Patrick Dempsey Instagram vs Patrick Dempsey realtà ovvero incontro fiorentino (sul futuro dell'UOMO)

L'ex dottor Shepherd arriva a Pitti e parla di filati, di serie tv italiane (dove lo vedremo) di come curare con il contatto umano (e non solo con sceneggiature da milioni di dollari).

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Ilaria Costanzo

A Firenze c’è una nebbia ovattante e il giardino di Palazzo Corsini sembra la pagina lasciata aperta di un libro di fiabe. Volendo ipotizzare tutti i crismi e i cliché del caso mancherebbe solo il principe d’azzurro vestito. Anzi no, c’è. Perché Patrick Dempsey oggi compare a Firenze durante il 95mo Pitti Uomo e mi dà il buongiorno con un sorriso figlio di una sceneggiatura di Shonda Rhimes. E debutta rapido "Senti, la prima domanda te la faccio io" - tremo - "Ti piace come sono vestito?" Penso che gli starebbe bene anche un sacco di iuta ma non lo dico. In effetti quel completo blu sartoriale non gli rovina un solo dettaglio della silhouette che per indefinite stagioni ha riempito le sale operatorie di Grey's Anatomy. Rispondo un più laconico "Molto. E dalla lavorazione azzardo che si tratti di moda italiana". "Dici bene. La passione e la cura che mettete in quello che realizzate è ammirevole. C’è un calore particolare, tutto vostro. Sono affascinato dall’artigianalità, da quel tratto sapiente ed elegante che vi tramandate da generazioni. Credo sia proprio questo il motivo che mi ha portato qui oggi".

Il motivo per cui Sir Dempsey è a Firenze lo spiega lui stesso - presenza fiorentina che ha decisamente reso il profilo Instagram di Patrick Dempsey tra i più visti di Pitti 95 -" Ho preso parte a un nuovo progetto al quale tengo molto: la collaborazione con KA/NOA, brand italiano di moda maschile slow wear. Umanamente e professionalmente ci sono tutti i valori di cui ti parlavo prima: è una bella avventura che nasce e cresce qui, dal filo fino all’etichetta. E ne sono entusiasta". Azzardo un direttissimo "Ti piacerebbe vivere in Italia?" e la risposta arriva sincera "Quest’anno ho passato molto tempo a Roma, dove sto girando una nuova serie tv. La risposta dunque è sì. Vorrei poter continuare a dividermi tra la mia terra e la vostra che è così magica. Viaggiare migliora la vita, è innegabile"

Se ti dico la parola “libertà”, qual è la prima cosa che ti viene in mente? "Stare in mezzo alla natura, respirare aria fresca e prenderne tutta l’energia. Fare sport, correre in bicicletta o su un’auto d’epoca. Sono tutte cose che mi rigenerano, ricarico così le mie batterie dai miei progetti" Ce li sveli? "Ho in programma Diavoli, una serie tv firmata Sky Italia e Lux Vide, tratta dal libro di Guido Maria Brera, con le sue appassionanti dinamiche di potere e mistero nel mondo dell’alta finanza. Sto lavorando con il grande Alessandro Borghi, davvero un attore fantastico. E poi sarò il professore Harry Quebert, in un’altra serie che nasce dal romanzo di Joel Dicker, La veritàsul caso Harry Quebert".

Oltre a portare avanti le attività della tua fondazione Dempsey Center for Cancer Hope and Healing” "Esatto. È un centro che nasce per dare supporto ai malati di cancro e alle loro famiglie. Si parla di benessere: cerchiamo di lavorare nell’ottica di migliorare la qualità della vita di chi attraversa un momento difficile, anche con l’attività fisica e la meditazione, ad esempio". Sei molto coinvolto, ti si legge negli occhi "Cerco di fare quello in cui credo davvero, e ne vengo inevitabilmente, puntualmente e piacevolmente travolto". Per la serie addio sceneggiature di Shonda Rhimes: l'entusiasmo di Patrick Dempsey è semplice e sincero come quello dei bambini "il contatto umano è così guaritivo... e quando le persone entrano nel centro, sono di solito accolte da persone che a loro volta hanno sconfitto il cancro, che sanno già cosa sta succedendo e sono compassionevoli e comprensive. Credo che questo sia davvero importante”.

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