La principessa Haya di Dubai fuggita, la difesa del cognato di Rania di Giordania: "non toccatela!"

Il fratellastro di re Abdullah di Giordania si è schierato apertamente con la principessa coraggiosa, che ha denunciato il potentissimo emiro arabo

I legami fra le varie royal family del Medioriente stanno per diventare la causa delle loro divisioni? Potrebbe succedere, ora che un membro della famiglia reale di Giordania si è schierato apertamente contro quella di Dubai. Chi da qualche mese sta seguendo le vicende a tinte fosche della principessa Haya di Dubai e del suo divorzio dall’emiro Mohammed bin Rashid al-Maktoum sa che le cose non si stanno mettendo bene per l’uomo più potente degli emirati arabi, che l'Alta Corte di giustizia inglese ha dichiarato colpevole di aver fatto rapire le due figlie Latifa e Shamsa fuggite da palazzo.

Il principe Ali di Giordania e la principessa Haya di Dubai
-Getty Images


Una storia passata troppo in sordina, quella delle due nonostante si siano lanciati hashtag e comitati internazionali che ne chiedono la liberazione. Nessuno ne ha mai parlato pubblicamente, ogni membro della famiglia reale di Dubai ha sempre risposto che le due ragazze sono tornate a casa spontaneamente, anche se Shamsa è riuscita a pubblicare un video su YouTube in cui accusa chiaramente il padre padrone. Ma il mondo non ha fatto un plissé.


Fino a quando a confermare la brutta storia è arrivata la coraggiosa Haya, che dopo essere fuggita a sua volta a Londra con i due figli, Jalila e Zayed, si sta difendendo bene facendo tesoro dell’esperienza delle due figliastre che non avevano coinvolto l’opinione pubblica in modo eclatante come lei. E ora comincia a raccogliere le adesioni di chi si vuole dissociare dall’emiro di Dubai sotto accusa. Fra questi c’è il principe giordano Ali Bin Al Hussein, fratellastro del re giordano Abdullah II, marito di Rania di Giordania, ma anche fratello di Haya, entrambi figli del re Hussein di Giordania e della regina Alia, morta nel 1977 in un incidente aereo. Il principe Ali ha pubblicato sul suo profilo Twitter un messaggio decisamente schierato, una foto in cui abbraccia Haya e dice “Ecco mia sorella che amo! Dio la benedica”.

Grazie alla determinazione di Haya, i riflettori si sono finalmente rivolti alla storia delle due ragazze scomparse e anche Amnesty International ora attacca lo sceicco Mohammed Bin Rashid Al-Maktoum di Dubai e non tollera le sue giustificazioni riguardo rapimento e la sparizione forzata delle sue figlie, definite da lui, con presunzione “una questione familiare privata”. Il rapimento, ha specificato Amnesty, è una violazione dei diritti umani, è condannato dallo Stato e qualsiasi trattamento disumano non può essere “un affare di famiglia”.

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