Ashley Graham: diversa da chi?

Come una ragazza "fuori taglia" per essere una modella è diventata portavoce di una moda inclusiva, aperta a ogni corpo.

image
David Slijper

Ashley Graham non è solo bellissima, forte e sicura di sé. È una di quelle persone che quando entrano in una stanza ne stravolgono l’umore. Oggi, in questo studio di Brooklyn, ne sono testimone per la terza volta. La prima era stata tre anni fa, su un tetto di New York, set della sua campagna per Marina Rinaldi, trasformata in una festa fatta di balli e risate. In mezzo c’era stato un evento pubblico sulla Madison Avenue, sempre per lo stesso marchio: non avevo mai visto così tante donne formose tutte insieme e tutte felici, contagiate dal suo entusiasmo.

Ashley Graham è nata a Lincoln, in Nebraska, nel 1987. È sempre stata formosa, a 16 anni è stata notata dall’agenzia di modelle Ford e nel 2007 ha fatto i primi servizi per le riviste di moda, lanciando il fenomeno curvy.
David Slijper

«Zuppa di lenticchie!», è la prima cosa che le sento dire, mentre entra nella sala trucco con un piatto in mano, subito prima di impartire una lezione al fotografo sui vantaggi di Instagram e poco dopo il tentativo di ammazzare la mosca che continua a indispettirci. Entrare in un luogo e trasformarlo con il proprio carisma è la dote dei leader. Questo è il motivo per cui, nonostante di modelle curvy se ne fossero già viste parecchie, è lei che a 31 anni sta rivoluzionando il mondo della moda. «Da quando ne avevo 19 parlo dell’importanza dell’autostima. Non ho mai visto un cambiamento così marcato come negli ultimi anni. Non che le modelle curvy siano la norma, ma sono piu presenti nei servizi».

Qui, come nelle altre foto, Ashley Graham indossa abiti di Marina Rinaldi, marchio di cui è testimonial. Il servizio fotografico è stato realizzato in esclusiva per Marie Claire da Ivana Spernicelli. Ha collaborato Marta Donadi.
David Slijper

Tre anni sono il lasso di tempo che è servito ad Ashley Graham per diventare il brand di se stessa. «Nel 2016 ero sulla copertina di Sports Illustrated (la bibbia dei costumi da bagno, rivista nota per usare modelle dai corpi atletici, ndr), nel 2017 ho sfilato per Michael Kors, ho scritto un libro e qualcuno ha creato una Barbie a mia immagine. Oggi ho un podcast tutto mio che si intitola Pretty Big Deal, conduco il talk show Fearless per il canale web di Ellen DeGeneres e sono presentatrice e produttrice di American Beauty Star. Tre anni di corsa folle».

Ma veramente il mondo della moda sta cambiando? Sì. Per decenni siamo stati abituati a pubblicità con protagoniste ragazze sottili. Ora si parla di diversità e di inclusione. La conversazione si è allargata. E se si vedono campagne solo con modelle magrissime, scattano le perplessità e le polemiche.

A parte la sua storia di successo, per quali altri motivi nella moda c’è questa evoluzione? Per l’aspetto commerciale. La moda inclusiva è intelligente sul piano economico: se un designer disegna abiti e li sviluppa in taglie per tutte, è ovvio che il suo business si moltiplica. Ma è intelligente anche dal punto di vista della consumatrice, che recepisce un messaggio positivo: una tipologia di donna finora ignorata oggi non solo è accettata, è ritenuta bella. Tenga conto che il 60% delle americane sono plus size. E parliamo di un’industria da 20 miliardi di dollari.

E se fosse solo un fenomeno passeggero? Non siamo qui a dire: «Ehi, guardateci, siamo curvy, siamo rock, siamo il trend del momento!». Siamo qui per restare, cercando di rivoluzionare il sistema a poco a poco.

Non c’è il rischio che la sua presenza sia così diffusa perché va a colmare una “quota curvy” che oggi è richiesta dal politicamente corretto? Lei si riferisce al tokenism, la pratica di compiere azioni che sembrano promuovere l’inclusione di membri di gruppi minoritari. Dico “sembrano” perché sono iniziative destinate a deviare le accuse di discriminazione, etniche, fisiche, religiose, culturali. Anch’io ne parlo nel mio podcast perché in effetti è un fenomeno che si sta verificando nei confronti delle minoranze. Però credo che essere presenti, anche se solo in modo poco più che simbolico, sia comunque giusto. È un modo perché ognuna faccia sentire la propria voce per dire che una sola ragazza curvy, una sola ragazza nera, una sola ragazza asiatica alle sfilate, giusto per fare del tokenism, non va bene. Non è il modello di diversità a cui aspiriamo. È giusto esserci. Pensi ad Halima Aden: adesso riempie la casella “modella con hijab” ma è importante che ci sia.

Ashely Graham è una celebrity globale. È in tv con America’s Next Top Model, di cui è giudice, e in altri programmi. Nel 2017 ha pubblicato il libro A New Model: What confidence, beauty and Power Look Like.
David Slijper

Si può dire che la differenza con le altre modelle curvy che l’hanno preceduta è che lei non si è presentata come un corpo, ma come un messaggio?
Merito di Instagram e dei social: se non avessi avuto queste piattaforme, non sarei stata in grado di far sentire la mia voce a una platea così ampia. Il modo in cui questo settore è cambiato risiede nelle nuove forme di comunicazione. Non è più soltanto l’industria della moda a dettare le regole. È la comunità che usa i social. E la comunità può dire: no, questo non voglio indossarlo. O: vogliamo essere rappresentate, vogliamo questa taglia e questo colore. Ebbene, bisogna dar loro retta.

Il suo mantra è: “Sono coraggiosa, sono bella”. Davvero lo ripete tutti i giorni allo specchio? Sono cristiana e nella fede cristiana le parole per me hanno un potere. Così, quando ti chiedi «perché sono grassa?» o ti dici «non mi piaccio, mi odio, non sono adeguata», ecco, pronunciare tutte queste parole non fa che caricarti di negatività. Il punto più basso della mia esistenza è stato a 18 anni, appena arrivata a New York per fare la modella. Ero infelice, non conoscevo nessuno, non mi sentivo adeguata, mi dicevano di dimagrire, poi di ingrassare, poi di dimagrire. Non andavo mai bene. Un giorno chiamo mia mamma e le dico «torno in Nebraska». Lei mi dice «no, devi finire quello che hai iniziato e devi iniziare a parlare a te stessa in modo diverso». Mia madre è una donna che non ha mai parlato male di se stessa.

Cosa le ha insegnato sua madre? A essere assertiva. A farmi ripetere: «Sono coraggiosa, sono brillante, sono bella». E ha funzionato. Ho smesso di guardare agli uomini per avere amore. Ho smesso di guardare al cibo per avere amore. In famiglia siamo tre sorelle, io sono la più grande. Mamma è sempre stata formosa e molto atletica. E ha sempre cercato di prendersi cura del corpo. Ci ha insegnato l’autostima.

Ma se a una ragazza non piace quello che vede nello specchio, cosa deve fare? Deve circondarsi di persone giuste. Cambiare stile di vita. Andare in palestra, sentire le endorfine. Cambiare anche i discorsi che si fanno con le amiche: basta parlare sempre di peso, diete e uomini. E basta paragonarci le une alle altre.

E lei quando ha smesso? Quando non ho avuto una copertina prestigiosa che credevo di meritare. Hanno scelto altre tre modelle. L’ho vissuta malissimo. Continuavo a chiedermi: «Che cos’hanno le altre che io non ho?». Poi ho capito: confrontandomi, non sarei mai stata contenta di me. Da questa consapevolezza, la mia carriera è esplosa.

Agli uomini piacciono le curve. Vero o falso? A mio marito sicuro! (Il videomaker Justin Ervin, sposato nel 2010, ndr) Poi, certo, ogni uomo ha il suo tipo. Con me non si è mai lamentato nessuno, tranne uno con cui uscivo al liceo che mi ha lasciata perché temeva che sarei diventata grassa come sua madre. È stato devastante. Ho iniziato a pensare che, per uscire con qualcuno, si dovesse essere perfette. E sulle riviste di moda non c’erano ragazze con un fisico come il mio a incoraggiarmi.

Ha otto milioni di follower. Come gestisce gli hater? La mia strategia è non rispondere. A volte lo faccio perché è importante insegnare alle più giovani a difendersi. Se mi chiedono se sono incinta, rispondo: no, sono grassa. Se mi dicono che voglio dimagrire per diventare famosa, rispondo: mi alleno per essere in salute. Non rispondo con l’odio.

Il messaggio di ashley Graham è Body Positive, e invita ogni donna ad accettarsi e a valorizzarsi così com’è, senza sottostare ai diktat dell’industria della moda. Ha più di due milioni di follower su Instagram: una vera influencer.
David Slijper

Lei piace molto agli uomini, moltissimo alle donne. Alle donne piace il mio essere sexy ma divertente. E la mia autenticità. La cosa migliore, nella vita, è capire chi sei e tirare fuori il meglio. Sapendo che piacere a tutti è impossibile.

La maggior parte delle sue foto su Instagram sono in bikini o in biancheria intima. Io nuda sto comodissima. E posso anche parlare di sesso! Ce l’ho nel sangue. Sono dello Scorpione.

E allora parliamo di sesso... Il consiglio migliore che mi è stato dato è di non smettere di farlo, da sposati. Sesso e comunicazione sono fondamentali in una coppia. Quando ero più giovane e single a volte ho cercato conferme nel sesso. Ma il nostro valore non lo scopriamo andando a letto con uno al primo appuntamento.

Che cosa diresti oggi a quella Ashley che usava il sesso per conferma? La gratificazione immediata non funziona. A renderci migliori sono le esperienze, costruire qualcosa e sgobbare. Non avrò pazienza ma tutto quello che ho me lo sono guadagnato con il duro lavoro.

#MCBodytelling

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Gossip