“Avevano tutti paura della mia bellezza selvaggia”, rendez vous intenso con Claudia Cardinale

Di amori impossibili e passioni ancestrali, intervista alla ragazza con la valigia del cinema internazionale: “Luchino Visconti mi chiamava maschiaccio, ma sotto la tovaglia mi faceva trovare sempre dei gioielli…”

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La fila che costella il marciapiedi dell'Istituto Italiano di Los Angeles la dice lunga sul personaggio che ci attende all’interno. Un mito del cinema mondiale, prima ancora che bene nazionale, anche se marocchina tunisina di nascita. Vengo condotto celermente in nell'ufficio del direttore dell’Istituto Valeria Rumori, per poter incontrare lontano da occhi indiscreti con Claudia Cardinale, bellissima, magnetica, sorridente, ospite qui per merito di Tiziana Rocca e del suo Filming Italy giunto alla IV edizione. Il Festival è presentato sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles e vedrà la presenza oltre che della Console Generale Silvia Chiave, altri ospiti d’onore come Gina Lollobrigida, Salvatore Esposito (Gomorra), Raul Bova (I Medici), Nolan Funk e Giorgio Viaro, direttore di Best Movie. Detto questo, eccomi di fronte a Claudia Cardinale ora, attrice di fama internazionale e icona di stile e bellezza, nonché in grande spolvero e con la voglia di raccontare alcuni dettagli della sua vita privata, dei suoi amori impossibili e delle sue passioni.

Herbert DorfmanGetty Images

Due curiosità sui suoi inizi?
Ho fatto 180 film. Ho cominciato a 16 anni in Tunisia con Omar Sharif e non ho ancora smesso. Papà è stato l’artefice del mio successo, lui che mi ha spinto a fare cinema, il tutto mentre mi faceva addormentare suonando il violino. Da mamma ho preso il sorriso che per me ha rappresentato un’arma di seduzione, ma anche di difesa. È stata mia madre Yolanda a insegnarmi a usare il sorriso per affrontare le vicissitudini della vita a testa alta e con allegria. Da Tunisi, quando arrivai in Italia, avevano tutti paura della mia bellezza, considerata allora selvaggia, e tutti mi volevano come "donna illibata" almeno finché incontrai Pietro Germi. Altra curiosità che mi porto dietro come numerologia è il #4, che mi ha seguito contrattualmente per anni, infatti ho fatto ben 4 film con Visconti, 4 con Mastroianni, 4 con Jean Paul Belmondo e ancora 4 con Alain Delon.

Registi preferiti?
Luchino Visconti che mi chiamava sempre maschiaccio, anche se sotto la tovaglia mi faceva trovare sempre dei gioielli di Cartier… Ho adorato anche Cristaldi, Pietro Germi, Bolognini, Sordi, Roger Vadim e mi piacciono i film di Woody Allen e Martin Scorsese, che mi hanno sempre detto di essersi ispirati ai nostri film degli anni 50 e 60.

Impatto con Hollywood?
Rita Hayworth e John Wayne, Il Circo più grande del mondo. John Wayne aveva le mani più grandi che abbia mai visto in vita mia, e se tanto mi dà tanto... (ride). Ma sono venuta qui per stare con Squittieri, che era a quel tempo a New York.

Mi parli di Pasquale Squittieri.
Ci siamo incontrati sul set de I guappi nel 1974 e poi abbiamo fatto insieme undici film. È stato l’uomo della mia vita. L’unico, mi diede una vita normale e nonostante si leggevano di pazzie mie con Rock Hudson, Alan Delon non l’ho mai tradito. Mai, nemmeno con Mastroianni e con Marlon Brando che aveva letteralmente perso la testa per me.

Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale sul set de Il Gattopardo
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Film preferito?
8 1/2, C'era una volta il West, La ragazza con la valigia
... Ma, se devo essere sentimentale, non posso non dire Il Gattopardo, il film che mi ha fatto conoscere ovunque.

Viaggio più bello?
Prima di tutto devo dire grazie al cinema per avermi fatto viaggiare e diventare esploratrice, che era il mio sogno da bambina. Fu meraviglioso andare in Amazzonia per Fitzcarraldo di Werner Herzog, un vero privilegio. La più bella avventura della mia vita, per la natura.

Com'è cambiato il cinema?
Ai miei tempi tutto era co-prodotto e quindi si poteva lavorare tantissimo, adesso sono solo film nazionali, specialmente gli americani non fanno più coproduzioni. Persino Cinecittà è cambiata tantissimo, adesso ci sono solo alberghi dentro, devono sorreggere l’economia.

Prossimo progetto?
Ho una collezione straordinaria di abiti di fine anni Cinquanta - anni Settanta che non fanno altro che prendere polvere nell’armadio, quindi ho deciso di realizzare un’asta benefica organizzata da Sotheby's. Ho pezzi vintage di Dior, Roberto Capucci e Renato Balestra. Diamogli un’altra vita.

Antonia HilleGetty Images
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