"Sono annoiata dalla Blanchett come attrice" Cate Blanchett suprema nell'auto-censurarsi (e nello sharare coppe di champagne)

Dalle sue inclinazioni sessuali alla politica "e al voto per tutti" alla Festa del Cinema di Roma Cate Blanchett sfila in abiti da star, ironizza su di sé, trascina lo stereotipo della Diva di Hollywood altrove.

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Elegante, bella, bellissima. Fare complimenti del genere può sembrare una maniera esagerata, ma nel caso dell'attrice Cate Blanchett, mai superlativo assoluto fu più azzeccato. Due volte Premio Oscar, per The aviator di Martin Scorsese e Blue Jasmine di Woody Allen, carriera che include un'eccezionale lista di collaborazioni, da Steven Spielberg a Peter Jackson, da Wes Anderson a Ron Howard, senza omettere maestri come David Fincher, Steven Soderbergh, Shekhar Kapur e Todd Haynes. Cinquant'anni da compiere il prossimo anno, abbiamo visto la bionda australiana di Ivanhoe (cittadina poco distante da Melbourne) vestita di verde nella Cenerentola di Kenneth Branagh e di viola in The house with a clock in its walls (Il mistero della casa del tempo), il film che ha presentato in esclusiva alla 13esima Festa del Cinema di Roma. All'incontro con la stampa, però, si è presentata tutta in nero, con una giacca/pantalone e una maxi spilla Swarovski sulla spalla, un look di Acne Studios. Si cambia di nuovo, la sera, per un red carpet di cui è stata assoluta protagonista con un lungo abito dorato e nero, poco dopo aver partecipato all'Incontro Ravvicinato organizzato in suo onore dal direttore artistico del festival, Antonio Monda.

Cate Blanchett in total look Acne Studios
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"Non ho mai capito tutta questa attenzione su di me, a me interessa poco", ci spiega quando la incontriamo "sono annoiata dalla Blanchett come attrice, non mi interessa la mia esperienza, ma quella di qualcun altro", spiega. "È per questo che amo sempre guardarmi intorno, scoprire, informarmi e condividere quasi ogni cosa con la mia famiglia, la mia ancora di salvezza". La famiglia è davvero per lei un punto di riferimento fondamentale, una bussola necessaria per sopravvivere e orientarsi tra gli inevitabili alti e bassi di Hollywood. Cate Blanchett ha avuto e ha successo perché, a differenza di quello che può trasmettere a livello estetico, colpisce per (e vince grazie al) la sua assoluta normalità: è un'antidiva per eccellenza, "una donna come tante che si occupa dei suoi figli quando non lavora" - ci confida - "una donna che fa l'attrice, ma è fortunata perché con quel mestiere può vivere". Dal 1997 il marito di Cate Blanchett è il regista e sceneggiatore australiano Andrew Upton (con cui ha condiretto la Sydney Theatre) e insieme hanno avuto quattro figli, tre maschi e una bambina, adottata tre anni fa. "Fare il genitori comporta una responsabilità enorme, ma, nel bene o nel male, non ho mai parlato loro se non nelle vesti dell'essere umano".

Cate Blanchett in Maison Margiela Artisanal gioielli pomellato
Courtesy Photo Daniele Venturelli

Nel suo ultimo film, Il Mistero della Casa del Tempo, un fantasy di Eli Roth, interpreta una maga, "un personaggio particolare che mi ha permesso, purtroppo solo nella finzione, di trasformare il mondo in un luogo bello, una cosa pressoché impossibile visti i tempi che stiamo vivendo". "Creare un personaggio - ha aggiunto - è per me un'esperienza antropologica. Il grande piacere della recitazione risiede proprio nello studiare che cosa muova persone spesso molto diverse da me, magari con idee politiche opposte alle mie". Il film – che rappresenta una vera e propria eccezione nella carriera del regista Eli Roth, autore di diversi horror (uno su tutti, il terribile Hostel) - è la storia di Lewis, un ragazzino orfano di dieci anni che si trasferisce nella vecchia e scricchiolante casa dell'eccentrico zio Jonathan, una dimora piena di magie, misteri e minacce soprannaturali e poi lei – Mrs Zimmerman, una maga potente che lo coinvolgerà in una missione segreta: scoprire l'origine e il significato del ticchettio di un orologio nascosto da qualche parte nei muri di casa. "L'infanzia prima esisteva, è ovvio, ma solo recentemente è diventata un concetto di marketing. Credo che oggi i bambini siano più intelligenti del mondo che li circonda, si può imparare molto da loro. Mi ispiro sempre ai miei figli quando devo iniziare a lavorare e l'ho fatto soprattutto per questo film, dove proprio i bambini hanno un ruolo fondamentale. Se quello che fai non risuona al tuo pubblico, è inutile".

"Luis è un ragazzo indomito, non si arrende, continua a combattere, è un po' come me", aggiunge Cate Blanchett, nominata Goodwill Ambassador per il suo impegno umanitario dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite.

"Quando arrivi alla mia età e vinci dei premi, uno pensa sempre ai successi, ma quello che ti rende indomito sono i fallimenti. Sono caduta tantissime volte, ma mi sono sempre rialzata, anche a fatica. Cadere e rialzarmi mi hanno insegnato tantissimo: penso che si impari ben poco dal successo. I fallimenti mi hanno aiutato e ho spesso considerato i miei successi dei fallimenti. Devo tanto al cinema, ma tutto al teatro: lì come non mai, per resistere, devi dare il meglio di te, avere un grande spessore di pelle ed essere anche sensibile, forte e – soprattutto – sapere quando tacere". "Il film – continua - parla di tre persone che sono orfane in maniera diversa, che si i riuniscono e insieme ritrovano la forza formando una famiglia". "La famiglia si forma in tanti modi, è stato sempre così, solo che prima non c'erano i diritti pronti a riconoscerlo".

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Mentre parla con quella sua voce calda e sensuale, ogni tanto è interrotta da un applauso o da diverse ragazze che le gridano che la amano. "Vi amo anche io", risponde lei, e via ancora applausi. Arrivano scroscianti quando in un video viene ricordato il film Carol, una storia d'amore tra due donne ambientata negli Anni 50. "Mi ha molto sorpreso l'interesse di certa stampa per le mie inclinazioni sessuali, eppure nessuno mi ha chiesto se fossi diventata immortale dopo aver interpretato un elfo. Quando scelgo un ruolo non conta il genere ma la persona in sé, quanto sia dotata di umanità".

La magia è il filo conduttore di tutto il film, un "film per famiglie, non c'è dubbio, una maniera per ricordare ai bambini e ai ragazzi che andranno a vederlo che un cambiamento, se lo si vuole, è possibile". Se avesse una bacchetta magica, cosa farebbe? - le chiediamo. "Il diritto di voto per tutti. Tutti, a diciotto anni, dovrebbero andare a votare, nel mio Paese è la regola come in altri, ma nel resto del mondo, no. Si pensi a cosa è successo in America alle ultime elezioni. La democrazia deve essere obbligatoria e la libertà una forza di massa". Come per magia, compare al compleanno di Monda in una casa romana. Ci sono anche il regista Michael Moore, Isabelle Huppert, l'archistar Renzo Piano, premi Oscar come Paolo Sorrentino, Dante Ferretti e Francesca Loschiavo, ma è ancora una volta lei a catturare l'attenzione di tutti i presenti. Al momento della torta, dal produttore Valerio De Paolis riceve la Coppa Volpi che non aveva mai ritirato a Venezia nel 1997 per la Migliore Interpretazione Femminile in Io non sono qui. Ringrazia emozionata e poi cosa fa? Versa lo champagne nella coppa e dopo averlo fatto bere a Monda, lo beve anche lei tra gli applausi e lo sbigottimento dei presenti, come se fosse in un pub qualsiasi della londinese King's Road. Normalità si, ma anche un po' di follia, che non guasta (e basta) mai.

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