Lo scandalo a Hollywood di re Hussein di cui Rania di Giordania non parlerà mai

Cosa si sa della torbida vicenda che lega il suocero dell'attuale regina giordana, una misteriosa attrice americana e i servizi segreti?

La Giordania non è un paese vistoso ed esteso quanto il Regno Unito, ma la famiglia reale giordana è ugualmente una delle più seguite nel mondo soprattutto grazie allo charme della regina Rania di Giordania. Una delle caratteristiche più apprezzate di questa famiglia è anche la totale estraneità dagli scandali: certo, ogni famiglia ha i suoi scheletri in soffitta, ma né il re Abdullah, né sua moglie Rania hanno mai dato occasione di alimentare pettegolezzi su presunti tradimenti mentre i loro tre figli, due femmine e un maschio, non si sono mai fatti pizzicare in situazioni imbarazzanti. Ma non è stato sempre così. Re Hussein di Giordania, il padre dell’attuale re Abdullah di Giordania, è stato al centro di una vicenda con alcuni lati oscuri che coinvolgeva un’attrice americana. Si chiamava Susan Cabot e secondo alcuni documenti risalenti a qualche decennio fa, sarebbe stata spinta a diventare l’amante del re da quelli che le persone con il gusto del complotto chiamano semplicemente, “i poteri forti”.

Susan Cabot oggi avrebbe avuto più di 90 anni. Era nata nel 1927 a Boston da una famiglia ebrea col nome Harriet Pearl Shapiro. Non ha avuto un'infanzia semplice. Il padre ha abbandonato moglie e figlia quando Harriet era una bambina e la madre era finita quasi subito internata in un istituto. La piccola Harriet era quindi passata attraverso otto diverse famiglie affidatarie nel Bronx di New York, in cui aveva subito molestie sessuali e maltrattamenti. Una situazione tristissima dalla quale cercava di riscattarsi attraverso lo studio. Dopo la scuola, è diventata illustratrice di libri per bambini, un lavoro attraverso il quale esorcizzava i traumi infantili, e per arrotondare lavorava come cantante al Village Barn, club di Manhattan. Quando aveva 17 anni accettò di sposare un amico di infanzia di nome Martin Sacker in modo da liberarsi definitivamente dell’ultima famiglia affidataria.

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Dopo essersi sposata, Harriet decise di tentare la fortuna come attrice con il nome d’arte Susan Cabot e nel 1947, ottenne la sua prima particina nel film Il bacio della morte, con Victor Mature. Le cose la andarono benino ma cambiò tre diversi studios: Twentieth Century Fox, Columbia e infine la Universal. Nel 1951 girò il film Tomahawk - Scure di guerra, di cui però era protagonista Yvonne De Carlo. Quello stesso anno, Susan Cabot divorziò dal marito. Mentre accettava un ruolo dopo l’altro, mai da protagonista – nel 1951 lavorò con Humprey Bogart in La città è salva – frequentava il giro del milionario aviatore Howard Hughes che collezionava fidanzate fra le stelle e stelline di Hollywood. Accadde poi che nell’aprile del 1959 il 24enne sovrano della Giordania, re Hussein, andò in visita negli States ed espresse il desiderio di un appuntamento al buio con una ragazza americana.

KeystoneGetty Images

Già al tempo, gli Stati Uniti ci tenevano molto a mantenere i buoni rapporti con alcuni stati del Medioriente, per cui il governo di adoperò personalmente per combinare il date perfetto fra Hussein e un’americana fidata. Venne incaricata addirittura la Cia di identificarne una che non fosse a rischio di lavorare come spia per altri paesi. La Cia diede l’incarico a un ex agente dell’Fbi Robert Maheu, che a sua volta si rivolse in modo riservato ad Howard Hughes, il quale propose alcuni nomi di giovani attrici. Alla fine, la scelta cadde su Susan Cabot, abbastanza fragile e sprovveduta da non essere considerata pericolosa. Al principio, Susan rifiutò l’invito della Cia, che sembrava a tutti gli effetti una richiesta di prostituirsi: “ci teniamo molto che finiate a letto insieme”, si erano raccomandati gli emissari della Cia con poco tatto. Poi decise di accettare: in fondo, solo tre anni prima Grace Kelly aveva trovato fortuna sposando un principe che l’aveva sottratta dai torbidi retroscena di Hollywood. Fu così che l’ex orfanella di Boston si ritrovò a cena con un re a Los Angeles, e si stupì nel trovarlo anche molto affascinante.

Hussein era di statura modesta, ma riusciva a farlo passare in secondo piano. Oltre a comportarsi come solo un aristocratico può fare Hussein, che aveva già un matrimonio alle spalle, aveva molto da raccontare a Susan e anche qualcosa in comune con lei, soprattutto le complicazioni familiari. A 17 anni aveva assistito all’assassino di suo nonno Abdullah I a Gerusalemme, e così giovane era già dovuto salire al trono subentrando al padre Talal che non poteva regnare a causa di una malattia mentale. Gli Usa contavano molto sulla personalità equilibrata di Hussein, grazie al quale i due Paesi avrebbero potuto mantenere ottimi rapporti, e Susan rimase colpita dal suo modo di ragionare. Anche re Hussein trovò Susan molto più interessante di quanto lo fosse per i produttori di Hollywood, che ormai l’avevano relegata nel limbo dei B movie, e quello che doveva essere un blind date mordi e fuggi si trasformò in una lunga relazione durata anni. Re Hussein fece affittare per lei, sempre tramite la Cia, una casa a Long Beach e una camera fissa all’Hotel Barclay di Manhattan in cui l’attrice alloggiava sotto falso nome, per riceverlo quando veniva negli Usa.

Al tempo, niente di tutto questo uscì sui giornali, fu tenuto accuratamente segreto. Ben presto i limiti della relazione, che l’attrice si era illusa potesse avere un lieto fine, emersero drasticamente. Susan era ebrea e un re musulmano non avrebbe mai potuto sposarla. Infatti, nel 1961, mentre la loro relazione era in corso, Hussein si era risposato con la sofisticata inglese Antoinette Gardiner. Susan Cabot rimase però incinta e nel 1964 diede alla luce un figlio affetto da nanismo. Lo chiamò Timothy e non rivelò mai a nessuno chi fosse il padre. Non si sa se re Hussein lo abbia mai incontrato, ma si sa che qualcuno pagò per lui delle cure a base di iniezioni con l’ormone della crescita, e che versò regolarmente 1500 dollari al mese alla madre. La storia fra il re e l'attrice, come sappiamo, non ha avuto un lieto fine. La relazione si sfilacciò per ostacoli insormontabili. Hussein ha dovuto dedicarsi al suo impegnativo ruolo di guida del paese e di padre dei figli delle sue mogli: da Antoinette Gardiner aveva avuto l’erede al trono Abdullah (oggi regnante e marito di Rania di Giordania) e dopo di lei aveva sposato Alia Toukan, la mamma della principessa Haya, famosa per la fuga dal miliardario emiro di Dubai.

Susan Cabot sposò un altro uomo, Michael Roman, con cui crebbe Timothy, ma dal quale divorziò nel 1983. Non si trovò mai in difficoltà economica: aveva molti investimenti che le fruttavano, e una volta abbandonata la deludente carriera di attrice, si era dedicata all’attività di acquisto, restauro e rivendita di auto d’epoca. Ma i traumi dell’infanzia e la tara mentale ereditata dalla madre le presentarono il conto negli ultimi anni della sua vita con una forma di depressione gravissima. Pur benestante, viveva nella spazzatura accumulata in casa in condizioni igieniche estreme e non voleva vedere nessuno. La notte del 10 dicembre del 1986 il figlio Timothy dormiva a casa sua quando è stato aggredito nel sonno dalla madre che non lo riconosceva. Nel tentativo di difendersi, per eccesso di difesa, Timothy l'ha uccisa. Al processo gli venne riconosciuta la condanna di omicidio colposo con due anni di reclusione e tre di libertà vigilata. Ma morì anche lui nel 2003 per una rara malattia neurodegenerativa. Tutti i dettagli della storia tra la sfortunata attrice, il re e quello che ormai considerano tutti il fratellastro dell’attuale re di Giordania, Abdullah, sono emersi solo molto tempo dopo, nel 2018, da un dossier della Cia desecretato. Ma di tutto questo, in Giordania, non si parlerà mai.

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