Dalla A alla Z tutto quello che c'è di incredibile nel libro di Michelle Obama Becoming

Sono una persona normale che si è trovata a compiere un viaggio straordinario

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È stato il libro più ordinato di sempre su Amazon prima di essere pubblicato, è da giorni un vero caso editoriale e non poteva essere altrimenti. Stiamo parlando di Becoming, il memoir dell'ex first lady Michelle Obama uscito in contemporanea mondiale anche in Italia il 13 novembre scorso per Garzanti (21,40 su Amazon.it). Nelle quasi cinquencento pagine, ci racconta tutto, di lei bambina nel South Side di Chicago come di lei studentessa nelle aule di Princeton dove provò per la prima volta cosa si prova ad essere l'unica donna nera in una stanza. C'è l'incontro con il futuro marito Barack Obama come, è ovvio, il racconto della sua elezione a presidente degli Stati Uniti d'America; ci sono le loro figlie Sasha e Malia, concepite in vitro dopo un aborto spontaneo, ma anche gente comune accanto a grandi nomi; c'è l'America con le sue mille contraddizioni come il ritorno alla vita comune, se così si può definire. Cerchiamo di riassumere il libro di Michelle Obama “in pillole” seguendo una sorta di alfabeto non comune (e incompleto, quasi a voler copiare Parise col suo Sillabario), ma forse la maniera più efficace per conoscere al meglio storia di Madame Obama.

A come “amore”
Sin da piccola, Michelle (non possiamo che chiamarla così, perché il suo nome la dipinge già come un'icona. È come dire Naomi, Karl o Donatella: tutti sanno chi sono, tutti sanno a chi ci riferiamo) è stata molto amata e quel grande affetto ricevuto se lo è portato dietro per tutta la sua vita fino ad oggi, mettendolo a frutto e ricambiandolo allo stesso modo nella famiglia che si è costruita, nelle tantissime persone incontrate come nei diversi lavori che ha svolto. “Non sarei quella che sono senza l'amore costante e incondizionato di mia madre (Marian Shields Robinson, ndr)”, scrive nel libro. “È sempre stata la mia roccia, concedendomi la libertà di essere chi sono, ma tenendomi sempre con i piedi per terra. Il suo amore sconfinato per le mie figlie e la sua disponibilità a mettere i nostri bisogni prima dei suoi, mi hanno dato l'agio e la fiducia di avventurarmi nel mondo, certa che loro sarebbero state al sicuro e curate a casa”. Amore, come dicevamo, è quello che ha per il fratello Craig (“che mi protegge sempre e mi fa ridere”), per le due figlie (“le ragioni della mia esistenza”), ma soprattutto, ça va sans dire, per suo marito Barack.

B come “Barack”
Lei era il suo tutor allo studio legale dove lavoravano, lui ero lo studente di legge tanto chiacchierato e osannato dai professori di Harvard, tanto da essere inserito in un tirocinio estivo nonostante fosse al primo anno. Al loro primo pranzo insieme, ricorda, accadde una cosa orribile: “dopo aver mangiato, Barack si accese una sigaretta, un gesto che sarebbe stato di per sé sufficiente a smorzare qualsiasi mio interesse, se ne avessi avuto uno”. Nonostante questo però, scoppiò l'amore tra i due, che decisero di frequentarsi e di stare insieme, oggi più che allora che di anni ne sono passati venticinque. “È il compagno di vita che avrei potuto solo immaginare”, scrive, per poi aggiungere subito dopo: “la nostra storia è in pieno sviluppo e non vedo l'ora di vivere le molte avventure che verranno”.

C come “Casa Bianca”

“È un luogo molto bello e comodo, una specie di fortezza mascherata da abitazione”. Per otto anni, fino al 20 gennaio del 2017, gli Obama sono stati lì, “in un posto con più scale di quante se ne possano contare, oltre ad ascensori, una pista da bowling e un fioraio interno”. “Dormivo in un letto con lenzuola italiane – ricorda Michelle – rimarrà per me un luogo indimenticabile, quello dove le nostre bambine giocavano a palla nei corridoi e si arrampicavano sugli alberi del Prato meridionale, quello dove Barack si fermava fino a tardi nella Sala del Trattato a studiare relazioni e discorsi, e quello dove Sunny (uno dei loro due cani, ndr), la faceva sul tappeto”.

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D come “Donald Trump”

“Nel 2011 iniziò a circolare che quel conduttore di reality show e investitore immobiliare si volesse candidare alla Casa Bianca per le presidenziale del 2011. La sua fu una campagna pericolosa, folle e meschina, era impossibile non vedere l'intolleranza e la xenofobia che la alimentavano”. What else?

E come “Elisabetta II”

Nel libro ripercorre il loro incontro avvenuto in occasione del summit del G20. Di quel giorno, Michelle ricorda che la sovrana le disse: "Sei così alta". La first lady replicò che era per merito delle sue Jimmy Choo, che erano i tacchi a regalarle qualche centimetro in più. La Regina fece allora un gesto per indicare le sue scarpe nere e disse: "Fanno male, non è vero?". Michelle fece allora quello che le venne più spontaneo: "Feci quello che mi viene solitamente istintivo quando mi sento 'connessa' con una persona appena conosciuta, ovvero esprimerle chiaramente i miei sentimenti. Le misi affettuosamente una mano intorno alle spalle. Non lo sapevo allora, ma stavo commettendo quello che poi fu visto come un clamoroso passo falso". L'incontro, infatti, finì sui giornali proprio per quel gesto: Michelle temeva di aver attirato l'attenzione su di sé, invece che favorire il marito, ma ancora oggi non se ne pente: "Se è vero che non ho fatto la cosa più appropriata, almeno ho fatto quella più umana. Posso dire con certezza che anche la Regina apprezzò perché quando la toccai, lei mi venne più vicina poggiando la sua mano con il guanto leggermente sulla mia schiena". Splendida la battuta: “eravamo solo due signore stanche, oppresse dalle loro scarpe”. Come non capirla e giustificarla?

F come “First lady

“È un lavoro che ufficialmente non è un lavoro, ma che mi ha offerto una tribuna che mai avrei immaginato. Mi ha stimolato e mi ha reso umile, mi ha tirato su il morale e abbattuto, a volte nella stessa circostanza”.

H come “Hillary Clinton”

“La descrivevano tutti come una bisbetica, come una dominatrice, una rompiscatole, una stronza, una con la voce stridula e la risata da gallina. Era la rivale di mio marito: non ero particolarmente incline a simpatizzare con lei, ma non potevo fare a meno di ammirare la sua capacità di resistere e continuare a combattere in mezzo a tutte quelle dimostrazioni di misoginia”.

M come “Melania Trump”

Parla pochissimo di lei come del marito che ha preso il posto del suo, ma – lo capirete leggendolo – lo fa solo perché non può fare altrimenti. In ogni caso, ricorre all'ironia quando descrive il viaggio in macchina in cui la accompagnò alla cerimonia d'insediamento - “un bel viaggio, non c'è che dire” - e ricorda l'offerta che le fece, seguendo l'esempio di Laura Bush che lo aveva fatto con lei, di aiutarla nella sua nuova e complicata vita alla Casa Bianca. Potete immaginare quale sia stata la risposta di Melania Trump tramite la sua assistente e la sua addetta stampa.

N come “Nelson Mandela”

Nella casa dove vivono adesso, gli Obama hanno conservato un libro prezioso con una sua dedica. “Il nostro incontro – ricorda Michelle – mi ha dato la prospettiva di cui avevo bisogno”. “Il vero cambiamento ha tempi lunghi, non è questione di mesi e di anni, ma richiede decenni e vite intere”.

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O come “orto”

È stata lei a crearlo alla Casa Bianca e a curarlo in prima persona, ovviamente grazie anche all'aiuto di giardinieri specializzati. Negli otto anni di presidenza, lo hanno visitato migliaia di persone, soprattutto i bambini delle scuole. “È il simbolo di un sano stile di alimentazione e di vita, un trampolino di lancio per un'iniziativa di più ampia portata come “Let's Move!”. Mi piaceva molto perché lì potevo sporcarmi le mani insieme ai bambini mentre piantavamo e raccoglievamo la verdura”.

R come “Risate”

Quando si pensa a una come lei, viene in mente l'immagine di una donna solare che sorride spesso. Da piccola rideva con suo fratello Craig, da first lady la facevano ridere molto i nemici, “quelli che in televisione ricoprivano mio marito di insulti terribili, ma che poi mi chiedevano una foto ricordo da tenere sulla mensola del caminetto”. Anche quando un membro del Congresso, che non nomina, le fece battute sul suo didietro, lei si innervosì, ma poi la prese a ridere, “La regola nella vita? “Riderci sempre su”.

S come “silenzio” e “storia”

“Assieme al tempo (anticipando la “T”), è un valore molto importante, fondamentale, che ho riscoperto adesso che sono libera, perché mi offre una prima vera opportunità di riflettere”. “La tua storia è quello che hai, quello che avrai sempre, non dimenticarlo mai”.

U come “Uguaglianza”

Un principio da lei e dal marito portato avanti in tutti i modi. “Quando ospitavamo un evento pubblico alla Casa Bianca, io volevo che fosse presente anche la gente comune, non solo le persone abituate a indossare smoking e abiti da sera. E volevo avere intorno più bambini, perché i bambini creano un'atmosfera migliore (dipende dai bambini, questo lo aggiungiamo noi). Sapevo cos'era importante per me, non volevo ridurmi a essere un ornamento ben vestito che appariva in pubblico alle feste e al taglio dei nastri. Volevo impegnarmi in progetti che avessero uno scopo e che fossero destinati a durare”.

V come “voce”

“Quando sono diventata first lady, ho scoperto il potere di usarla. Ho cercato più spesso che ho potuto di dire la verità e gettare luce sulle storie delle persone troppo spesso ignorate”.

Ultima, ma non ultima, una sua considerazione che racchiude e comprende anche tutte le altre lettere mancanti in questo strano alfabeto:

Sono una persona normale che si è trovata a compiere un viaggio straordinario”, tiene a precisare. “Nel condividere la mia storia, spero di creare lo spazio per altre storie e altre voci, di ampliare la strada alla quale altri abbiano accesso e sentano di appartenere. Per ogni porta che è stata aperta a me, ho cercato di aprire la mia agli altri. Ed ecco cosa bisogna fare, invitiamoci a vicenda ad entrare. Forse possiamo cominciare ad avere meno paura, a fare meno ipotesi sbagliate, ad abbandonare i pregiudizi e gli stereotipi che ci dividono senza ragione. Forse possiamo comprendere meglio le condizioni che ci rendono uguali. Il potere è consentire a sé stessi di farsi conoscere e ascoltare, avere una propria storia unica, usare la propria voce autentica. La grazia è essere disposti a conoscere e ascoltare gli altri. Questo, per me, è come diventare”.

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