Anna Foglietta “andare al cinema è un atto eroico”

Alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica la madrina racconta il festival post pandemia.

anna foglietta
Jacopo Salvi

Solare, divertente e con molto da dire, come ogni volta che l’abbiamo incontrata. Anna Foglietta arriva al Lido il giorno prima della serata inaugurale di questa 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, “una Venezia Zero”, come la definisce lei che sarà la madrina e nel parlare posa con il direttore Alberto Barbera indossando un completo di Armani e gioielli Bvlgari. “Questa Mostra ha una grande opportunità e una grande responsabilità – dice – perché per la prima volta il cinema può essere il primo a dimostrare che, rispettando le regole si può fare, si può tornare alla normalità e far ripartire l'economia”.

“Non ho mai visto l’essere madrina di Venezia come obiettivo della mia carriera – tiene a precisarci l’attrice romana, 41 anni compiuti lo scorso aprile, due figli maschi e una femmina avuti da Paolo Sopranzetti, “un uomo speciale conosciuto su Facebook” - anche se è un bellissimo momento per un’attrice, di spensieratezza e leggerezza. Quest’anno, tutto questo dimentichiamocelo, non perché non si possa portare quella leggerezza con un tocco glam, ma perché si deve avere qualcosa da dire, dei contenuti da comunicare, delle parole scelte con molta attenzione”. La gente – continua l’interprete di Perfetti Sconosciuti, Nessuno mi può giudicare, Tutta colpa di Freud e molti altri film - se lo aspetta, il pubblico se lo aspetta e anche io me lo aspetto come madrina e come spettatrice di cinema. Partecipo a questa edizione, ma è come se fossi una spettatrice anche io. Sono proprio curiosa di sapere dove andremo e cosa riusciremo a costruire, è un qualcosa da fare insieme per la prima volta, si chiede una partecipazione attiva del pubblico, un’attenzione maggiore. Questa edizione riuscirà davvero se saremo tutti responsabili, bravi e coscienziosi. Non è un’edizione per nulla facile, ma come tale rischia di diventare davvero qualcosa di indimenticabile. Io ci sono, noi tutti qui ci siamo”.

“Non tutti i mali – aggiunge - vengono per nuocere: questa grande crisi può offrirci la possibilità di rifedelizzarci nuovamente con la sala: la sala stava scomparendo e il lockdown ce l’ha fatta dimenticare, perché sul divano si sta comodi, i nostri televisori sono enormi e l’offerta è tanta, ma quello non è cinema. Andare al cinema vuol dire un’altra cosa. È un atto volontario, quasi eroico, ci dice guardandoci negli occhi - ma noi dobbiamo farlo tornare a essere un atto normale. Dobbiamo tornare a pensare al cinema come a qualcosa di popolare, dobbiamo tornare a parlarne a casa mentre ceniamo con i nostri figli, mentre ci beviamo un bicchiere di vino. È importante fare tutto questo e noi attori e artisti dobbiamo ri-immergerci nel pubblico, ricordare l’importanza della sala, ma soprattutto ricordare l’importanza della condivisione della cultura”.

La Foglietta – già presidente dell’associazione Every Child is my Child - è un'attrice che non ha mai desiderato stare sotto i riflettori e ce lo conferma lei stessa: “affronto questo mestiere con grande senso di responsabilità, non ho mai cercato la fama né la riconoscibilità non è quello il motivo per cui faccio questo lavoro”. “Il mio sogno? Poter lavorare con David Lynch”. Il suo discorso di apertura sarà, assicura, “un flusso di coscienza” che si smarcherà dal cliché del ‘sogno’ e della ‘magia’ del cinema. “A fare ed empatia – spiega - saranno le parole chiave che mi rappresentano e rappresentano questo periodo. Non c’è solo il cinema ma tutto quello che sta capitando: siamo in una grande arca nel mezzo di una tempesta”. “Mi piacerebbe tornare qui tra dieci anni – ci confida prima di salutarci – e poter dire ad alta voce, con le lacrime agli occhi ma soprattutto con un grande sorriso, che ci avevamo creduto e che ce l’abbiamo fatta. Mi piacerebbe ricordare tutto questo non come un incubo – perché un incubo è un qualcosa da dimenticare – ma come un qualcosa che è davvero servito a trasformaci in persone non certo migliori - perché noi esseri umani non abbiamo imparato niente - ma a trasformarci in artisti che hanno colto questa occasione per comunicare diversamente, in maniera più sincera, nel rispetto della professione che deve essere vissuta come una missione. E poi, perché no: brindare tutti assieme con un grande spritz!”. Come non amare una così?



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