Quanto ci emoziona la musica italiana!

A pochi giorni dal festival di Sanremo, facciamo il punto: da Mina a Sfera Ebbasta, da Jovanotti a De André, 9 volte su 10 ascoltiamo cantanti italiani. Lo facciamo in streaming, sullo smartphone, ma anche su vinile.

Jovanotti performs in Milan
Mairo CinquettiGetty Images

A pochi giorni dal festival di Sanremo 2019 (dal 5 al 9 febbraio), ci siamo chiesti quanto ci piace la musica italiana. Tanto! Ascoltiamo in media 17,8 ore di canzoni a settimana, su tutti i device. E nel nostro paese, 9 artisti su 10 nelle classifiche sono italiani. Capiamo meglio.

«La musica italiana è sempre più presente in radio. Agli inizi degli anni 80 le emittenti private si ispiravano a Radio Luxembourg e a quelle americane, trasmettevano solo canzoni in inglese. Nei primi anni 90 la musica italiana ha iniziato a essere diffusa e conosciuta, e di conseguenza sono aumentate anche le vendite in cd, e poi i download digitali e i tour. Ora i successi italiani sono alla pari di quelli stranieri, al 50%». A darci questa panoramica è Mario Volanti, presidente di Radio Italia, partner storica del Festival di Sanremo. Con 5.148.000 ascoltatori al giorno su un totale nazionale di 34.535.000 è la terza emittente più ascoltata.

Ha avuto l’intuizione di diffondere canzoni che tutti potessero capire e cantare nella nostra lingua nel 1982. E dalla prima cassetta a ciclo continuo di Pino Daniele alla recente costola web dedicata al rap continua a trasmettere solo musica nostrana. «Negli anni si sono formati molti nomi nuovi e giovanissimi. Ma a fianco dei nativi digitali sono rimasti i cantanti di sempre. Per esempio, di recente è uscito un album di Mina che canta Lucio Battisti con arrangiamenti nuovi: è in cima alle classifiche, dove la settimana precedente era Salmo. E prima di lui Achille Lauro e Sfera Ebbasta, ma anche Vasco Rossi, Jovanotti e Cesare Cremonini: l’offerta è varia, lo spettro sempre più ampio».

Bisognerebbe però dirlo ad Adelaide, la studentessa genovese che ci ha rivelato di subire le prese in giro del fratello: «Sei una 60enne nel corpo di una 23enne», le dice. Solo perché in playlist ha Battiato, Battisti, De André, i classici della nostra tradizione. Eppure non è affatto un’eccezione: nella Top 20 annuale dei dischi più acquistati, 17 titoli sono italiani (Fimi). E i modi per intercettare hit nate su YouTube o riscoprire gli artisti che ascoltavano i nostri genitori si moltiplicano.

Lo smartphone vince. Tre su quattro tra noi lo usano anche come stereo. Lo dice il Global Music Report 2018 di Ifpi - Federazione internazionale dell’industria fonografica, ma in realtà basta fare il conto di tutta la gente che ha gli auricolari in metropolitana: il 54% ascolta musica nel tragitto casa-lavoro, battuto solo dal 60% che lo fa in auto. Lo streaming ha superato gli scaricamenti, che avevano superato i cd, che avevano spazzato via i vinili. Sorpresa, i vinili sono tornati cool, +52% annuo e 10 milioni di ricavi (Deloitte per Fimi). Riscoperte analogiche a parte, il 53% degli utenti sceglie i successi consigliati dagli algoritmi di Spotify, Deezer, YouTube Music, Apple Music, SoundCloud. E ora è partito anche Prime Music di Amazon.

Dopo il felice duetto della scorsa edizione, Virginia Raffaele affiancherà Claudio Baglioni nella conduzione del Festival di Sanremo 2019
VenturelliGetty Images

Passiamo ogni giorno 2 ore e mezza ad ascoltare singoli nel solipsismo dei nostri device, ma inseguiamo anche l’emozione di un repertorio familiare che sappiamo a memoria. Diciamo di snobbare il Festival di Sanremo, ma alla fine si trova sempre una casa per vederlo insieme, e l’auditel raramente scende sotto i 12 milioni. Preferiamo (il 59%) l’Italian Pop, dice il report; ma chissà che genere è. Viene in mente Indie vs Trap,la videoparodia dei comici Le Coliche sulla confusione dei nuovi gruppi. Che poi alla fine è musica che appartiene allo stesso genere: quella in cui si rispecchiano i nostri sentimenti.

Lo dice bene Giulia Cavaliere nel libro Romantic Italia. Di cosa parliamo quando cantiamo d’amore (minimum fax). Una playlist cartacea pensata con 80 canzoni in ordine sparso, da Nilla Pizzi a Cosmo, che fotografano un istante della nostra relazione con la musica leggera. E nella intro scrive, facendoci sospirare: «Se penso a cosa ho fatto nella mia vita, l’unica verità che mi sento di affermare è che ho ascoltato canzoni italiane e canzoni d’amore ogni giorno, davvero ogni giorno. [...] Nella mia cameretta salvavo le canzoni dall’invisibile macero del tempo e loro salvavano me dalla fatica dolorosa di descrivere e dire, da sola, l’indescrivibile e l’indicibile».

Abbiamo l’istinto di ritrovarci. Il 2017 è stato l’anno zero di un trend strabiliante: Vasco Rossi con il concerto al Modena Park ha riunito 225mila spettatori paganti, incassando 13.800.000 euro solo di biglietti, e ha stabilito un record mondiale. Scorrendo le classifiche Siae 2018, Eminem ha avuto 79mila spettatori a Rho, ma nello stesso trimestre il nostro Coez ne ha riuniti quasi 33mila a Roma. E i Negramaro più di 29mila a Lecce. «Sotto il profilo live sono migliorate tutte le strutture, si sono inventati spazi nuovi», spiega Volanti. «Oggi il concerto di un nome importante ha un lavoro pazzesco alle spalle, è un’esperienza, da cui esci appagato. Uno show di questi livelli ha tre componenti: l’artista con la sua musica, la coreografia e gli impianti, ma il più importante è la gente».

E ognuno sceglie di immergersi tra “la gente” con cui riesce più facilmente a comunicare. Carlotta ha 21 anni, dei concerti ama lo spirito di festa, sul telefono ascolta il rap e detesta gli articoli scritti da adulti che non lo capiscono. «Senti la rabbia in questa canzone, il disagio sociale?», esclama facendoci ascoltare Zoo de Roma di Noyz Narcos. «Sta vita te sfregia è un verso fortissimo. Si sente che dice la verità».

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