"Sarebbe bellissimo se fosse ancora qui": River Phoenix, 25 anni dopo

La fidanzata Samantha Mathis ricorda la tremenda notte del 30 ottobre 1993, quando il brillante attore morì a Los Angeles.

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30 ottobre 1993. Nella strada sul retro del Viper Room di Los Angeles, locale di proprietà di Johnny Depp, a soli 23 anni moriva River Phoenix. L’attore promessa meravigliosa di Hollywood, il broncio più dolce ed efebico del cinema di inizio anni 90, l’attivista vegano che con una decade di anticipo parlava di ambientalismo e rispetto della natura. Ucciso da un’overdose di speedball, eroina e cocaina insieme. Letali. A distanza di 25 anni dalla sua scomparsa, la allora fidanzata di River Phoenix Samantha Mathis ha celebrato il suo ricordo in un bellissimo memoriale pubblicato dal Guardian con gli ultimi, strazianti momenti della vita e della morte di River Phoenix. Nel tempo quegli attimi non sono scemati, anzi, ancora oggi la fanno piangere. “Sapevo che quella sera c’era qualcosa di sbagliato, qualcosa che non riuscivo a capire. Non ho visto nessuno farsi di droga ma lui era sballato in un modo che mi ha fatto preoccupare”, ha rievocato la Mathis nell'intervista. Avrebbero dovuto passare la serata in casa, ma fu lo stesso attore a insistere perché si fermassero a sentire il gruppo che si esibiva al Viper Room quella sera. “Quarantacinque minuti dopo era morto”, lo piange ancora oggi Samantha Mathis.

L’ingresso del Viper Room dopo la morte di River Phoenix
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La loro relazione era iniziata da poco, avrebbero anche girato un film insieme (The Thing Called Love, ultimo film di River Phoenix), ma Samantha Mathis ha raccontato che il loro primo incontro avvenne quando avevano appena 19 anni, grazie ad una semplicissima sigaretta scroccata. All'epoca River Phoenix era fresco di rottura con Martha Plimpton. “Lo so che sembra una banalità, ma sapevo che ci saremmo messi insieme un giorno. Sembrava il destino, tra di noi, c’era tantissima alchimia. Abbiamo visto dei punti che avevamo in comune, venivamo da famiglie diverse ma forse c’erano parti rotte di noi che riuscivamo a riconoscere. Eravamo il porto sicuro l’uno dell’altra”, ricorda oggi l’attrice. Che, come Phoenix, aveva iniziato a recitare da giovanissima. Ma a differenza di lui, era cresciuta con una madre single. River Phoenix no: la sua famiglia era numerosissima, per quanto complicata e strutturata. I genitori erano degli hippie e i fratelli minori Leaf (oggi Joaquin Phoenix), Rain, Heart, Summer e Liberty, tutti nomi riconducibili alla natura e ai sentimenti, erano stati cresciuti secondo i dettami dei Children Of God, una sorta di setta religiosa parallela e molto dibattuta per il suo proselitismo aggressivo a sfondo sessuale, per cui avevano girato molti paesi del mondo mentre i genitori si occupavano di evangelizzazione. Alla fine, recisi i legami con la setta a causa di pesanti accuse di abusi al fondatore David Berg (indagato per violenze sessuali), la famiglia Phoenix si era stabiliti in Florida quando River aveva già una carriera avviata nel cinema. Poco prima che lo stesso Joaquin Phoenix scegliesse di seguire le orme talentuose del fratello.

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River Phoenix non era un attore qualunque, ma una promessa vera. E mantenuta, almeno fino a quella tragica serata. Avrebbe avuto moltissimo da mostrare, ancora. Era amatissimo per il suo modo trasversale di affrontare lo showbiz, per le sue capacità che spaziavano dalla recitazione, alla musica (aveva una band, gli Aleka’s Attic), all’attivismo. Il suo talento ne anticipava le scritture. Il regista Rob Reiner, che lo diresse in uno dei più bei film di River Phoenix, Stand By Me- Ricordo di un'estate tratto da un racconto di Stephen King, ha un ricordo delicatissimo e persistente delle sue capacità attoriali: “Quando River faceva un’audizione era ovvio che fosse un talento straordinario. Sapeva suonare strumenti, era brillante, poteva davvero fare tutto”. L’unica concessione al cliché del bello e dannato (ironia della sorte, uno dei film di River Phoenix più riusciti era stato proprio Belli & dannati di Gus Van Sant, e incoronò l'attore con la Coppa Volpi a Venezia) era quella del consumo di droghe. Già la Plimpton, nel 1994, aveva ricordato su Esquire che era stato uno dei motivi della fine della loro lunga relazione Samantha Mathis oggi nega che ne facesse uso nei primi tempi della loro relazione. Ma la fragilità emotiva e la pressione cui era sottoposto River Phoenix erano il biglietto d’ingresso verso un inferno nel quale in molti tendevano a rifugiarsi: stando al biografo e amico di River Phoenix Bob Forrest, che ha pubblicato un libro sulla storia dell'attore nel 2017, la routine coinvolgeva l’attore e l’allora chitarrista dei Red Hot Chili Peppers John Frusciante in una specie di rimbalzo continuo tra eroina e cocaina.

Samantha Mathis e River Phoenix in That Thing Called Love
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La Mathis ricorda ancora che quel 30 ottobre di 25 anni fa, River Phoenix era su di giri, ed è convinta che l’eroina che lo ha ucciso sia stata assunta dentro il Viper Room. Ha i suoi sospetti, non certezze. Continua a rievocare gli attimi successivi alla fatalità: River Phoenix e un uomo, forse quello che gli ha venduto l’eroina, forse il buttafuori dello spacciatore, sbattuti fuori dal locale direttamente sul retro. La porta che si richiude e non si riapre più, e che sarà fatale per i soccorsi. La crisi, il collasso, la corsa di Samantha verso l’ingresso per allertare gli amici, la chiamata che l’allora 19enne Joaquin Phoenix, presente con loro al Viper Room, fece disperato al 911. Le cinque crisi epilettiche che colpirono l'attore in sequenza, scatenate probabilmente dal mix di droghe. L’arrivo in ospedale, l’impossibile rianimazione. La dichiarazione del decesso all'1.15 di notte: River Phoenix morto. Lui, che voleva abbattere gli stereotipi del divismo, se ne era andato per colpa del più tossico dei cliché. “Se fosse ancora qui, sarebbe un regista, un attore, starebbe salvando l’ambiente, vivrebbe e uscirebbe ancora. Non sarebbe meraviglioso?” Lo sarebbe davvero.

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