Nel nome d'arte di Susan Sarandon c'è il ricordo della sua prima (tenera) volta

Erano gli anni della contestazione e una ragazza ribelle incontrò un ragazzo bellissimo che, in qualche modo, l'avrebbe accompagnata per tutta la vita.

Susan Sarandon Appearing In 'F Scott Fitzgerald And The Last Of The Belles'
Walt Disney Television Photo ArchivesGetty Images

Susan Sarandon vanta una serie di caratteristiche fortemente invidiabili. Nel senso strettissimo del concetto, perché vuol dire proprio che donne di tre generazioni diverse spesso vorrebbero essere state al suo posto. Intanto, perché obiettivamente non è mai stata una bellezza convenzionale eppure passerà alla storia come una donna supersexy, oltre che ultra-brava. Poi, perché è una delle poche attrici di Hollywood che continuano a lavorare anche dopo gli “anta” (anche grazie a lei, piano piano, Hollywood sta perdendo il vizio di simulare un mondo in cui le donne non superano i 35 anni). Infine, gli si invidiano gli uomini con cui ha avuto relazioni sentimentali. Nel suo curriculum amoroso ci sono nomi non scontati che vantano due caratteristiche: o sono bellissimi, o sono geniali. O entrambe le cose. La prova che i suoi gusti siano veramente raffinati sta, ad esempio, nel fatto che ben due dei suoi ex sono stati dei vampiri al cinema. E a meno che non lavori con Quentin Tarantino, per fare il vampiro devi essere un concentrato di sensualità che non basta un autotreno a trasportarla tutta. Uno dei suoi "ex vampiri" è stato David Bowie, che Susan ha conosciuto sul set del film cult del 1983 Miriam si sveglia a mezzanotte e col quale ha avuto una liaison focosa (David la definiva “una donna bollente”). L’altro è Chris Sarandon. Segni particolari: l’unico uomo che l’ha convinta ad andare all’altare.




Ma chi è Chris Sarandon? Guardare le sue foto da giovane comporta qualche secondo di esitazione perché, beh, era davvero bello. Chris Sarandon è nato in West Virginia nel 1947, figlio di immigrati. Sua madre era greca mentre suo padre, che si occupava di ristorazione e negli Usa aveva tagliato il lungo cognome Sarondonethes, era di Istanbul. Gli affari andavano bene ai Sarandon per cui, in base a quel giusto principio per cui gli immigrati ci tengono che la generazione successiva salga di un piano con l’ascensore sociale, investirono nell’istruzione del figlio. Dopo il diploma, Chris inizia a frequentare la Catholic University of America a Washington. Manca poco al 1968 e gli animi sono molto caldi, le passioni molto forti, le contestazioni già frequenti. Durante un corteo di universitari contro l’escalation dell’intervento americano nel conflitto in Vietnam, il 18enne Chris incrocia un’invasata graziosissima che strilla e si agita più di tutti. E ne rimane folgorato.



Susan Tomalin ha diciannove anni, è andata a vivere da sola a 17 ed è secchiona e allo stesso tempo trasgressiva, come lui. La famiglia le ha imposto un’educazione cattolica in scuole molto severe e per reazione ora si sfoga con l’attivismo politico. È una bomba di ormoni che si prende cotte, indistintamente, anche per le donne; non che la cosa sia strana, in piena rivoluzione sessuale. Ma della sua impostazione familiare, a Susan restano dei fattori incancellabili, come la monogamia strettissima che coltiverà per tutta la vita. Chris ha occhi tenebrosi, naso da statua greco-romana, labbra carnose. E poi ha una voce pazzesca, bassa e calda che, ancora non lo sa, ma diventerà il suo marchio di fabbrica. Anche la ninfa Susan dallo sguardo intelligente rimane molto colpita. Forse si baciano già il giorno del primo incontro. Scoppia l’amore e nasce una love story molto seria. Diventano inseparabili, due veri sweetheart, e a quell’età non c’è niente di meglio che avere la persona amata nello stesso complesso universitario. Oggi Susan Sarandon racconta che sì, è stato lui il primo, anche se in una scuola cattolica non era poi così facile trascorrere la notte insieme. Mentre nei momenti di coccole sognano di intraprendere la carriera di attori, si giurano di voler stare insieme per sempre e di darsi supporto forever and ever. E così, il 16 settembre del 1967, quando sono più o meno ventenni, Chris e Susan si sposano.


Appena laureati, è Chris a trovare subito un ingaggio con una compagnia teatrale e a iniziare un tour. Susan lo segue: “era lui ad avere il lavoro, per cui dove andava Chris, andavo io”, racconta. Nel 1968 si spostano a New York. La carriera di Chris sta prendendo piede mentre lei ha qualche difficoltà. Il viso di Susan Sarandon è molto particolare, ha bisogno del vero estimatore, per essere apprezzato. Nel 1970 accompagna il marito al provino per un ruolo in La guerra del cittadino Joe. È la storia di Bill, un pacifico membro della borghesia americana la cui figlia Melissa rischia di morire per un’overdose; incontrato per caso il fidanzato di lei che le ha somministrato la droga, l’uomo lo uccide in un raptus di rabbia e da lì, insieme a Joe, un avventore di un bar incontrato dopo l’omicidio, inizia la sua guerra personale contro la cultura hippie. Chris Sarandon si candida per il ruolo del fidanzato balordo. Ma i responsabili del cast, quando scorgono Susan al suo fianco, le chiedono di farsi avanti, la provinano e le assegnano la parte di Melissa. E a Chris, niente.


Susan quindi gira il suo primo film con il cognome da sposata, un nome d’arte perfetto. E anche se la parte è risicata, ottiene buone recensioni. Sia lei che Chris iniziano a lavorare per la tv, e i ruoli su set diversi cominciano a dividerli. Per ironia del destino, però, fanno il colpaccio entrambi nello stesso anno, il 1975, con due pellicole destinate a diventare dei cult. Chris ottiene un ruolo importante in Quel pomeriggio di un giorno da cani, di Sidney Lumet, con protagonista il già-abbastanza-mosto-sacro Al Pacino. Lui interpreta il fragile Leon Shermer, personaggio ispirato alla figura realmente esistita di Elizabeth Debbie Eden, una transgender il cui compagno John Wojtowicz rapinò una banca per pagarle gli interventi per cambiare sesso. Il suo quasi monologo di tre minuti in un comando di polizia, scapigliato e con le mani che tengono pudicamente chiuso il colletto di un pigiama, è un pezzo di bravura che gli fa ottenere la nomination agli Oscar come Migliore Attore non protagonista e il Golden Globe nel 1975. E Susan?

Nello stesso anno, lei viene scelta per il ruolo di Janet Weiss nel musical The Rocky Horror Picture Show che, concepito come “un filmetto da poco”, dopo un avvio stentato diventa una pellicola leggendaria. L’interpretazione di Susan, un misto di malizia e ingenuità, la vocina mielata con cui canta le canzoni in copione, è irresistibile. Praticamente, di tutti gli attori che lavorano in quel film, ancora da pienone ogni volta che viene riprogrammato nei cinema per un revival, è l’unica a spiccare davvero il volo. Le rispettive carriere dei due ex adolescenti inseparabili hanno già reso le loro vite due rette parallele che non convergono mai. Ma i Chris e Susan non si tradiscono. Lei è sul set con quel galantuomo di Robert Redford ne Il temerario, lui con le due sorelle Margaux e Mariel Hemingway in Lipstick (che uscirà in Italia con lo scabroso titolo Stupro). Figli: zero, troppo impegnati col lavoro. Lui diventa sempre più affascinante, tanto che gli danno il ruolo del demone in Sentinel, nel 1977; intanto Hollywood è sempre più intrigata dal fascino stropicciato di Susan, che ha sempre il viso di una che si è appena svegliata dopo una notte di passione. Infatti, sta per decollare definitivamente con un film scandalo.

Si tratta di Pretty Baby di Louis Malle, il film del 1978 in cui debutta la teenager Brooke Shields. Una pellicola che tratta la prostituzione minorile nei bordelli agli inizi del secolo scorso e che oggi forse sarebbe impossibile girare con le stesse modalità vista l’esposizione molto cruda della giovane attrice protagonista. Solo grazie alle proteste di Susan, che interpreta la madre, prostituta anche lei, Brooke non girerà alcune scene di nudo integrale veramente eccessive. Da lì, Susan Sarandon è destinata a una sfilza di successi, cinque nomination all’Oscar e una statuetta per Dead Man Walking, e la reputazione di attivista di ferro per i diritti civili. Chris Sarandon, che aveva iniziato prima di lei, porterà avanti una carriera meno vistosa. Negli anni 80 raggiunge un picco di popolarità per due ruoli: quello del conturbante vampiro Jerry Dandrige in Fright Night del 1983 (in Italia uscito come L’Ammazzavampiri), e quello del Principe Humperdinck in La storia fantastica, del 1987.



Ma nel frattempo Chris Sarandon e Susan Sarandon, la coppietta d’oro dell’università cattolica, dopo 12 anni di matrimonio e dopo aver realizzato il sogno per cui si erano scambiati promesse adolescenziali sotto le stelle del Campus, hanno divorziato. Nel 1979 hanno diviso le loro vite e nessuno dei due ama raccontare cosa si sia rotto. Lui si sposerà ancora due volte e la terza moglie, la cantante e attrice Joanna Gleason è ancora la sua compagna di vita. A volte, accetta inviti alle convention di film horror e posa con i cosplayer de L'Ammazzavampiri. Susan, nonostante le famose storie d’amore, non si sposerà più, nemmeno con Tim Robbins in 20 anni di relazione. Guardandosi indietro Susan, che ha conservato per sempre il cognome del marito nel nome d’arte perché, dice, quando hanno divorziato era ormai troppo famosa, ha ammesso di recente: “Forse è stata una follia: a cosa stavo pensando quando gli ho detto di sì, così giovani? Forse volevo dirgli ‘grazie’? Chris è stato il primo uomo con cui sono andata a letto ed è stato così gentile e paziente, a quel tempo stare a scuola e vivere insieme era impossibile”. E ti fa venire il dubbio che in fondo, quel cognome non l'abbia mantenuto solo per pura praticità.

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