L'America comincia a chiedersi: Alexandria Ocasio Cortez è un bluff populista?

Come prevede il copione, dopo la pioggia di lodi arriva la grandine delle critiche: come si difende la più giovane congresswoman della storia Usa?

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Getty Images

Alexandria Ocasio-Cortez è una populista? Alexandria Ocasio-Cortez è tutto fumo e niente arrosto? Il video di Alexandria Ocasio-Cortez virale, il più visto nella storia di Twitter (molto più di quello al college in cui balla scatenata), in cui usa espressioni irresistibili per le nuove generazioni, come “super legal” e “pretty bad guy” è perfetto o andrebbe messo anche un po’ in discussione? Quando di un personaggio come AOC (così ormai la sintetizzano negli Usa) si comincia a dire tutto e il contrario di tutto, quando subito dopo il momento di entusiasmo totale cominciano a spuntare le critiche ancorate esattamente agli stessi pilastri che generavano le lodi, vuol dire che la fama è consolidata. Sta succedendo anche alla più giovane eletta della storia al Congresso degli Stati Uniti, la 29enne politica più esposta e più illuminata dai riflettori degli ultimi mesi in tutto il mondo già da quando, ex barista del Bronx, ha fatto le scarpe a una figura storica dei democrats come Joe Crowley guadagnandosi al suo posto, con le primarie, la candidatura al Congresso statunitense per il 14esimo distretto, uno dei più problematici di New York. Alexandria Ocasio-Cortez, nata da una famiglia di origine portoricana di cui il papà architetto, studentessa talentuosa e premiata, oratrice efficace, ostinata seguace dei suoi obiettivi tanto da poter saltare da una tappa all’altra senza riprendere fiato e senza diventare un’insopportabile secchiona, deve il suo successo anche ad alcuni fattori esterni fra cui qualcosa di irritante. Tipo: l’inconfessabile e incrollabile luogo comune del “è così intelligente anche se bella”. Un altro è che sta praticamente coltivando un orticello sui campi fertilizzati da Donald Trump, che ha passato tutta la campagna elettorale a dissociarsi dall’establishment. Ma ora che all’estraneità di Trump dall’establishment non ci credono più in molti, risulta al confronto che Ocasio-Cortez sia molto meno establishment di lui, e lei ne giova.

Ma quali sono le prime critiche di cui è stata fatta oggetto Alexandria Ocasio-Cortez oggi? All’inizio era tutto sul suo abbigliamento. I primi giorni in cui si è recata al Congresso, vestita modestamente, i commessi con poca memoria fotografica continuavano a spedirla nell’area riservata agli inservienti (portoricana = colf) oppure, quando andava bene, in quella destinata alle mogli dei Congressman. Di questo se n’è lamentata ironicamente su Twitter, ma il giorno dopo un membro dell’opposizione l’ha fotografata a sua insaputa nei corridoi del Congresso mentre indossava una giacca sartoriale e l’ha passata a John Cardillo, uno speaker radiofonico repubblicano il quale ha insinuato che quello non era “il look di una ragazza del Bronx che lotta”. Non è stata l’unica volta in cui AOC è finita nel (ri)trito binomio per cui chi milita nella sinistra debba vestire di stracci per coerenza. La seconda volta l’ha fatto la conduttrice conservatrice Katie Pavlich che riguardo all’abito da tremila dollari e le scarpe da 600 che Alexandria indossava in un servizio fotografico per Interview, ha commentato con sarcasmo “anche a me piacerebbe avere delle scarpe così, ha gusti molto costosi per essere una socialista”. A parte che AOC (tra l'altro l'account Alexadria Ocasio-Cortez Instagram conta 2,4 milioni di follower) si è difesa benissimo chiarendo che gli abiti erano stati forniti solo per lo shooting, né Cardillo, né Pavlich probabilmente hanno mai visto il documentario di Andrew Morgan The True Cost che spinge, per il bene del pianeta, a preferire l’acquisto di pochi capi costosissimi (persino firmati visto che ormai i grandi marchi si orientano sempre di più verso il sostenibile e il solidale) invece di molti, economici, poco duraturi, inquinanti e realizzati senza tutele sindacali. Insomma, l’alta gamma sta diventando appannaggio dei liberali.

La prima critica che arriva dall’Italia, invece, è stata mossa verso Alexandria Ocasio-Cortez da Il Post, dove Marco Simoni espone le sue perplessità proprio riguardo all’ormai strafamoso video in cui la giovane congresswoman spiega come sia perfettamente legale per i candidati al Congresso fare un sacco di cose losche e come lo sia anche per il presidente degli Stati Uniti, che gode persino di maggiori immunità. Secondo il Post, in questa occasione Ocasio Cortez (che sembra uscita da un film di Oliver Stone) sbaglia a prendersela con alcune fonti di finanziamenti ai partiti quali le case farmaceutiche e le compagnie petrolifere. Facendo infatti un lavoro di scarto, dovrebbe essere ormai chiaro che nessuna delle due rappresentano un male assoluto. Nel bene o nel male l’uso degli idrocarburi ha permesso l’avanzare della civiltà (che oggi vadano sostituiti urgentemente con fonti energetiche pulite resta innegabile). In Italia abbiamo poi imparato che la guerra contro Big Pharma dovrebbe essere condotta colpendo obiettivi intelligenti. Fra questi, ad esempio, non dovrebbero essere compresi i vaccini, il cui boicottaggio ha solo l'effetto di riaccenderei focolai di malattie semi-estinte mettendo a rischio l’immunità di gregge che tutela i soggetti immunodeficienti. Che poi il consumo dei farmaci venga spinto oltre il necessario è innegabile. Una delle battaglie in corso riguarda l’opportunità o meno di curare con psicofarmaci i bambini con problemi di iperattività, l'ADHA, che per alcune scuole di pensiero è solo un disturbo inventato a scopo di lucro. Ma come dice una famosa frase fatta, non si butta il bambino con l’acqua sporca. La medicina ha alzato indubbiamente l’età media della popolazione mondiale, per cui indicarla ancora come fa AOC, nel 2019, come un obiettivo sui cui sparare a zero rischia in effetti di essere un po’ demagogico. Dettagli che possono essere aggiustati? Probabilmente sì, visto che ormai Ocasio-Cortez sarà in buona compagnia di buoni consiglieri di partito. Magari un po’ di populismo, in un’era in cui sembra essere un piatto molto ordinato sul menù, servirà a fare breccia nel cuore politico degli americani (e oltre). Poi, in mezzo al toto presidenza che continua a produrre solo nomi femminili, da Michelle Obama a una rediviva Hillary Clinton, fino a un’insospettabile Cyntha Nixon sempre in trincea, fin dove arriverà questa giovane di origine portoricana ce lo dirà la storia.

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