Taylor Swift, la stagione dei cardigan e delle lacrime non è ancora finita

Due lockdown, due album, molte confessioni e un cambiamento (non così) radicale?

taylor swift
Courtesy Universal / Island

Nel caso vi siate sentiti improduttivi in questo funesto 2020, l’undici dicembre, quattro mesi e mezzo dopo aver pubblicato il plurinominato disco Folklore, è uscito il nono album di Taylor Swift intitolato Evermore. Folklore è il suo terzo disco in meno di tre anni, con Evermore siamo al quarto, cosa che la rende la più prolifica pop star di questi tempi (Rihanna non si fa sentire dal 2016), ma i due album sono le metà della stessa mela, con gli stessi suoni autunnali, le melodie malinconiche, il folk sonnolento, il tartan, i boschi, il cardigan. Tornano anche gli stessi collaboratori, Jack Antonoff e Aaron Dessner dei The National. Sono aumentati invece gli ospiti, tutti con purissimo pedigree indie, che piacciono alle gente che piace: Bon Hiver, Marcus Mumford, le sorelle Haim.

Folklore ci aveva preso tutti impreparati, era apparso all’improvviso a luglio ed era immediatamente diventato la colonna sonora della strana solitudine estiva che stavamo vivendo, come ci hanno ricordato le statistiche di fine anno su Spotify. Poi, inaspettatamente, due giorni prima del suo trentunesimo compleanno, è arrivato Evermore. Taylor Swift è sempre stata brava a scrivere canzoni che abbiamo amato in passato, ma questa volta ci ha graziato senza preavviso con due album da adorare, privi di punti deboli e intricati, tutti da sviscerare. Siamo ormai lontani dal synth-pop di 1989 e Reputation. Ormai trentenne, sotto i riflettori da quando era adolescente, si è definitivamente lasciata alle spalle il country e il pop ed eccola qui, libera di sperimentare con un, due e più richiami a Joni Mitchell. Libera di raccontare storie anziché attingere dai suoi diari. Libera di seguire il flusso creativo, al momento incontenibile. Poco importa se sarà un incubo organizzare i prossimi concerti con tre nuovi album. È un traguardo difficile da raggiungere per tanti artisti pop, che si bruciano prima o cadono in disgrazia.

Courtesy Universal / Island

Questa estate Taylor Swift avrebbe dovuto essere in tour per promuovere Lover, ma il Covid l’ha costretta a rallentare, a cambiare priorità e, per fortuna, a non pianificare tutto a tavolino come sua abitudine. Sarà stato l’isolamento forzato, sarà stato il dover registrare di nuovo, da adulta, i master delle canzoni di quando era una giovanissima star (da mesi è in corso una complicata disputa tra Swift e due manager musicali con cui aveva lavorato in passato sulla proprietà intellettuale delle sue canzoni), qualunque sia stato il motivo reale, una nuova stagione della sua carriera è finalmente iniziata.

I fan più accaniti di Taylor, un po’ filologi, numerologi e iconografi, abituati da anni a cercare indizi e Easter eggs ovunque, sospettano sia in arrivo un altro album per completare questa trilogia dell’estetica cottagecore intitolato Woodvale. Qualche giorno fa la stessa Taylor, ospite a Jimmy Kimmel Live!, ha chiarito la questione dicendo che non c’è già un terzo album pronto, ma sospettiamo che si riparlerà di lei a fine gennaio, quando probabilmente riuscirà a portarsi a casa qualche Grammy. Tutti meritati.

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