L’amore fra registi e attrici è stato, ed è ancora un cliché? Forse sì, ma a volte favoloso. Come quello fra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini. Le malelingue possono anche aver insinuato, soprattutto in tempi meno diplomatici, che il connubio sia comodo per entrambe le figure professionali, con il regista che si assicura un’interprete a condizioni agevolate e sempre disponibile, e l’attrice che si assicura un ruolo dopo l’altro come se timbrasse il cartellino. Magari per qualcuno sarà stato pure vero, ma tutto questo leviamocelo dalla mente e non consideriamolo valido per la coppia Bergman Rossellini. Nessuno dei due aveva bisogno di questi espedienti, troppo famosi, troppo amati, troppo carichi di talento. Ben altre affinità li hanno legati, dando vita a una delle storie d’amore più romanzabili della storia del cinema.

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Ingrid Bergman era nata a Stoccolma il 29 agosto 1915, e Hollywood la considerava la sua ragazza acqua e sapone. A differenza delle altre colleghe straniere, la tedesca Marlene Dietrich e la sua connazionale svedese Greta Garbo, era riuscita a non subire le trasformazioni fisiche e di look imposte dagli studios in tempi in cui, dopo le sperimentazioni della Prima Guerra Mondiale sui soldati feriti, la chirurgia estetica diventava uno dei modi per migliorare i connotati delle star da lanciare. Ingrid aveva sentito l’impulso alla recitazione sin da bambina. Ma quello che proprio non avrebbe mai avuto era la mentalità provinciale. Per cui si guardava sempre intorno in cerca di nuovi orizzonti professionali e questo la portava in giro per il mondo per film in situazioni e culture diverse, come se volesse arricchire costantemente il suo bagaglio di esperienze.

Quando era già sposata da più di un anno con il dentista e futuro neurochirurgo Petter Lindstrom, nel 1938, girò Quattro ragazze coraggiose in Germania, recitando in tedesco e infischiandosene del regime nazista. Tornata in Svezia, dove a volte si imponeva per ottenere un ruolo diverso da quello che le aveva assegnato il regista, perché riteneva l’altro più interessante, ottenne un buon successo con Intermezzo, nel 1939. Poi andò negli Stati Uniti, dove rifiutò un contratto da sette anni offerto da David O. Selznick (il produttore di Via col vento, per intenderci) perché aveva una bambina di un anno, Pia, e il marito si stava specializzando in neurochirurgia. Ingrid faceva solo quello che riteneva giusto al momento, riuscendo a non rinunciare a nulla. Negli Stati Uniti, però, si sarebbe trasferita davvero nel 1940, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Girò Il dottor Jekyll e Mr. Hyde e Casablanca, con Humphrey Bogart, Per chi suona la campana, con cui si guadagna la prima nomination all’Oscar. Lo vince l’anno dopo con Angoscia, nel 1944. Aveva 29 anni. Un altro film cult nel 1946: Notorius, con Cary Grant che diventa il suo migliore amico. Sembra che per lei tutto sia di una facilità estrema.

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E l’amore? Ingrid è ancora sposata, ma sulla carta. Ha una breve relazione con il fotografo Robert Capa, ma, si vociferava, anche con due dei suoi amici, gli scrittori John Steinbeck e Ernest Hemingway. La sua immagine è molto eterea e casta, ma in realtà ama molto il sesso e gli uomini e intrattiene relazioni con chi le piace, si comporta come se fosse un uomo e se ne infischia di cosa pensano gli altri. Si dice che ne abbia avuta una con il produttore David O Selznick, che abbia preso una cotta clamorosa per Victor Fleming, il regista di Dottor Jackyll e Mr. Hyde, ignorando la corte di Spencer Tracy, è stata l’amante di Simon Bolivar Buckner, Jr. il famoso generale che durante la Seconda Guerra Mondiale ha condotto le truppe statunitensi nella sanguinosa battaglia di Okinawa, dove perse la vita, e Gregory Peck ha confessato di essere rimasto anche lui ammaliato dalla collega svedese. Per dirla tutta, quando scrisse una lettera a Roberto Rossellini per congratularsi dei suoi film, l’immagine di Ingrid Bergman era pura come un fiocco di neve per il pubblico. Ma per lo showbiz puritano era una mangiauomini.

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Ingrid scrisse la lettera a Rossellini perché Robert Capa, durante la loro relazione l’aveva introdotta alla visione del cinema neorealista italiano. L’attrice svedese era rimasta folgorata da Roma città aperta, e spinta dalla sua voglia di sperimentazione continua, si mise a disposizione del regista, nel caso avesse voluto scritturarla. Rossellini, romano, classe 1906, era figlio di un impresario edile che aveva costruito il Barberini, la prima sala cinematografica di Roma. Per questo, il piccolo Roberto aveva una tessera d’ingresso illimitata per vedere tutti i film che voleva. Una passione che coltivò fino a diventare montatore e poi regista dei primi lavori. Durante la guerra frequenta l’Osteria Fratelli Menghi, ritrovo degli artisti e degli aspiranti cineasti romani, dove passa le serate con Federico Fellini, Aldo Fabrizi, e molti altri. Finita la guerra, considerato un raccomandato del regime durante il ventennio, inizia invece a raccontare gli orrori della guerra con film come Roma città aperta, girato con un budget bassissimo fra le macerie dei bombardamenti, e con Anna Magnani come protagonista, la sua compagna. All’inizio è un flop, ma quando viene osannato in Francia e negli Stati Uniti, torna nei cinema anche da noi e diventa un cult, dando seguito alla trilogia che comprende Paisà, e Germania Anno Zero, quasi solo con attori non professionisti. Il Neorealismo, insomma.

Roberto Rossellini aveva una relazione con Anna Magnani ma era sposato con un’altra donna, la scenografa e costumista di Pier Paolo Pasolini, Marcella De Marchis. Avevano due figli, Romano, che morirà a solo 9 anni, e Renzo. La sua situazione era già abbastanza scandalosa per i tempi. Si dice che galeotta fu una frase nella lettera che aveva ricevuto dalla Bergman: “Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”. Secondo le leggende, fu come se Rossellini volesse sentirglielo dire davvero quel “ti amo”. Chi avrebbe rifiutato un’attrice con un Oscar e 4 nomination, protagonista di una sfilza di film già leggendari? La Bergman era a Parigi per girare Il peccato di Lady Considine e Rossellini ne approfittò per andarle a parlare di persona. Lei gli inviò un telegramma a Roma col giorno e l'ora dell'appuntamento. Il portiere salì a casa per consegnarglielo e, davanti alla Magnani che condiva la pasta al sugo, fece lo sbaglio di dire che c'era scritto di darlo personalmente al regista mentre era solo. Rossellini minimizzò, ma appena il portiere andò via, la pasta finì tutta sulla sua testa.

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Partì lo stesso, e quando incontrò la Bergman, la scritturò subito per girare Stromboli, terra di Dio mandando ancora di più su tutte le furie Anna Magnani, per la quale aveva scritto la parte che ora dava alla svedese. Ma si giustificò con lei spiegando che solo con la presenza di una star internazionale poteva ottenere un finanziamento cospicuo, che infatti gli versò Howard Hughes, il produttore aviatore (che Leo DiCaprio interpreterà nel 2004 col biopic The Aviator, di Martin Scorsese). La Magnani non abbocca. Di lì a poco, una sera lui le dice di voler portare a spasso i cani, esce e non tornerà mai più. Lei, per ripagarlo, organizza una produzione fotocopia da girare poco lontano da loro, sull’isola di Vulcano, per dare una lezione alla “traffichina svedese”, come chiama con disprezzo la rivale. Il suo uomo ormai, è perso. Durante le riprese di Stromboli, nella proverbiale cornice da sogno della Sicilia, Ingrid Bergman rimane pure incinta. La famosa giornalista americana Hedda Hopper, chissà come, viene a saperlo. Si reca a Roma apposta per vedere l’attrice, con la scusa di un’intervista, e quando ha conferma che il suo aspetto sia già in trasformazione le chiede a bruciapelo: “Sei incinta?”. Lei risponde imbarazzata: “Le pare che lo sia?”. La Hopper non abbocca.

Quando la notizia della gravidanza diventa pubblica, scoppia il caos. Ingrid chiede il divorzio al marito Petter che rifiuta per puro dispetto, ma lei la otterrà con un complicato passaggio burocratico fra il Messico e la Svezia. Lindstrom otterrà la custodia della figlia Pia, che anni dopo racconterà lo shock di essersi ritrovata nel giro di un attimo da figlia di una santa a figlia di una poco di buono pubblica. L’opinione pubblica americana, urtata anche dal tradimento della loro diva d’adozione che è volata in Italia, la lincia. Un membro del Senato negli Usa pronuncia persino un discorso contro di lei definendola un simbolo di “turpitudine morale”. Da parte di Rossellini, le cose vanno meglio, la moglie Marcella non si accanisce e lo lascia libero. Anzi, poiché in Italia il divorzio non sarà legale fino al 1974, Marcella si presta a prendere la cittadinanza austriaca perché lì può chiedere il divorzio, già in vigore, infastidendo il Vaticano. I due ex resteranno pure amici. Il regista e la diva svedese si sposarono nel 1950 e nello stesso anno nasce Robertino jr. Il pubblico americano punisce i due peccatori disertando le sale all’uscita di Stromboli, che invece va abbastanza bene in Italia e piacerà molto ai francesi. Per riconquistare il suo pubblico, dopo la nascita delle due gemelle Isotta e la futura modella, attrice e regista Isabella Rossellini, Ingrid dovrà farsi fotografare in atteggiamenti da donna tutta casa e famiglia.

Quanto poteva resistere Ingrid Bergman, in quel ruolo? E soprattutto, vicino a un uomo italiano, che per quanto fosse un artista, per quanto fosse all’avanguardia, non era esente da un concetto di coppia all'italiana che ancora oggi è duro a morire? Rossellini non voleva che lei lavorasse più, e senza lavoro la Bergman era annoiata e svogliata. Poi, lui tornò anche a volgere lo sguardo verso altre donne. Affrontò spese incaute e presto si ritrovarono pieni di debiti. Lei colse l’occasione per chiedere di tornare al lavoro. Lui geloso, rifiutò di farla girare con altri registi. Iniziarono i litigi, lei iniziò anche a bere. I film che girarono insieme, Europa '51 e Viaggio in Italia non ottennero il successo necessario a ritirare su le loro finanze. Lei tornò a recitare in teatro, poi nel 1956 le arriva l’offerta dalla Fox che non può rifiutare, Anastasia, il film sulla leggenda della figlia superstite dello zar di Russia. Roberto Rossellini non è d’accordo. Ma la loro è già una storia finita. I due si separarono nel 1957 e il regista ottenne la custodia dei figli. Anastasia fece vincere a Ingrid Bergman il secondo Oscar della sua carriera. Il pubblico americano le aveva ormai perdonato lo scandalo e l’amava ancora, ma la stampa no. Per cui non presenziò alla cerimonia degli Oscar e mandò a ritirarlo il suo migliore amico Cary Grant. "Sono passata da santa a puttana e poi di nuovo a santa in una vita sola", dirà lei. Ingrid Bergman si sposò ancora, nel 1958, con il produttore svedese Lars Schmidt, ma il loro matrimonio sarebbe terminato nel 1977, quando lui ebbe un figlio da un’altra donna. Per lui, nessun senatore lanciò anatemi. Roberto Rossellini se ne andò il 3 giugno del 1977 per un attacco cardiaco. Al suo funerale solenne intervennero le autorità dell’epoca, anche il presidente del Consiglio Aldo Moro e venne venne trasmesso in tv. La vita avventurosa di Ingrid Bergman, invece, si è spenta nel 1982 per colpa di un cancro al seno con cui ha combattuto per un po’. Era il 29 agosto, esattamente il giorno del suo 67esimo compleanno.