La favola di Sirimavo Bandaranaike, la prima donna premier nella storia del mondo

Nel 1965 nello Sri Lanka una casalinga di ottima famiglia si è ritrovata a condurre un paese, e a scoprire che le riusciva anche molto bene.

L’11 ottobre del 2000 il New York Times dedicava una pagina alla scomparsa di una donna il cui nome la maggior parte di noi fatica a ricordare, o forse non sa. Quando arrivano quelle domande da parte di bambine ambiziose a cui non sempre sappiamo rispondere, una di queste può essere: chi è stata la prima donna premier della storia? La mente comincia a cercare nei cassetti della memoria ma veramente in pochi tirano fuori il ricordo di Sirimavo Bandaranaike, che nel 2000 se n’è andata a 84 anni dopo una vita dedicata alla politica. La domanda per adulti che bisognerebbe porsi adesso è invece: chi era Sirimavo Bandaranaike, e come ha fatto a diventare la guida di una nazione il 21 luglio del 1960 in un paese come lo Sri Lanka, in modo completamente imprevisto e senza ereditare il titolo per qualche tipo di convenzione forzata?

Sirimavo Bandaranaike, alla nascita Sirima Ratwatte, non era una ragazza del popolo, chiariamolo subito. Nella sua epoca storica la classe sociale elevata in Ceylon, come in quasi tutto il mondo, era più che mai la rampa di lancio verso una vita di successo. Era nata in una famiglia agiata il 17 aprile 1916 a Ellawala Walawwa a Ratnapura, nel Ceylon inglese, figlia di Rosalind Hilda Mahawalatenne Kumarihamy, una stimata medica ayurvedica, e di Barnes Ratwatte, un politico. Il nonno aveva ricoperto il ruolo di capo induista Rate Mahatmaya, che poi assumerà anche il padre di Sirima. Ma il padre della bambina era anche un aristocratico, un membro dei Radala, una nobile famiglia reale nella grande città di Kandy. Per completare il mosaico della genealogia, uno zio di Sirima era stato il primo a ricevere il titolo di Sir britannico di Kandy. Sirima aveva cinque fratelli. La sua famiglia viveva in una walawwa, un tipo di lussuosa casa coloniale che nello Sri Lanka aveva forti connotazioni feudali. Tutta questa agiatezza e l’elevato livello culturale della famiglia significava una cosa fondamentale: una biblioteca in casa. Nessuno ha mai impedito a Sirima di soggiornavi dentro liberamente per lunghe ore, durante le quali si tuffava anche nelle opere letterarie e scientifiche di suo nonno, che leggeva tranquillamente in inglese e singalese. Curiosamente, nonostante la famiglia fosse buddista praticante e lei stessa rimarrà fedele alla religione buddista per tutta la sua vita, da ragazza venne mandata in collegio al convento di Santa Brigida a Colombo, che era un istituto scolastico cattolico. A 19 anni terminò gli studi e si dedicò a quella che oggi, svolta da una principessina britannica o giordana, si chiamerebbe “charity”. Organizzava piccoli ospedali nelle foreste, distribuiva cibo e medicine nei villaggi più poveri, si preoccupava soprattutto della condizione delle donne nei villaggi rurali. Accettò. molto giovane, il suo primo ruolo istituzionale: tesoriera della Lega dei servizi sociali, ruolo che manterrà poi fino al 1940.

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Al tempo, però, una ragazza "si doveva sposare". Sirima viveva con i genitori ma arrivò il momento in cui si cominciò a organizzare il suo matrimonio. I matrimoni si combinavano: dapprima le venne proposto dai genitori un cugino di secondo grado, ma lei lo respinse. Poi si valutò il rampollo di una famiglia prestigiosa di Ceylon, ma Sirima chiese ai genitori di scartare anche quello. Come usanza del tempo, i genitori chiesero aiuto a un paraninfo, che era una figura professionale molto comune fra le famiglie agiate, e questo gli segnalò un promettente avvocato che aveva studiato a Oxford, Solomon West Ridgeway Dias, all'epoca ministro delle amministrazioni locali nel Consiglio di Stato di Ceylon, più grande di Sirima di 17 anni. Inizialmente la famiglia dei Rattawa non lo prese in considerazione perché Solomon proveniva da una famiglia benestante ma di origini umili, i Bandaranaike, i quali avevano fatto fortuna a servizio di coloni della famiglia reale. Insomma, visti dai nobili Rattawa, Solomon era un parvenu. Ma il mediatore insisteva che si trattasse di un buon partito. Aveva ragione perché quell’uomo sarebbe passato alla storia come uno dei più amati politici dello Sri Lanka, così iconico nel suo paese da essere ricordato semplicemente, ancora oggi, con l’acronimo delle sue iniziali, SWRD Bandaranaike. I due si incontrarono e si piacquero. Sirima diede l’approvazione ma per convincere i suoi genitori si dovette ricorrere agli auspici astrologici che hanno confermato una straordinaria compatibilità della coppia. Le nozze si tennero il 2 ottobre 1940 nella splendida dimora coloniale dei Rattawa, così fastose che la cronaca mondana nazionale le definì “il matrimonio del secolo". Dopo il rito, gli sposi si trasferirono in una splendida villa affittata da Lionel Wendt, un celebre pianista, fotografo e cineasta singalese degli anni 40. Salomon continuò nella sua attività politica, mentre Sirima iniziò il tipo di vita che credeva avrebbe condotto per sempre, quella dell’agiata moglie di un eminente leader nazionale. Nel 1943 e 1945 nacquero le loro due figlie, Sunethra e Chandrika, partorite nella bella villa dove rimasero fino al 1946, quando il padre di SWRD. comprò per loro una prestigiosa residenza storica chiamata Tintagel, a Colombo (che oggi è un hotel a 5 stelle). Qui, nel 1949, Sirima - che dopo le nozze era diventata Sirimavo -, mise al mondo il figlio Anura. Intanto si interessava molto all’attività del marito e quando i tre ragazzi furono mandati a studiare all’estero come aveva fatto il padre, ebbe molto tempo libero per seguirlo in tutti i suoi impegni istituzionali.

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Nel 1956, sedici anni dopo il matrimonio, otto dopo l’indipendenza di Ceylon che aveva assunto il nome Sri Lanka, SWRD Bandaranaike venne eletto primo ministro. In un paese neonato c’era da costruire tutto l’apparato istituzionale, per cui SWRD si diede molto da fare con le riforme delle leggi sul lavoro, aumentò i salari minimi, istituì il fondo di previdenza sociale, fece approvare un disegno di legge che tutelava gli agricoltori e nazionalizzò le compagnie di autobus. Era diventato popolare in un modo quasi plebiscitario. Quasi. Il 25 settembre del 1959 Bandaranaike ricevette in udienza a Tintagel un rappresentante del clero buddista, Talduwe Somarama, e proprio perché si trattava di un monaco la sua sicurezza fece l’errore di non perquisirlo. Il monaco gli sparò nel momento stesso in cui si trovò al suo cospetto e Solomon Bandaranaike morì il giorno seguente, dopo un lungo e inutile intervento di sei ore. L’assassino fu processato e condannato a morte (sentenza poi eseguita il 6 luglio 1962), ma nel frattempo il partito fondato da SWRD Bandaranaike, lo Sri Lankan Freedom Party, aveva un disperato bisogno di un nuovo leader. O di una leader. La decisione che presero i vertici del partito fu ardita e coraggiosa: proposero a Sirimavo Bandaranaike di prendere il posto di suo marito. Perché no?, le dissero. Era preparata, era la persona più vicina alla sua mentalità e quella che più intimamente conosceva le intenzioni e i progetti del marito. Inoltre, il popolo era affranto per l’omicidio e avrebbe visto in lei il giusto proseguimento dell’opera di SWRD. Fu una decisione azzeccata. Il 21 luglio del 1960 Sirimavo Bandaranaike venne eletta Primo Ministro dello Sri Lanka. Era la prima donna al mondo a guidare una nazione per via democratica, non ereditando un regno o un titolo familiare. Lo fece nel modo migliore che un partito si può aspettare da un leader, uomo o donna che sia, per tre mandati: 1960-65, 1970-77, 1994-2000, cimentandosi come leader dell'opposizione fra un mandato e l'altro. Sirimavo nazionalizzò il settore bancario, quello delle assicurazioni, l'industria petrolifera, tutte le scuole parrocchiali che stavano ricevendo finanziamenti statali. Riuscì a ingraziarsi i gruppi buddisti che ce l’avevano avuta tanto col marito. Nel gennaio del 1961, sotto il suo governo, venne approvata la legge che faceva del singalese la lingua ufficiale, sostituendo l'inglese. I suoi governi non sono stati certo tutti rose e fiori. Sirimavo Bandaranaike dovette affrontare rivolte, proteste sindacali, scioperi da parte delle frange scontentate dalle sue azioni che puntavano ad allargare il consenso elettorale. Ma alla fine ascoltò sempre le istanze di tutti, cercando di mediare.

La carriera politica di Sirimavo Bandaranaike terminò nel 2000 per motivi di salute che la costrinsero alle dimissioni. Nel 1994 era stata eletta anche la prima presidente della storia dello Sri Lanka, Srima Dissanayake, anche lei dopo l’assassinio del marito. Il 10 ottobre, Sirimava si era recata a votare per il Parlamento e stava rientrando a casa a Tintagel, la splendida villa che lei e il marito avevano ricevuto dal padre di lui e dove suo marito era stato ucciso. Fu colta da un attacco di cuore a metà strada e morì quasi subito. Lo Sri Lanka decretò due giorni di lutto nazionale, le stazioni radiofoniche hanno sospeso la programmazione per mandare solo inni funebri. La camera ardente venne installata nel Parlamento e fu meta di pellegrinaggio. Ora riposa nel mausoleo di famiglia, l’Horagolla Bandaranaike Samadhi, vicina a suo marito. Ancora oggi, a distanza di 20 anni dalla scomparsa, il filmato su YouTube che documenta il funerale della prima donna che ha guidato lo Sri Lanka come Primo Ministro, raccoglie tanti messaggi di cordoglio del suo popolo.

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