Una donna ha vinto la causa contro un'agenzia matrimoniale (che non le ha trovato marito)

Le avevano promesso l'uomo ideale ma era una previsione un filo troppo ottimistica e il tribunale di Londra ha deciso che così non si fa.

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Le promesse vanno mantenute, e assicurare di farti trovare l’uomo della vita è una di quelle promesse delicatissime che vanno rispettate rigorosamente. È più o meno questo il concetto con cui Teresa Burki una manager inglese di 47 anni, divorziata, ha trascinato in tribunale l’agenzia matrimoniale a cui si era rivolta dopo la fine del matrimonio con suo marito. L’agenzia si chiama Seventy Thirty ed è una di quelle abbastanza posh da accettare solo clienti high income, quelli che vogliono fare le bomboniere con un partner dello stesso reddito (ovvero: alto). Teresa Burki voleva trovare un uomo ricco come lei ma che accettasse – e apprezzasse – l’esistenza di tre figli nella sua vita. Nel 2015 ha pagato 12.600 sterline per poter incontrare uno degli uomini del catalogo di Seventy Thirty, “la crème de la crème degli scapoli” fra cui, le aveva assicurato l’agente, avrebbe trovato 7.000 uomini disponibili a intraprendere una relazione seria a scopo matrimonio. L'uomo ideale per lei doveva esserci.

In realtà, gli uomini che cercano moglie, nell’agenzia Seven Thirty erano solo cento e nessuno che coincidesse con il profilo di Teresa. Per cui la signora ha smesso di credere che le agenzie matrimoniali funzionano e ha chiesto di riavere indietro i soldi che aveva pagato. Al rifiuto dell’agenzia ha dovuto ricorrere alla legge. Alla conclusione del processo l’agenzia è stata condannata a risarcirle la quota di adesione versata inutilmente, più 500 sterline supplementari come risarcimento per la delusione e lo stress subito. Non di più perché il giudice ha tenuto a precisare che le richieste della donna riguardo l’uomo ideale non erano esattamente delle pretese ragionevoli. Insomma, Teresa aveva tracciato il profilo di una persona difficile da trovare. La donna, inoltre, è stata condannata a versare 5.000 sterline per diffamazione all’agenzia matrimoniale, per averla recensita su Google definendola “una truffa”. Insomma, una situazione che ha scontentato tutti e che rischia di abbassare la fiducia riguardo a un sistema che pare sia sempre più usato dalle persone di ceto alto.

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