Il Venezuela ha la sua politica simbolo, ed è Corina Machado

Biografia della più strenua oppositrice di Hugo Chávez prima e Nicolás Maduro poi, che spera finalmente nella democrazia reale per il paese.

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C’è una politica donna tra gli oppositori più strenui del regime di Nicolas Maduro. C’è una donna a sostenere l’autoproclamato nuovo presidente del Venezuela Juan Guaidó in una delle situazioni internazionali più complesse di sempre. Chi è Corina Machado, all'anagrafe María Corina Machado Palasca, leader politica di Vente Venezuela di cui è stata anche fondatrice, fiera paladina antitotalitaria che ha vissuto sulla sua pelle i modi forti del presidente venezuelano. Corina Machado in Venezuela è voce e volto dell’opposizione a partire dal nuovo millennio. E il riflettore che ha squarciato di luce mondiale le foto di una crisi venezuelana di lungo corso, Maria Corina Machado non vuole che si spenga. “Dopo 20 anni di lotta quello che stiamo vivendo oggi è la coscienza di essere vicini a quello che abbiamo cercato da tempo” ha detto a ECN Radio. “Vedere come cade questa narcodittatura, come si espelleranno i gruppi dei guerriglieri e come potremo arrivare ad un processo di ricostruzione istituzionale ed economico che permetta ai milioni di persone costrette a fuggire di tornare nel loro paese” ha concluso la volitiva Corina Machado. Nonostante la sfumatura da eterno dualismo da guerra fredda nel paese sudamericano, troppo semplicemente dualizzato negli appoggi capitanati dagli USA (per Guaidó) e da Russia e Cina (per Maduro), il momento difficile è quello che dà forza e speranza alla ex deputata venezuelana. "És la hora del coraje", il momento del coraggio, ha ribadito Corina Machado su Twitter.

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“Il popolo del Venezuela ha già sofferto abbastanza. Dobbiamo tagliare i fondi che finanziano questo regime criminale” ha detto in una recente dichiarazione ripresa dal New York Times. Le radici della sua convinzione politica arrivano da molto lontano: nata nel 1967, primogenita di quattro figli, la biografia di Corina Machado è da manuale della buona borghesia. È cresciuta nella bambagia di una famiglia che l’ha sempre protetta dalla realtà, come ha rivelato lei stessa al NYT. L’origine benestante le ha consentito di studiare in un istituto cattolico privato, di frequentare una scuola in Massachusetts, di visitare l’Europa liberamente. Laureata in ingegneria e successivamente diplomata a un master in economia alla IESA, la business school di Caracas, Corina Machado ha tre figli e un ex marito, Ricardo Sosa Branger, sposato nel 1990 e lasciato 11 anni dopo. Grazie alla madre, Maria Corina Machado è stata sempre attiva nella difesa dei diritti civili per l’infanzia: nel 1992 ha inaugurato Atenea, una fondazione destinata alla raccolta fondi per i bambini orfani delle strade della capitale venezuelana, che ha lasciato quando gli incroci della politica rischiavano di esporla ad un conflitto d’interessi che non voleva. Nello specifico, Corina Machado in Sumaté, l’organizzazione civile che nel 2001 espose pubblicamente i dubbi sulla trasparenza della politica dell’allora presidente Hugo Chávez al suo primo mandato.

“Sentivo questa sensazione scomoda per cui non potevo stare a casa e guardare il paese che veniva polarizzato, che poteva collassare… Dovevamo mantenere il processo elettorale ma dovevamo dare ai venezuelani la possibilità di contarsi e dissipare le tensioni. È stata una scelta di ballottaggi al posto delle pallottole” aveva raccontato al Washington Post nel 2004. Sono stati questi gli inizi veri della Corina Machado vs Chávez, definita “la spina nel fianco” del presidente venezuelano in un poetico profilo del NYT. La classica donna da amare (per molti sostenitori) o da odiare (per il governo in carica) senza mezzi termini. Infatti Chávez le fece pagare amaramente il suo impegno da watchdog del governo dell’epoca, tanto da denunciare l’attività di Sumaté secondo gli articoli 149 e 191 della nuova Costituzione venezuelana: cospirazione e alto tradimento. Corina Machado ha scampato il carcere grazie alla sospensione della pena, ma il suo destino di oppositrice era appena cominciato. E riconosciuto all’estero, visto che nel 2009 Corina Machado è a Yale nel Fellow Program che seleziona i leader emergenti di tutto il mondo.

L’attività di controllo della politica di Chávez è iniziata prima con l’addio a Sumaté poi nel 2010 con la candidatura all’Assemblea Nazionale del Venezuela per lo stato di Miranda. Un successo incredibile: Corina Machado è stata eletta con la percentuale più alta di voti ricevuti in assoluto, dopo una campagna elettorale dove si era proposta come rappresentante di tutti coloro che non stavano vedendo i presunti benefici miracolosi del governo. Poi si è candidata da indipendente alle primarie per l’elezione del rappresentante che avrebbe sfidato Hugo Chavez, al potere ininterrotto dal 1999, alle presidenziali del 2012. Battuta da Henrique Capriles Radonski, al quale comunque ha dato il suo appoggio, Corina non ha però smesso di contrastare le politiche sempre più restrittive del presidente. Hugo Chávez, gravemente malato di quel tumore che poi lo avrebbe portato alla morte l’anno successivo all’elezione, aveva deciso di passare il potere al suo vice, Nicolás Maduro. Corina Machado è diventata il suo problema principale dopo le dichiarazioni della deputata all’assemblea dell’Organizzazione degli Stati Americani, invitata da Panama per parlare del Venezuela. Di fronte alle dichiarazioni di Corina Machado Nicolás Maduro l'ha espulsa dal parlamento venezuelano. È l’anno cruciale, il 2014 in cui la controrivoluzionaria Corina manda i figli al sicuro dai nonni, lontani da Caracas, e diventa il simbolo dell’opposizione. La Salida, così vengono chiamate le manifestazioni di piazza e le proteste contro la detenzione ingiusta di molti prigionieri politici (come Leopóldo Lopez), è organizzata da lei assieme ad altri colleghi definiti dissidenti. Le manifestazioni per le strade della capitale che Maduro silenzia con esercito e lacrimogeni, vengono sempre da lei. Gli assalti violenti a Corina Machado non si contano più: diversi, numerosi, pericolosissimi. Un’auto danneggiata, botte, sassaiole contro lei e i suoi sostenitori, addirittura il naso rotto in parlamento dopo un’audizione in cui aveva denunciato, ancora una volta, i modi repressivi di Maduro.

Fino a tempi recenti il nome di Corina Machado era emerso come contorno nelle cronache politiche dal Venezuela. Ma dopo le elezioni amministrative del 2017, il suo ruolo di enzima della democrazia reale nel paese è diventato sempre più forte. “Sto dalla parte della democrazia e dell’utilizzo libero del voto per eleggere qualcuno. Dall’altro lato sono contro una dittatura militare criminale e corrotta che comanda in questo paese” aveva dichiarato a Euronews dopo il trionfo di Maduro con un voto (palesemente non veritiero a detta della Starmatic, la società che si occupa della gestione delle cabine elettorali in Venezuela). Le elezioni sono state l’esplosione definitiva della crisi che asfissia il Venezuela dopo il crollo del prezzo del petrolio, tesoro svalutato del paese. L’emorragia di persone che scappano verso la Colombia, il Brasile, addirittura l’Europa se riescono a racimolare i bolivar necessari (o i dollari, nella migliore delle ipotesi) è diventata una vera e propria diaspora sociale. L’inflazione nel paese è talmente fuori controllo che i prezzi dei generi di prima necessità variano di minuto in minuto mentre si è in fila al supermercato per comprarli. Le persone sotto la soglia di povertà sono una percentuale sconvolgente, mancano antibiotici e medicine da banco. In questo scenario di disperazione e sbigottimento che secondo molti analisti preannuncia il rischio di guerra civile, l’ex presidente del Parlamento Juan Guaidó si è autoproclamato presidente del Venezuela, subito riconosciuto dagli USA di Donald Trump e da altre potenze europee. Oggi Corina Machado, inserita dalla BBC nella sua lista delle donne più influenti del 2018, appoggia il neopresidente senza mezzi termini: “Il Venezuela ha un solo presidente e si chiama Juan Guaidó! Nicolás Maduro è un dittatore che si trova trincerato con la forza a Miraflores” ha dichiarato a Il Foglio, aggiungendo di buon grado: “L’unica trattativa possibile con il dittatore venezuelano è decidere la data delle dimissioni”. La controrivoluzionaria continua a non mollare. In nome del popolo venezuelano.

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