La questione J.K Rowling, la corrente del femminismo TERF e Twitter, sempre Twitter

Cos'è successo dal tweet della scrittrice più famosa al mondo in poi...

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ANGELA WEISSGetty Images

Questa è l’ultima delle polemiche che ci serviva per Natale, perché cosa c’è di meno natalizio che gettare un’ombra sulla reputazione di J.K. Rowling, una delle donne più amate, delle scrittrici più ammirate, nota paladina della gender equality e soprattutto creatrice della saga di Harry Potter?

Ma partiamo dall’inizio, ovvero da un tweet della stessa Rowling di giovedì 19 dicembre:

“Dress however you please.

Call yourself whatever you like.

Sleep with any consenting adult who’ll have you.

Live your best life in peace and security.

But force women out of their jobs for stating that sex is real?

#IStandWithMaya #ThisIsNotADrill

Di cosa sta parlando J.K. Rowling è presto detto: sta dichiarando solidarietà a Maya Forstater, femminista e consulente dal 2018 di un think tank chiamato Centre for Global Development (CGD) che non le ha rinnovato il contratto per via di una serie di tweet rivolti contro le donne trans. Forstater ha deciso di fare causa alla compagnia, invocando il diritto a esprimere le proprie opinioni, ma il tribunale le ha dato torto sostenendo che le sue opinioni rientravano in un ambito di discriminazione e transfobia incompatibile con le policy di CGD.

Il dettaglio che potrebbe esservi sfuggito è che Maya Forstater è parte di una delle correnti più radicali e controverse del femminismo, meglio conosciuta come TERF (trans-exclusionary radical feminist cioè Femministe Radicali Transescludenti), di grande attualità specialmente in Gran Bretagna. Cliccate sull’hashtag #IStandWithMaya per vedere coi vostri occhi: un susseguirsi di dichiarazioni dai toni transescludenti e di più o meno esplicita discriminazione nei confronti delle donne trans, i cui diritti sono visti come una minaccia nei confronti delle “vere donne”, dei loro diritti e della loro affermazione.

Cosa siano le TERF è complesso e ogni definizione suona riduttiva, come sempre nel caso delle correnti, perché il movimento femminista non è un unicum come molti credono ma un insieme di tante donne diverse che per motivi diversi credono in cose a volte diverse.

Nello specifico, le TERF credono in un femminismo “della differenza” e la “differenza” di cui parliamo è ovviamente quella tra uomo e donna, che rappresenta per chi aderisce a questa corrente un principio di esclusione anziché di inclusione: donne e uomini sono differenti, binari biologicamente e socialmente, e questo rende secondo loro necessaria una radicale separazione tra chi possiede una vagina e chi no, per andare alla “radice” del problema che è la sottomissione femminile.

Una convinzione che le fa schierare le TERF contro altri femminismi sui temi della GPA (gestazione per altri) e dell’inclusione delle sex workers ma soprattutto delle donne trans (attenzione, non gli uomini trans, che invece alla nascita sono stati assegnati al genere femminile e dunque per loro sono biologicamente donne) all’interno del movimento.

Lo scontro è sempre più acceso anche perché il femminismo oggi più diffuso è tendenzialmente quello INTERSEZIONALE, ovvero che non parte dalla binarietà uomo/donna in cui l’uomo è predatore e la donna vittima ma teorizza una rete di gerarchie sociali e culturali che incrociano genere, etnia, condizione sociale, religione chiamate “rette di oppressione” che si intersecano, creando una metaforica “rete della discriminazione” che vuole riprodurre le sfumature del reale, in cui una donna non bianca sarà più oppressa di una donna bianca, un uomo gay sarà più oppresso di un uomo etero, e così via, non certo in una gara a chi è più sfigato ma in un tentativo di unire tutt* nella lotta per l’uguaglianza sociale in cui nessuna causa dovrebbe essere più importante delle altre. Quindi, anche le donne trans e soprattutto le donne trans, in quanto oppresse da una società che dà per scontato il genere assegnato alla nascita, secondo il femminismo intersezionale sono parte integrante del movimento.

Per il femminismo TERF invece esiste una causa effettivamente più importante di altre, quella delle donne biologiche, e questo è senz’altro legittimo e non è un problema per nessun*, finché non finisce per portare all’aggressività e allo scontro (anche personale, come nel caso del tweet che ha fatto licenziare Forstater, diretto contro Pips Bunce, il direttore di Crédit Suisse noto per la sua dichiarata gender fluidity) spesso con altre donne e altre femministe, o ad aderire alle cause opposte: ad esempio, in Italia, alcune TERF sono state protagoniste di strane alleanze con la destra ultracattolica, come la richiesta di far parte di una commissione a Milano contro la trascrizione di una paternità surrogata, firmata con Luigi Amicone che è anche uno dei promotori della famigerata mozione anti-aborto.

Alleanze che creano la percezione che esista un paradossale cortocircuito nella corrente TERF per cui anche il peggiore degli oppressori vale un’alleanza in nome del perseguimento di quelli che si pensa siano gli obiettivi fondamentali.

Il femminismo però è un mondo complesso e sfaccettato così come lo sono le posizioni all’interno del movimento LGBT+ di cui faceva parte Arcilesbica, oggi guidata da una corrente femminista radicale, e proprio per questo sarebbe ingiusto definire le TERF con termini che le riducano a un integralismo fine a sé stesso: le loro posizioni sono parte del discorso, si radicano in convinzioni politiche ben precise e va loro riconosciuto il diritto ad esistere.

Ma va detto anche che in un mondo in cui i femminismi sono tanti e tutti degno di rispetto, quella TERF è la corrente che ne ha dimostrato meno per le idee delle altre e che invece di includere persone nella lotta, lotta per escluderle e soprattutto, tende a usare toni e a prendere iniziative politiche che rendono il dialogo e la collaborazione difficili.

Ovviamente, il Natale è rovinato soprattutto per le persone trans che sono fan della saga potteriana - e sono davvero tantissime - che stanno trovando conferma al loro sospetto che J.K. Rowling appoggi, ammiri o perlomeno approvi sistematici attacchi e aggressioni contro la loro partecipazione a un movimento che dovrebbe lottare per l’uguaglianza. Altre donne famose, come Helen Mirren, hanno già preso parte al discorso in passato dichiarando la loro solidarietà alle rivendicazioni della comunità trans e la società sta iniziando non solo a riconoscere la legittimità della lotta contro quella che ormai chiamiamo omo-lesbo-bi-transfobia ma anche la cruciale importanza delle donne trans nella storia dei diritti (tra le altre cose, la sommossa alla Compton’s Cafeteria del 1966, antesignana di Stonewall e raccontata nell’ultima stagione della serie Tales of the City, fu guidata da donne trans come Marsha P. Johnson, protagonista di un recente documentario su Netflix)) con l’istituzione del Trangender Day of Remembrance.

In questo clima che sempre più si apre all’idea che la gender fluidity sia un concetto fondamentale per i diritti civili così come lo è la gender equality, non è sorprendente che la fan base di J.K.Rowling si sia rivoltata contro la scrittrice: amareggiata e triste più che indignata, l’onda dei fan di Harry Potter ha dominato la giornata di ieri su Twitter oscurando, nei trend, persino l’impeachment di Donald Trump.

A riprova, se ce n’era bisogno, di alcune verità fondamentali: l’indiscusso valore dell’opera di Rowling, l’affetto che circonda le sue creazioni anche a molti anni di distanza e soprattutto la difficoltà di fare i conti con l’umanità, spesso contraddittoria, dei nostri idoli.

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