Monica Bellucci e quei 17 minuti di stupro "che non so se rifarei, chiederei alle mie figlie"

Non farebbe mai Sanremo, condivide il red carpet con l'ex Vincent Cassel, chiederebbe un parere prima di tutto alle sue figlie: Monicà torna a Venezia76 con Irreversible - Inversion Integrale.

"Irreversible" Red Carpet - The 76th Venice Film Festival
Elisabetta A. VillaGetty Images

Bellezza, violenza e il loro contrasto. “Penso che siamo in un momento in cui certi temi vadano affrontati. Questo film l’ho fatto diciassette anni fa, ma oggi è diverso. Vedo le nuove generazioni con un’apertura maggiore rispetto a quando noi avevamo la loro età. I ragazzi di oggi sono più preparati a parlare di temi scottanti. Stanno cambiando sempre di più i codici sociali. La brutalità della violenza può toccare chiunque”. Chi ci parla così è l’attrice italiana più amata e desiderata al mondo, Monica Bellucci, e il film è Irreversible - Inversion Integrale, la rivisitazione cronologica del film del 2002 ad opera dello stesso regista del primo Irreversible, Gaspar Noé, in cui lei recitò insieme all’allora marito Vincent Cassel. Il primo film a Cannes fece scalpore non tanto per le scene di nudo molto esplicito, ma per la terrificante scena di stupro lunga diciassette minuti da lei subita in un sottopassaggio. “Oggi ci rifletterei due volte prima di accettare una cosa così potente”, ci dice l’attrice cinquantacinquenne quando la incontriamo alla 76esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, avvolta da un lungo abito di Dolce & Gabbana. “Quando mi chiedono di fare un film penso molto alla reazione che potranno avere le mie figlie, a come possano reagire loro e i compagni di classe. Ho una responsabilità fondamentale nei loro confronti prima che verso me stessa. In ogni caso, prima di accettare un’altra parte scandalosa, se mai accettassi, ne parlerei prima con entrambe”.

La nuova versione del film, che ha presentato sul red carpet in compagnia dell’ex marito Vincent Cassel, primo red carpet a sei anni dalla separazione, è stata girata in maniera diversa, al contrario del primo che iniziava dalla fine per arrivare all’inizio. “Ho raccontato la violenza, ma di violenza non ne ho subito alcuna”, precisa lei. “La scena del tunnel l’abbiamo provata tantissime volte, ma in quella circostanza ero libera dal rischio. Stavo recitando, il mio corpo era nelle mie mani, avevo un potere assoluto e non ho rischiato nulla. Quella realtà non era la vera realtà, anche perché nulla è più terribile della realtà stessa”. In ogni caso – aggiunge – la cosa che mi rincuora è che i rapporti uomo-donna stanno migliorando a mio avviso sempre di più. Non c’è bisogno di fare la guerra in tal senso, ma di trovare argomenti per farli evolvere. Critichiamo tutto, ma quando accompagno le mie figlie a scuola vedo che ci sono tanti papà che accompagnano i loro figli così come quando vado al parco (ci piacerebbe assistere alla scena della Bellucci che arriva la mattina nella scuola delle figlie, sarebbe bellissimo), prima non c’erano”. Questo significa che le cose stanno cambiando e che sempre più donne sono in politica, sempre più donne sono registe e così via. Sono piccoli passi, ma noi donne stiamo entrando sempre di più nel mondo sociale e gli uomini nelle nostre sfere. C’è un terreno di comunicazione che si sta formando malgrado le difficoltà e bisogna continuare su questa strada”. Prima di salutarci e dopo averci confessato che non farebbe mai Sanremo (“facciamolo presentare a chi sa farlo, io non sarei in grado”), le chiediamo che cosa farebbe o non rifarebbe se potesse riavvolgere, come nel film, la sua vita. “Non si può tornare indietro”, ci risponde. “Il cammino che abbiamo fatto, comprese le cadute, sono necessarie, perché per ogni caduta c’è una rinascita fino a quella finale”.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito