La tv estiva italiana è stata creata da queste cinque donne negli anni 80

Il libro Mad in Italy racconta quarant’anni di costume italiano: e cinque donne che potrebbero essere la Marianne tricolore.

singer sabrina salerno, 1988   photo by soblirdbullstein bild via getty images
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* Premessa: Gabriele Ferraresi ha appena pubblicato Mad In Italy, Manuale del Trash italiano 1980/2020, un libro che racconta molto delle nostre estati a guardare la tv, dei personaggi che hanno "abitato" trasmissioni che oggi considereremmo politicamente scorrette e che, negli anni 80 e 90, andavano in onda anche alle 3 del pomeriggio. Questo è un estratto di donne raccontate nel libro che indaga il termine trash come "cultura del pop" e non per la sua versione più negativa.

La Marianne è la rappresentazione allegorica della Repubblica francese: dal 1970 in poi - fino a quel momento il busto era ispirato a una donna anonima - è stata individuata e scolpita con le sembianze di Brigitte Bardot, Mireille Mathieu, Catherine Deneuve, Inès De la Fressange e persino Laetitia Casta. Da noi non c’è nulla di simile?

Perché solo i cugini d’oltralpe possono impersonificare l’idea di nazione in un busto scolpito da disseminare in municipi, scuole, ospedali, in bene o male ogni edificio pubblico? Bene, noi ora grazie a Mad in Italy - Manuale del trash italiano 1980 / 2020, vogliamo colmare questa grave lacuna, e individuare cinque possibili Marianne nostrane. E sia chiaro: qui non stiamo parlando in senso stretto di trash come emulazione fallita, ma di trash per quello che è diventato nel sentire comune: quindi in buone sintesi, il costume italiano degli ultimi quarant’anni. A quando i banchetti per il referendum?

Sabrina Salerno // Nata a Genova il 15 marzo 1968, Sabrina Salerno è stata un chiodo fisso piantato nel profondo dell’immaginario adolescenziale – per ragioni intuibili soprattutto sul versante maschile ed eterosessuale – degli anni ottanta. Nel 1987 l’Italia la scopre con il video di Boys (Summertime love), che sempre ricordava così a Radio Deejay, qualche anno fa: «L’abbiamo girato in 10 minuti, avevo diciassette anni. Cecchetto la sera mi ha detto: “Non si vedeva niente... era perfetto, non si vedeva niente!”. Il giorno dopo pianti e lacrime... per me il video era un po’ forte. Potevo sembrare aggressiva e spavalda, in realtà avevo tutte le mie paure». Un video, in effetti, che se tarato sullo standard di oggi appare castigato come un abito d’epoca vittoriana.

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Serena Grandi // «Dopo il mio primo film mi trovai sotto casa ai Parioli un Ferrari bianco, con un enorme nastro rosa.». Diciamo che «il Ferrari bianco» era il regalo di un innamorato respinto, l’anno di cui stiamo parlando probabilmente il 1980; chi riceveva quel mazzolin di chiavi da Maranello era nientepopodimeno che Serena Grandi. Al tempo Serena era poco più che ventenne e probabilmente bella come non mai. Partita da Bologna, nata nel 1958 come Serena Faggioli, per il nome d’arte prese il cognome della madre. Una Marianna perfetta e senza tempo.

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Maurizia Paradiso // Sul finire del primo decennio degli anni duemila Maurizia Paradiso (nato Maurizio Paradiso, nel 1955) è in un momento di stallo della sua carriera. Conduttrice tv, attrice pornografica e non solo, protagonista di incredibili trasmissioni notturne sulle reti locali di mezza Italia – dove lancia tormentoni come «Amici de las noches!» e «Duro come la coda del canguro!» –, non sta facendo granché. I momenti di gloria, e fu vera gloria, sono stati negli anni ottanta e novanta. Nel 2007 esce la sua autobiografia, oggi oggetto di culto, I travestiti vanno in Paradiso. Negli anni successivi riappare malata ogni tanto a Le Iene, ma ora pare le cose vadano meglio. Maurizia è così oggi la Marianne perfetta e trasversale, probabilmente la migliore scelta possibile.

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Lory Del Santo // Lory del Santo emerge nel 1985 come protagonista di Drive In di Antonio Ricci, ed è un personaggio televisivo totalmente diverso dagli altri, perché di fatto è un’influencer che precorre i tempi; anzi, più che precorrerli, li percorre, avanti e indietro, in una vita che sembra scritta a quattro mani da Andy Warhol e Bret Easton Ellis. Valletta minorenne al Festivalbar negli anni settanta, raggiunta la maggiore età spesso attrice svestita in film di genere degli anni settanta e ottanta, e poi i novanta e la tragedia del figlio avuto da Eric Clapton caduto da un grattacielo di New York e, ancora, un altro figlio suicida nel 2018. Lory del Santo nel 1985 esiste, o meglio persiste, ancora oggi - basti ricordare la micidiale (ma seguitissima) serie The Lady caricata su Youtube e prodotta dal 2014 al 2017, e così via.

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Mara Venier // C’è un momento tra gli infiniti della vita di Mara Venier da ricordare e trasmettere ai posteri: il matrimonio con Jerry Calà nel 1984, di cui disse a Verissimo «Con Jerry la vita era sempre un gioco. Lui me ne combinava di tutti i colori ed era un vero e proprio “puttaniere”, si può dire vero? Vabbè, diciamo che era birichino... Ti dico solo che il giorno della nostra festa di matrimonio mentre tutti festeggiavano e Renato Zero cantava, lui è sparito. Io poi sono andata nei bagni e l’ho pizzicato con un’altra, non sai quante gliene ho date sia a lui che a lei. L’ho riempito di botte. Ma il nostro rapporto era così, poi lui si pentiva e tornava da me. Siamo stati insieme per sei anni. Oggi è il mio più grande confidente e amico».

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Mad in Italy. Manuale del trash italiano. 1980-2020
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