La curiosa vicenda di come Marlon Brando rubò la scena a sua sorella Jocelyn

Il divo dei divi aveva una sorella attrice bella come lui, brava come lui che aveva debuttato prima di lui, ma che non diventò mai famosa quanto lui...

Essere genitori è il compito più difficile del mondo e molti di noi possono testimoniare, per esperienza diretta, che i genitori non sempre conoscono così bene i figli da fare le scelte giuste per loro. Succede in buona fede, e anche la famiglia Brando non è stata esente dagli errori di valutazione dei loro ragazzi. Per questo Dorothy Julia Pennebaker, la madre di Jocelyn Brando e Marlon Brando, riponeva le sue aspettative sulla prima, quella che fra i due le sembrava predestinata a diventare un mito, una star internazionale, ciò che non era riuscito a lei. Fra Jocelyn e Marlon c'erano 5 anni di differenza. Jocelyn Brando è nata nel 1919 a San Francisco e poco dopo la sua nascita i genitori si erano trasferiti nel Nebraska. Marlon Brando era nato lì nel 1924, due anni dopo un’altra sorella, Frances. La famiglia si è spostata ancora alcune volte dal Nebraska all’Illinois e poi ancora la California, destabilizzando un po’ i figli. Ma il problema principale, quello che influirà più sia sul carattere del futuro divo che della sorella maggiore, non è stato l’eccesso di traslochi.

I coniugi Brando - Pennebaker erano entrambi alcolisti. Dorothy, attrice e regista teatrale di medio talento, lo era in modo esagerato. Marlon Sr. lavorava in una fabbrica di pesticidi e quando si ubriacava diventava violento, per cui nessuno aveva niente in contrario se trascorreva più tempo nei bordelli che in casa. Quando era sobrio, spesso riportava a casa la moglie priva di sensi, quando non erano i bambini a cercarla nei bar di quartiere, la notte. A volte i genitori, nella fretta di raggiungere un posto dove bere, li lasciavano con una babysitter indonesiana che si spogliava nuda e si metteva a dormire nel lettino con Marlon jr. Il ragazzino si prese una cotta per lei e le scrisse una lettera d’amore a 12 anni, e per tutta la vita si invaghirà quasi solo di donne esotiche. Marlon Jr veniva alle mani con il padre, di tanto in tanto, e si lamenterà che, dovendo scegliere fra prendersi cura dei figli e buttare giù un bicchiere, la madre preferiva il secondo. Jocelyn, la più grande dei tre, aveva sviluppato un senso di responsabilità con il quale cercava di sostituire la madre come poteva. Ma era una bambina anche lei.

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Dorothy Pennebaker Brando affrontò i suoi problemi con la bottiglia quando i ragazzi erano già cresciuti e iniziò a frequentare gli Alcolisti Anonimi. Cercò di convertirsi in una madre vera, preoccupata del loro futuro e siccome lavorava nell’ambiente dello spettacolo, pensò di potere rendere uno di loro una star. Marlon sembrava senza speranze: sin dai primi anni di scuola aveva chiuso a chiave gli insegnanti nelle classi, appiccava fuochi ovunque, sfasciava le campanelle dell’edificio scolastico e al primo anno di liceo aveva fatto irruzione in moto nei corridoi della scuola. Per cui Dodie pensò che la persona giusta su cui investire come manager era Jocelyn. Spedì Marlo in accademia militare e fece debuttare Jocelyn in una produzione teatrale diretta da lei, a Omaha nel Nebraska. Da quello stesso palco, Dodie aveva lanciato e formato Henry Fonda (il padre di Jane Fonda). Jocelyn se la cavò bene e a 22 anni era pronta per il debutto a Broadway, nel 1942. Nel frattempo, anche il fratello Marlon, espulso dall’accademia militare, aveva espresso il desiderio di fare l’attore. Suo padre lo aggredì, gli urlò che la recitazione era un “mestiere per donne omosessuali e emarginati”, lo derise chiedendo a quale delle tre categorie apparteneva. Tormentò così tanto il figlio che questo non avrebbe mai tratto soddisfazione dal successo, masticando sempre il retrogusto amaro di fare qualcosa di sbagliato.

Nonostante tutto, nell’autunno del 1947 Jocelyn e Marlon furono due dei 50 studenti nell’appena inaugurato corso all’Actors Studio di New York. Jocelyn finì nella classe di Elia Kazan, Marlon con Robert Lewis. Marlon, oltre a essere bellissimo, tirò fuori un talento straordinario. Negli anni successivi confesserà che per prepararsi a una scena gli bastava pensare a suo padre e le sensazioni, soprattutto la rabbia, si accendevano. Jocelyn sembra aver elaborato meglio di lui l’infanzia difficile, o aveva rimosso tutto, e anche se bravissima, non era spinta dallo stesso senso di rivalsa che Marlon cova dentro. Succede così che Marlon, che aveva iniziato la gavetta dopo della sorella, debutta nel suo primo film nel 1950 in Il mio corpo ti appartiene, di Fred Zinnemann, mentre Jocelyn, che aveva lavorato tanto a Broadway, mise piede per la prima volta sul set nel 1953 con Avventura in China, di Don Siegel. Quando il suo primo film uscì al cinema, Jocelyn rilasciò un'intervista al Los Angeles Times e finì per parlare del fratello che era già diventato famoso con Un tram che si chiama desiderio: "Marlon è dolce, e lavora molto duramente”, spiegava con affetto, “gli ho chiesto dei suggerimenti su come comportarmi sul set e lui ha risposto: ‘boh, io ripeto solo le parole del copione. È tutto quel che so sulla recitazione cinematografica’. Probabilmente voleva che trovassi da sola la mia strada".

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Jocelyn raggiungerà poi il successo nel ruolo di Katie Bannion, la moglie del detective Glenn Ford, in Il grande caldo, girato anche quello nel 1953 per la regia di Fritz Lang. Ma non spiccò mai il volo come il fratello, che affiancò in due film: Missione in Oriente – Il brutto americano, nel 1963, e La caccia, nel 1965, con ruoli secondari. Si dedicò poi alla tv entrando nel cast di molte serie tra cui la prima versione storica di Dallas, del 1979. Semplicemente, aveva un’indole diversa. La sua ultima apparizione al cinema è nello splendido biopic Mammina cara del 1981, tratto dall’omonimo bestseller firmato dalla figlia di Joan Crawford, Christina, in cui Faye Dunaway interpreta la Crawford e Jocelyn l’attrice Barbara Bennet. Come andò la storia di Marlon la sappiamo tutti. Quando Jocelyn, invece, lasciò definitivamente il set, aprì una libreria a Santa Monica, The Book Bin e si confrontò con i demoni interiori dell'infanzia, che cercavano di affiorare, scrivendo poesie e insegnando una tecnica di self-help chiamata Il Diario Intensivo. È morta nel 2005, un anno dopo l’adorato fratello Marlon che aveva difeso per tutta la vita da ogni accusa che gli veniva mossa, senza mai abbandonarlo. Come facevano da bambini, quando lei dava la mano al fratellino e cercavano insieme i genitori nei bar.

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