Forse non abbiamo capito nulla sulla sentenza della donna stuprata da ubriaca

Sdegno e proteste per una sentenza della Corte di Cassazione che non ha riconosciuto l'aggravante agli stupratori di una donna in stato di ebbrezza: un'avvocata ci spiega perché invece è giusto così.

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Unsplash.com

L’ubriachezza della vittima di uno stupro non costituisce aggravante? Lo ha deciso la Corte di Cassazione, dicono. “Ma non è possibile”, “stiamo tornando al medioevo”, “questa è una novità che si aggiunge alla colpa di portare la minigonna”. Il via ai commenti indignati, in buona fede, è automatico. Eppure c'è qualcosa da rileggere meglio. Per esempio contattare un avvocato e capirci qualcosa di più di una vicenda che, in un attimo passa dalla cronaca al mediatico al social(e) e poi?

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Come stanno veramente le cose sulla storia dell’abuso subito da una piemontese, arrivato in terzo grado? “La donna conosceva i suoi stupratori, due 50enni. La sera in cui il delitto si è consumato si trovava a cena a casa di uno dei due. La cena era allegra, si beveva molto”, ricostruisce Lorena Croatto, avvocata penalista di Milano, impegnata nella parità di genere. Quando la donna ha iniziato ad avere i sintomi da ubriachezza i suoi due “amici” hanno pensato di approfittarne. “L’hanno portata in camera da letto e hanno abusato di lei mentre era praticamente incosciente. Una volta riprese le forze, la donna si è resa conto di essere stata violentata ed è andata a denunciare i due uomini. In primo grado, la donna viene giudicata inattendibile e i due restano impuniti. In secondo grado la Corte d’Appello esamina con criteri diversi il referto del pronto soccorso e condanna i due uomini a tre anni di reclusione, applicando l’aggravante di averla ridotta in stato di incoscienza per commettere lo stupro. Un dettaglio che avrebbe raddoppiato la pena. Quello che ha fatto la Cassazione è ritenere che non siano stati i due stupratori a far bere la donna, che lei lo abbia fatto spontaneamente, e che quindi quell’aggravante non sussiste. Ed è vero” dichiara l'avvocata a MarieClaire.it.

Nell’articolo di legge che viene contestato ai due condannati, comunque, è compresa l’accusa di aver abusato della donna mentre era in stato di incoscienza, impossibilitata dal poter dare un consenso al rapporto sessuale. “La sentenza parla infatti di violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, e sottolinea che la vittima si trovava in uno stato in infermità psichica. Per cui le polemiche che stanno sorgendo sono infondate, nessuno sta dicendo che se una donna è ubriaca lo stupro è meno grave”, specifica l’avvocata Croatto. Questi due signori quindi sconteranno la loro pena, ma con la legge applicata correttamente. Nessuno, nemmeno il peggior criminale, deve scontare colpe che non ha commesso. Se non gli è stata riconosciuta l’aggravante per aver indotto la vittima a bere con lo scopo dell’abuso è, semplicemente, perché non lo hanno fatto. In poche parole, non è successo nulla che probabilmente non succeda ogni giorno nelle aule dei tribunali: “la Corte di Cassazione”, conclude l’avvocata Croatta “cura l’esatta applicazione della legge e ha riaffermato il principio che nessuno può essere ritenuto responsabile se la condotta non è a lui attribuibile”.

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