Cate, Agnés, Kristen e le altre (82): la marcia delle donne del cinema per la gender equality

Una sfilata silenziosa e potentissima sul red carpet di Cannes 2018.

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Un Quarto Stato di 82 donne. La reincarnazione glamour, femminista, attualizzata del quadro di Pellizza da Volpedo, dove di donna ce n’era solo una. Invece alla marcia di Cannes 2018 di donne ce n’erano 82. Numero simbolico, le donne che nel corso delle 71 edizioni del Festival di Cannes sono state selezionate a parteciparvi. A fronte di 1645 uomini. E in tutte le edizioni, solo una volta una regista ha vinto la Palma d’Oro: era Jane Campion per Lezioni di piano. E dovette pure condividere il premio ex aequo con un uomo, Chen Kaige per Addio mia concubina. Era il 1993, fino ad allora di donne registe non ne era stata premiata nessuna. 82 donne selezionate in 72 anni di storia. Quanto ai premi, ci ha pensato uno studio dell’agenzia France Press a mostrare il divario: dei 268 partecipanti che hanno vinto i tre principali premi di Cannes -Palma d’Oro come miglior film, Prix de la mise en scene al regista e Gran prix Speciale della giuria-, solo 11 sono stati donne. Un problema reale nel paese mondo reale che le donne di cultura e dello spettacolo hanno deciso di affrontare apertamente, contro le privazioni e i divieti sempre più stretti voluti dal direttore di Cannes Thierry Frémaux (che ha vietato le ballerine e i pantaloni alle donne e i selfie sul red carpet).

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Cannes, anno 2018. Non solo #MeToo. In giuria presiede l'eccellenza Cate Blanchett. Di donne in concorso ce ne sono 3. Per questo 82 attrici, registe, attiviste, donne di cultura, danno vita ad una marcia di protesta vibrante e decisa sul red carpet di Cannes, in un sabato luminoso come le loro idee e cristallino come la loro volontà di superare definitivamente il gender gap. Non solo per l’equal pay, sul quale versante si stanno muovendo anche pochi uomini (uno su tutti Benedict Cumberbatch, che ha giurato che non prenderà parte a film nei quali le protagoniste femminili non abbiano lo stesso stipendio degli uomini del cast), ma proprio per il riconoscimento della propria attività intellettiva, sempre tenuta in secondo piano. Così la presidente Cate Blanchett assieme alla regista Agnés Varda, a Kristen Stewart, ad Ava DuVernay, Jane Fonda, Salma Hayek, alla regista Patty Jenkins (che non ha caso ha firmato il film su Wonder Woman più realistico e femminile della storia dei supereroi), a una pletora di lavoratrici del cinema come attrici, sceneggiatrici, registe donne fino a raggiungere il numero 82, hanno sfilato sul tappeto rosso in silenzio tenendosi fieramente sottobraccio. Una passeggiata d’impatto che si è conclusa con il discorso di Cate Blanchett e Agnés Varda issate sui gradini del Palais. “Le donne non sono una minoranza nel mondo, ma lo stato della nostra industria dice il contrario. Da donne, stiamo affrontando sfide uniche ma siamo insieme su questi gradini, oggi, a simboleggiare la nostra determinazione e il nostro impegno verso il progresso. Gli scalini della nostra industria devono essere accessibili a tutti. Saliamoli” hanno detto la presidente di Giuria e la regista francese nel comunicato congiunto.

Cate Blanchett alla marcia delle donne di Cannes 2018Getty Images

Nel 2018 a Cannes si affronta a viso aperto il problema della disparità di genere sul lavoro, nonostante il Festival si fregi di essere equal nella selezione della qualità dei film in gara. Un fregio appunto, un guizzo, due parole ficcate nello statuto per tentare di arginare le polemiche. Ma la realtà sta, come sempre, nei fatti. Il direttore di Cannes Thierry Fremaux, l’adamantino difensore della qualità del festival a tutti i costi, non registra quello che i fatti gli hanno dimostrato: l’assoluta imparzialità delle selezioni. E una continua difesa di un certo potere maschile, sostiene la critica cinematografica e attivista Kate Muir: “Al centro dell’ancién regime di Cannes i valori restano immutati: la celebrazione dell’autore maschio sopra a tutto, la marginalizzazione del lavoro delle donne” ha dichiarato al Guardian. Le 82 donne della marcia di Cannes 2018 sono andate contro tutto questo. Contro il potere maschile che abusa delle sue posizioni e dei suoi status, contro l’egemonia culturale imposta che lascia pochi spazi di espressione. E quando ci sono, nemmeno li riconosce pienamente.

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