Storia di una madre di famiglia che si prostituisce per tirar su i figli (e per divertimento)

«Vivo nel bordello più famoso del Nevada. E ho scelto di intraprendere la carriera di “cortigiana legalizzata”».

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Getty

Premessa: questa è la storia più letta del momento su New York’s Sex Diaries, il diario molto poco segreto pubblicato su TheCut del New York Magazine. Insomma, non il blog di una sconosciuta con desideri più che umani (di visibilità e sessualità). Il perché è semplice: racconta la settimana di una donna di 28 anni che fa sesso a pagamento per tirar su la famiglia. Contenuti espliciti? No, altamente onesti.

PRIMO GIORNO

«11:00 del mattino. Sono da 6 giorni nel bordello più famoso del Nevada. E, quella di “cortigiana legalizzata”, è la carriera che ho scelto di intraprendere da 7 anni a questa parte». «Mezzogiorno: scendo nell’atrio dell’albergo per accogliere nuovi clienti insieme alle mie colleghe. Evito sempre di guardarli negli occhi…». «13:00, è l’ora della visita medica. Ogni settimana un ginecologo viene a controllarci una ad una, dobbiamo essere “pulite” per poter lavorare serenamente. Odio sentire le maldicenze della gente sulle prostitute: pratico più sesso sicuro di voi! Per legge, persino i p*****i devono essere fatti con il preservativo».

«Sono le 3 del pomeriggio e mi sto truccando. È il momento che preferisco, mi sento un’attrice. Ed è sicuramente una routine diversa da quella che ho a casa in New Jersey: no make up, coda di cavallo e maglioncino Patagonia». «18:00, il telefono squilla. Sono i miei figli, di 8 e 11 anni. Parliamo un po’ della scuola, di come vanno le cose… Sono divorziata da 4 anni e loro trascorrono 2 settimane con me e due con il padre (mentre io lavoro)». «A volte, mi chiedo cosa succederà quando cresceranno, cosa diranno di me. “C’è ancora tempo per pensare alle risposte” mi sono detta dal momento in cui sono nati a oggi, ma il giorno in cui dovrò dargliele sembra essere sempre più vicino». «È mezzanotte, ritorno nella mia stanza dopo una serata splendida in compagnia di un uomo molto interessante. Ci siamo goduti delle coccole in vasca da bagno, dei massaggi, del buon sesso. Credo avesse bisogno di un po’ di compagnia più che altro, sua moglie era morta di cancro anni prima e questa era la sua “prima volta” dopo l’accaduto».

SECONDO GIORNO

«Non ho dormito molto, colpa dell’adrenalina della sera prima (e dello champagne). Scendo in sala da pranzo e sento che le ragazze celiache si stanno lamentando: sul menù non c’è niente per loro. Prendo la parola per dire che il c***o è senza glutine, mangiassero quello!». «A parte gli scherzi, siamo un gruppo molto unito. Ci sentiamo quasi in una sorellanza, non in una prigione per prostitute! E poi, tornare a casa col portafogli pieno, è una sensazione non male. Questo mestiere può essere molto lucrativo se riesci a gestire e investire bene i soldi».

«Stasera l’atmosfera è più tranquilla, non abbiamo molti clienti. Ne approfittiamo per raccontarci qualche aneddoto hot. Una ragazza ci rivela che una volta è stata a cena con un uomo che l’aveva pagata 8 mila dollari per mangiare con lui… e mangiare le sue feci. Chi era il pervertito? Il preside di una grossa università americana».

TERZO GIORNO

«Betty mi porta del caffè a letto per parlare di sua figlia. Sta per andare al college, vuole diventare un’avvocatessa. Sono passati 17 anni, ma ricordo ancora le mie sensazioni durante gli studi. Volevo diventare una giornalista famosa, così mi laureai in comunicazione. Allora volevo scrivere un libro, oggi sicuramente ho molto più materiale, chissà se lo farò davvero». «Dopo il college mi sono sposata e ho avuto due bambini, ero la casalinga più felice del mondo finché non è arrivata la separazione nel 2000. Ero distrutta, ma un giorno vidi un documentario sulla legalizzazione della prostituzione. Mi affascinava quel senso di libertà - sessuale ed economica - di quelle ragazze. Così iniziò la mia carriera». «Sono le 23:00 e ho un 28enne vergine tra le gambe. Sta tremando, è nervosissimo. Gli dico di rilassarsi e che se non se la sente possiamo fermarci, ma lui insiste, vuole dire addio alla sua verginità. E sia». «Trovo divertente vedere come l’ansia se ne vada in un lampo dopo il primo orgasmo. Lui vorrebbe continuare, ma il suo borsellino glielo impedisce. Stop, ragazzo. Tornerai un’atra volta».

QUARTO GIORNO

«Chiacchiero con le ragazze mentre facciamo le valige. Conservo la maggior parte dei miei vestiti ed “accessori” nel magazzino dell’hotel, non ho bisogno di mini dress a casa. Questa volta, però, porto con me la ball gag. La userò con un uomo che ho conosciuto su Tinder settimane fa e che mi ha iniziata al BDSM. Mi verrà a prendere in aeroporto e sono già eccitata all’idea». «Prima che il driver ci venga a prendere, ci facciamo l’ultimo shot di tequila tutte insieme. Mi mancheranno molto queste ragazzacce. Sopratutto perché con loro ho la possibilità di essere davvero me stessa». «Sono appena atterrata e “lui” sta per portarmi nell’Airbnb che ha prenotato apposta per i nostri giochini. Non metterei mai a disposizione casa mia per un incontro del genere, sarebbe troppo personale».

QUINTO GIORNO

«Mi sveglio di botto: lui sta lasciando scivolare la sua lingua su tutto il mio corpo. Fossero tutti così i risvegli…». «Camminiamo mano nella mano verso un bar dove fare un brunch. È alto, biondo, magrissimo e indossa stivali da cowboy. Non il mio tipo, insomma. Eppure… Forse i miei gusti stanno cambiando con l’arrivo della vecchiaia».

SESTO GIORNO

«La donna delle pulizie arriva in casa giusto in tempo per vederci completamente nudi. Attorno a noi solo cartoni di pizza, bottiglie di vino vuote, fazzoletti. Si imbarazza, e la capisco. Mi alzo in un lampo per aiutarla a sistemare. Guardo allo specchio il mio corpo morbido da 35enne. Col tempo ho imparato ad apprezzarlo e saperlo usare come arma “contro” gli uomini». «Pranziamo tardi e ci salutiamo con una serie interminabile di baci. Provo una sorta di male al petto fortissimo non appena lui va via, spero di rivederlo presto». «Sono le sei del pomeriggio e abbraccio i miei bambini sul divano. La casa è piena di vita, di profumi, di gioia. E anche il mio cuore lo è. Ripenso alle ultime due settimane e a quelle che verranno. E fortunatamente nessuno dei due mi chiede dove sono stata».

SETTIMO GIORNO

«Accompagno i bimbi a scuola e il mio telefono squilla: ho appena ricevuto un Super Like su Tinder. Il mio profilo attira parecchia gente, devo ammettere che è ben fatto. “Incontriamoci. Sono simpatica e ho un ottimo lavoro. Sono una t***a solo quando sono annoiata. Mi piacciono i brunch, i fiori, i liquori e i cagnolini. Se esci con me per uccidermi o parlarmi in lacrime della tua ex, scartami subito”, ho scritto accanto alle mie foto». «La verità è che al momento non me ne frega nulla di Tinder. Mi manca lui e voglio chiamarlo. Non mi mancava nessuno dai tempi del mio divorzio. E sì, vorrei rivederlo e magari iniziare ad uscirci per un po’. Ma mi chiedo: potrei farlo pur rimanendo una prostituta? Dovrei smettere di lavorare? E poi non sopporterei l’idea di trovarmi in una relazione aperta dove anche a lui è permesso di fare sesso con altre persone».

«Mentre disfo la valigia per fare il bucato, trovo la ball gag ed il frustino in pelle. Mando una foto a lui chiedendogli se ha voglia di giocare un po’ via sms. Mi risponde con una serie di emoji eccitati e mi dice di aspettare stasera, adesso è impegnato a lavoro». «”Vogliamo andare a provare quel sushi che ha appena aperto?”, mi scrive. Rispondo di sì e inizio a pensare subito al mio outfit per la serata. Non so ancora cosa ne sarà di noi, ma non vedo l’ora di scoprirlo».

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