Da Liliana Segre e Marracash: il contemporaneo alla Prima della Scala

“Signori, state calmi, qui alla Scala ci vengo sempre" parola di Liliana Segre.

Prima Al Teatro Alla Scala - Season 2019/2020 Opening
Pietro D'apranoGetty Images

Da Liliana Segre a Patty Smith, dal presidente Mattarella alla coppia Elodie-Marracash, da Vittoria Puccini al Sindaco Beppe Sala e signora. Si può avere un abbigliamento sobrio, essere eleganti e tremendamente rock. Ne abbiamo avuto (ulteriore) conferma ieri sera a Milano, all’appuntamento italiano più atteso ed ambito dell’anno. Se New York ha il Met Gala, Milano ha la prima alla Scala, ma il desiderio (per molti) di esserci (per pochi) è lo stesso. La serata che apre la stagione lirica al Piermarini ha però un trascorso e una storia imparagonabile con l’evento americano, che come gli Stati Uniti stessi, è e sono venuti dopo di noi. Lusso, egocentrismo, eccessi, proteste di ogni genere (quanto ci manca Marina Ripa di Meana con le sue “trovate” per fa parlare di sé e far conoscere le sue prese di posizione ambientaliste?), “tanta apparenza e poca sostanza”, ci disse qualche anno fa Natalia Aspesi: la prima alla Scala è sempre stata tutto questo e molto altro ancora. Ieri sera, però, abbiamo visto finalmente qualcosa di diverso.

Liliana Segre e Beppe Sala
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Prima di assistere a una perfetta interpretazione della Tosca (bravi tutti e tre i protagonisti, Anna Netrebko, Francesco Meli e Luca Salsi, rispettivamente Tosca, Cavaradossi e Scarpia) ed esser stati partecipi di quel raffinato kolossal griffato David Livermore - con scene che scendono e che salgono, primedonne che volano in uno scenario mozzafiato con l’angelone di Castel Sant’Angelo che sprofonda e Tosca che muore (o viene assunta?) in cielo - il vero spettacolo c’è stato fuori, nel foyer come all’interno delle sale del teatro, con l’arrivo degli ospiti, più (che meno) noti. Tutti lì, perché esserci, fregandosene della pseudo libertà che può offrire il ponte dell’Immacolata, significa ancora qualcosa.

Patty Smith
Pietro D'apranoGetty Images

Tutti lì all’insegna del buon gusto, che per fortuna, in alcuni casi, vuol dire ancora cultura, storia, musica e, soprattutto, ben vestire. Il nero l’ha fatta da padrone assieme al velluto e al raso: meno, le piume e gli strass, che sono state contenute, un po’ come la presenza di celebrity, di gran lunga offuscate dalle autorità. Patty Smith, con il suo cappello nero come il completo giacca/pantalone da uomo, è sempre Patty Smith e colpisce sempre, ma non è stata da meno la première dame meneghina Chiara Bazoli, elegantissima nella sua gown a sirena e scollo a V nella parte superiore di Armani Privé, molto apprezzata dal marito-sindaco che, però, non ha scelto Re Giorgio per il suo smoking, ma il suo sarto napoletano di fiducia da più di venti anni.

A scegliere lo stilista che il mondo ci invidia, sono state Maria Elena Boschi – in tailleur pantalone nero e chioma raccolta – la moglie del ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, Michela Di Biase (anche lei in scuro) e, ancora, Laura Mattarella (in grigio) – che ha accompagnato per la seconda volta papà Sergio, il più applaudito della serata, nel palco Reale – la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, la donna che è dietro al successo delle Olimpiadi 2026 di Milano e Cortina, Evelina Christillin e la coppia cinematografica più sexy del momento, Francesca Barra a Claudio Santamaria. Lei in blu scuro con una cappa di tulle e strass, lui – ovviamente – in nero. Perfetti in questa loro “prima volta”. Quasi nessuno, se non qualche fotografo, si è accorto del look della dottoressa Dvora Ancona, un outfit pieno di lucine e tulle bianco realizzato da Antonio Riva. Chi l’ha vista, l’ha evitata dimostrando di essere ancora più snob di un abitante della londinese Primrose Hill.

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Torna a far trionfare il rigore, la sobrietà e la vera eleganza la coppia formata dall’ex presidente Mario Monti e Elsa Antonioli, seduti accanto alla donna che tutti, ma proprio tutti, hanno voluto salutare e omaggiare (e non può che essere un buon segnale): Liliana Segre, in forma smagliante, anche lei sobria in blu e bianco, elegantissima nella sua semplicità. Stupita, imbarazzata e a suo modo divertita da cotanta attenzione, riporta tutti all’ordine dicendo: “Signori, state calmi, qui alla Scala ci vengo sempre, sono più di venti anni che ho l’abbonamento”. Sipario.

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