#1 Italiani si nasce Hollywood & the American dream: Lucia Senesi

Prima puntata della rubrica dagli States: storie comuni di persone straordinarie (e italianissime) che hanno cambiato vita in quel dell'America.

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L’American Dream, il sogno americano, da sempre iperbole di potenzialità di successo. attrae sforzi ed attenzioni di milioni di ragazzi da tutto il mondo, in qualsiasi campo. E noi italiani non se siamo esenti. Il mio ha avuto inizio Il 23 settembre del 1986 dopo aver comprato un biglietto di sola andata MILANO-LOS ANGELES, grazie alla voglia di poter realizzare qualcosa di mio che definisse la mia irrequietezza e voglia di conoscenza. Da li ho conosciuto Dino De Laurentiis e, sigillato la mia entrata in quel di Hollywood, da dove sono passato da traduttore, a ghost-writer, da script doctor e produttore e via di seguito fino ad arrivare ai giorni nostri come giornalista e scrittore. Così come me, ci sono migliaia di ragazzi che fanno la stessa scelta ogni anno.

Una di queste è Lucia Senesi, regista, attrice, cresciuta in un paesino nelle campagne vicino ad Arezzo. Famiglia tradizionale, papà professore di economia, mamma impiegata, lontano da se l’idea di poter fare la regista, anzi, vedeva più l’aula del tribunale che il set cinematografico, almeno fino alla fine del liceo, dove, grazie ad una formazione in comunicazione multimediale, si dedica a cinema e scrittura.


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Come l’ho conosciuta? Il tutto ha inizio al Beverly Hills Hotel, sede delle interviste di ruolo con James e Dave Franco per il film The Disaster Artist,e la nostra conversazione si sposta un attimo sull’Italia, nostri film e registi, e in particolare su Lucia Senesi, conosciuta da James in occasione della visione del suo cortometraggio Le conoscenze Difficili, scelto poi per la distribuzione sulle proprie piattaforma online Elysium Bandini Studios. Abbiamo deciso di andare a trovarla in quel di Hollywood e dopo aver scoperto lavori, curriculum, background e soprattutto i suoi sogni, viene ammessa di diritto ad Italiani Si Nasce, la rubrica di italiani che mollando tutto-tutti a casa decidono di inseguire i propri sogni a qualsiasi prezzo. Il loro motto? Never give up, never surrender, mai arrendersi, mai mollare.

Come mai attrice/regista?
Dopo essermi iscritta a Giurisprudenza, ho cominciato ad averne il sentore, la voglia di raccontare storie. Ho capito che volevo veramente fare la regista, avevo 25 anni. Sono andata a Roma e lavoravo di notte come cameriera per pagarmi l’affitto. Di giorno studiavo letteratura, storia e politica. Quando devi darti da fare per sopravvivere inizi a capire che il problema politico riguarda tutti, così l’idea di raccontare Gramsci, figura mitica della politica italiana, uno che non si lamentava mai e trovava sempre una strada da dove ripartire. Così è nato Le conoscenze Difficili selezionato poi per l’edizione 2015 di Youfilmaker short International Film Festival, e recentemente scelto da James Franco per Elysium Bandini Studios. Ovviamente è bello vedere il tuo lavoro insieme a quelli di James Franco, Mila Kunis, Marina Abramovic. Only in America.

Perché Los Angeles?
Ho vissuto a Roma negli ultimi 5 anni della mia vita e sentivo di volermene andare per un po’. L’idea era di andare a Parigi, poi un giorno ho visto online che James Franco cercava registi per una masterclass dove avrebbe insegnato personalmente. Ho fatto l’application con 2 miei lavori e un paio di settimane dopo mi hanno scritto che ero stata scelta. Sono praticamente partita da Roma con due giorni di preavviso, Los Angeles era veramente la scoperta di un altro mondo.

Perché James Franco?
Mi avevano particolarmente colpito due film che ha diretto As I Lay Dying e Child of God, e anche una rubrica che scriveva su Vice anni fa, dove sapeva mettere insieme, con bravura, testi di F. Scott Fitzgerald e i fratelli Coen. Mettere insieme letteratura e cinema è quello che volevo fare anch’io, che già lavoravo con la letteratura in Italia.

Perché il documentario?
In realtà non sono un’appassionata di documentari, ma andava bene per il progetto. La casa di produzione, Abuelita, è nata con questo progetto. Insieme alla produttrice Anna Ferraioli Ravel abbiamo parlato di questa idea di raccontare la crisi dal punto di vista delle due generazioni: la nostra, e quella di chi ha fatto la Resistenza. È nato un viaggio tra Italia, Francia e Spagna, dove abbiamo intervistato filosofi, politici, professori universitari, studenti, ma anche disoccupati, gente comune. Il modello era Comizi d’Amore di Pasolini. Da Pasolini e Oriana Fallaci ho imparato l’arte di fare interviste, ma senza imitare ne l’uno né l’altra. Con Oriana ogni intervista era un duello, con Pasolini uno studio antropologico. Ma quello che ho imparato da entrambi è l’onestà. Se sei onesto con te stesso e con gli altri, il pubblico lo capirà.

È tuo primo lungometraggio?
Sì, AVANTI è un documentario sulla crisi socio-politica in Europa, e ci sono anche nel documentario (foto). Alcuni personaggi sono famosi, ma più che altro per il mondo della politica: Toni Negri, Juan Carlos Monedero, Mirella Delfini, una delle migliori amiche di Oriana Fallaci e Pasolini, che spesso usciva con Fellini

Formazione professionale e film-regista italiani preferito?
Tutta la mia formazione si basa sul cinema europeo, è difficile scegliere un solo film ma sicuramente Otto e Mezzo è quello che ha cambiato la mia visione del Cinema, e anche che mi ha fatto capire che volevo fare questo mestiere. Di registi non posso dirne solo uno: ci sono Visconti, Fellini, Antonioni, Pasolini, Bertolucci e Ettore Scola. Senza di loro non sarei la persona che sono oggi. Posso citare almeno anche un francese? Éric Rohmer. E dei contemporanei per me Michael Haneke, è già nel regno dei grandi.

Registi americani preferiti? Gus Van Sant e Terrence Malick. Gus Van Sant ha letteralmente salvato la mia vita in un momento in cui non sapevo più chi ero. E The Tree Of Life mi ha fatto capire che il Cinema aveva raggiunto il suo punto estremo, era sconfinato in qualcos’altro, e da questo qualcos’altro bisognava ripartire. Penso che quando La Femme au Chapeau di Matisse fu esposta per la prima volta al Salon d’Automne, a Parigi, tutti abbiano pensato qualcosa di simile, o quanto meno Gertrude Stein.

Nuovi progetti? Ho un progetto per un documentario su Arte e Politica negli US per cui ho già intervistato Jessa Crispin, James Ivory e André Aciman. Oltre al documentario sugli US, sto lavorando a un cortometraggio americano, un adattamento di una short story di uno scrittore molto conosciuto, e sto anche scrivendo il mio primo lungometraggio di fiction, ambientato a Parigi, sarà in lingua francese e inglese.

Una cosa di cui abbiamo senz'altro bisogno nel 2018?
Abbiamo bisogno di una Rivoluzione, e io sono di quelle che hanno sempre pensato che la rivoluzione in società la detta l’Arte.


in apertura foto di Ahmet Yalçınkaya su Unsplash

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