In un’ipotetica enciclopedia delle donne più controverse della storia mondiale, un ritratto di Imelda Marcos meriterebbe la copertina. Magari con la stampa sovrimpressa di una iron butterfly, il soprannome di Imelda Marcos da giovane, che riassumeva la sua grazia delicata da farfalla e la sua coriacea strategia di arrampicatrice sociale. O una rielaborazione grafica di Marie Antoinette, un altro dei soprannomi con cui la ex First Lady delle Filippine era stata battezzata dalla stampa internazionale. Ma non basterebbe un semplice profilo su chi era Imelda Marcos a raccontare le gesta di una donna che ha attraversato quasi del tutto inerme 60 anni di potere, detenendolo quasi altrettanto a lungo. Separare la storia del paese da quella della prima First Lady dalle Filippine non si può: a 90 anni Imelda Marcos è l'esempio vivente dell'avverbio ancora. È ancora in grado di essere protagonista delle cronache. È ancora in grado influenzare il suo paese stringendo i fili di tele robustissime, e talmente intrecciati tra loro da far alzare le mani a chiunque. È ancora la Grande Madre delle Filippine, nonostante non abbia più . E nel documentario su Imelda Marcos The Kingmaker, girato dalla regista Lauren Greenfield e presentato diventa ancora più plateale.

Ancora oggi la figura di Imelda Marcos è un abisso di complessità. I suoi eccessi di ostentazione del lusso, la vanagloria e il culto di sé avrebbero potuto fare le gioie di autori tv ideando un Keeping Up With The Marcos in stile Kardashians, se all'epoca fossero andati di moda i reality show. Nel lento disvelamento del suo narcisismo, emergono anche gli elementi per la condanna pubblica: ci sono tutti, e si sanno anche. Ma sembra difficile impugnare le prove per rendere esecutive le sentenze. Nella personale capacità “La percezione è realtà, la verità no” dichiara Imelda Marcos nel documentario: e a detta di Andy Crump di Mic, è l’unica frase plausibilmente reale e veritiera della ex First Lady, che continua a tessere le sue trame tenendole fascettate di bugie. Imelda Marcos è sempre impegnata a difendere quegli stralci di autorità pubblica e privata che ha conquistato a colpi di scorrettezze e profitti personali, forse persino macchiandosi di omicidio (ma non è stato mai provato).

La controversa Imelda Marcos
TED ALJIBEGetty Images

Col marito Ferdinand Marcos, ex presidente dittatore delle Filippine dagli anni 60 al 1986, Imelda Marcos detiene il record di “più grande ladrocinio di governo” con tanto di posto d’onore nel Guinness dei Primati. Le controversie sono ancora vivissime, perché riuscire a inquadrare la figura di Ferdinand Marcos nell'ottica giusta richiederebbe un lavoro di revisione storica obiettivo e scrupoloso, e altrettanto funzionerebbe per Imelda. Ma la quantità di denaro che i due ex coniugi presidenziali si sono intascati a fini personali è ancora oggi non quantificabile: si parla di miliardi di dollari sottratti alle casse dello Stato attraverso un sistema organizzato di società fantasma compiacenti. Quei soldi sottratti ai filippini servivano a finanziare i progetti personali o i costosi vizi dei potenti, ben riassunti nell'immagine storicizzata di Imelda Marcos e le sue scarpe: un numero che oscilla tra le duemila e le tremila paia accumulate nel corso degli anni. Fu il dettaglio che la identificò per sempre come la stravagante, capricciosa moglie del presidente delle Filippine. A ciò contribuì il New York Times con un mitico pezzo incentrato proprio sulle scarpe di Imelda Marcos rimaste nella residenza presidenziale del palazzo di Malacañang dopo la Rivoluzione del Rosario del 1986, che destituì i Marcos mandandoli in esilio nelle Hawaii. Ma non c’era solo lo sfizio couture di vestiti e scarpe da soddisfare per la First Lady che avrebbe voluto essere paragonata a Jackie Kennedy. C’erano le tele originali di Van Gogh o i quadri di Picasso, questi ultimi appesi attualmente nella casa di Manila dove Imelda Marcos abita tuttora. C’erano i gioielli, ok, e probabilmente una domestica il cui compito era solo quello di lucidarli e pulirli ogni giorno. C’erano gli investimenti immobiliari sparsi per tutto il mondo, volti a far sparire e fruttare quei soldi ingiustamente rubati, per cui gli Stati Uniti avrebbero poi processato Imelda Marcos.

Ma la luce che il documentario accende su Imelda Marcos oggi è diversa. E illumina una donna felicemente imbrigliata in una costante riaffermazione della sua persona. Nella vita di Imelda Marcos sono stati sempre dei capisaldi: la sete di potere, l’avidità, la penetrazione capillare in ogni maglia di controllo (fu lei ad assumere le presidenze di diverse cariche filogovernative), fossero le autorità o le aziende private. Ma più di tutti, ciò che ha contribuito alla avanzata della corazzata Marcos è stata la innegabile capacità di piegare la verità al proprio piacimento, cancellando i fatti reali per ricoprirli di storie inventate. Plausibili ma non veri, forse verosimili, forse riletti prendendo dettagli qua e là. Tanto da aver creato una realtà parallela alimentata da fattoidi, quando non vere e proprie fake news: ancora oggi ci sono molte persone convinte che i Marcos non abbiano rubato nemmeno un peso dai contributi dei filippini.

La deviazione della verità

è la base solida su cui si posa ancora oggi l’immensa fortuna di Imelda Marcos e figli, anche loro avviati alla vita politica filippina. E ha rischiato di caderci la stessa Lauren Greenfield, convinta di poter raccontare una diversa storia di Imelda Marcos. “La prima volta che l’ho vista pensavo di fare un film di redenzione, perché mi sembrava una persona perbene. Già la vedevo mentre si distaccava dai peggior aspetti del regime dei Marcos: se avesse voluto percorrere quella strada, avrebbe potuto dire 'Ero la first lady e non sapevo cosa stesse facendo mio marito'” ha raccontato la regista a Vanity Fair USA. Ma non sarebbe stata una cosa da Imelda Marcos.

La costante reinvenzione, cancellazione, interpretazione e filtraggio dei fatti portata costantemente avanti dalla famiglia Marcos nei suoi lunghi anni al potere, e dopo la destituzione dell’ex presidente dittatore, è il pilastro della loro inscalfibile resistenza nel tempo. Un rebranding continuo di ciò che è stato. La potenza comunicativa di riscrittura della verità reale, comprovata di documenti di comparizione in tribunale per corruzione o appropriazione indebita di fondi pubblici, si basa sulla convinzione personale di essere dalla parte della ragione. Imelda Marcos è la Grande Matriarca delle Filippine che ficca i contanti nelle mani di un malato terminale in ospedale, espone i documenti della causa vinta contro gli USA in una sorta di mausoleo personale della sua verità, si impegna a promuovere con immutato charme la candidatura politica del figlio Ferdinand "Bongbong" Marcos Jr., probabilmente destinato a ereditare il potere dall’attuale presidente Rodrigo Duterte (fedele ammiratore del presidente Marcos). L’unica verità che emerge in una miniera profonda di collaterali è che Imelda Marcos a 90 anni è ancora l’eminenza grigia delle Filippine. E non ha mai veramente pagato per ciò che ha fatto, né probabilmente pagherà mai: il lavoro di ingegnosa reinterpretazione dei fatti continua a proteggerla. L’unico accenno di karma è avvenuto ai festeggiamenti per il suo compleanno di 90 anni, nel luglio 2019: rovinati da un’intossicazione alimentare dei suoi invitati. Non lei, ovviamente, avvezza a scansare tutto, persino i complotti. Ancora oggi Imelda Marcos è il simbolo del potere con cui forse le Filippine non potranno fare i conti. Svaniti in un groviglio di falsità che non si dipanerà mai.