totale discrezione.

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Cannes 1981 - da sx il regista Andrzej Wajda Palma d'Oro per L'uomo di ferro, Isabelle Adjani Migliore Attrice per Quartet di James Ivory e Possession di Andrzej Zulawski, Ugo Tognazzi Migliore Attore per La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci.

Dalla metà degli anni 80, infatti, Isabelle Adjani comincia a recitare in un film all’anno e a rilasciare pochissime interviste. Nel 1983 gira la sua prima scena di nudo (L'estate assassina), tre anni più tardi recita in T’as des beaux escaliers tu sais di Agnès Varda e nel 1988 produce il film biografico Camille Claudel nel quale veste i panni della protagonista ottenendo l'Orso d'argento. Nel 1990, alla cerimonia per l’assegnazione dei premi César, legge un brano dei Versetti Satanici in appoggio dell’autore Salman Rushdie, condannato a morte da una “fatwa”.

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Isabelle Adjani riceve il premio Cesar per il film Camille Claudel (1988) diretto da Bruno Nuytten.

Nel 1995 ha il suo secondo figlio, Gabriel-Kane, nato dalla relazione con l'attore Daniel Day-Lewis, conclusasi prima della nascita del figlio. Per sottrarsi all'assedio dei fan e dei paparazzi che le rendono la vita impossibile l'attrice si trasferisce con i due figli nel 1996 da Parigi a Ginevra. Da quel momento tornerà in Francia solo occasionalmente in veste di portavoce della cultura franco-magrebina.

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Isabelle Adjani nel 2009 a Cannes

Nel 2000 rifiuta l’invito dell’Eliseo alla cena in onore del presidente algerino Bouteflika, accusato di violazione dei diritti umani. Successivamente recita in apprezzate pellicole quali Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (2003), Bon Voyage (2003), La Journée de la Jupe (2008) e Mammuth (2010). Il 9 dicembre 2016 riceve il premio alla carriera al Festival di Marrakech, kermesse nata per favorire attraverso il cinema il dialogo tra culture e religioni di tutto il mondo.

«Libertà nella bellezza, questo è quello che L’Oréal Paris mi fa venire in mente. Questo marchio parigino rende la bellezza di tutte le sue forme, accessibile a tutti. Con un messaggio chiaro, ognuno di noi vale, L’Oréal Paris rende semplice il nostro complicato rapporto con lo specchio. Libertà di espressione visiva, di esprimere la propria visione di bellezza, senza regole», ha detto Isabelle Adjani che apparirà per la prima volta come nuova ambasciatrice L’Oréal Paris sul red carpet dell’apertura del Festival di Cannes 2018 (8 –19 maggio).

Portavoce della cultura franco-magrebina, ma anche simbolo dell’empowerment femminile, lo scorso su Madame Figaro Isabelle Adjani ha rivelato di avere subito anche lei delle molestie sessuali quando era minorenne da parte di un regista di cui ha dimenticato il nome. «Una volta, molto tempo fa, andai a Roma per incontrare un regista italiano. Mi diedero una sottoveste trasparente per fare il provino. Ero minorenne, mi sentii disonorata e dovetti pregare per essere riportata in aeroporto. A teatro, poi ho incontrato un attore con una fortissima violenza fisica che ha addirittura rotto il braccio di un'attrice e in seguito è stato portato in tribunale accusato da un'altra collega. Dovetti scappare da lui abbandonando la pièce. Tutti mi attaccarono come se fosse colpa mia. Queste cose ti segnano... non ne ho mai parlato esplicitamente, perché mi vergognavo. Perché? Perché sono cresciuta con un padre che mi ha sempre spinto ad abbassare lo sguardo se un uomo mi guardava. Quindi non ho sviluppato alcun riflesso difensivo verso gli uomini, soprattutto se mi attaccavano. Il mio istinto di sopravvivenza è sempre stato lo stesso fin dall'infanzia: non mostrarmi, nascondermi, scappare».

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