Da Freddie Mercury a Victoria's Secret fenomenologia degli Struts LA band del 2019

Il rock'n roll, l'amore verso Freddie Mercury e i suoi Queen, e un guardaroba che non ha paura di osare: chi sono gli Struts, la nuova rockband di cui sentiremo molto, molto, parlare.

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Courtesy Photo Instagram/TheStruts

Arriva qualche minuto dopo gli altri, il frontman Luke Spiller. Lo sguardo tradisce la stanchezza – sono arrivati stamattina direttamente da Parigi, ripartiranno subito dopo la loro tappa a Milano, il 2 marzo ai Magazzini Generali, alla volta di Berlino – ma la cortesia anglosassone è un dettame al quale non si può abdicare, mai.

Nella hall di un albergo vicino alla stazione Garibaldi, gli Struts sono entusiasti della loro prima italiana, anche in materia culinaria: chiedono a qualcuno del team della Universal dove poter cenare, si cerca una trattoria milanese di quelle lontane dai giri giusti. Il guardaroba dei quattro ricalca però il perfetto prontuario da rock star off-duty, tra t-shirt slabbrate, jeans total black e giacche in pelle.

Età media 30 anni, sono attualmente raccontati dalla stampa specializzata, insieme ai Greta Van Fleet, come i responsabili del ritorno del rock'n roll nelle classifiche. Piacciono ai giovanissimi, per una certa vicinanza anagrafica – e infatti a dicembre hanno suonato insieme a pop star come Shawn Mendes e Rita Ora sul palco dello show di Victoria's Secret – e anche ai “grandi vecchi”. Dai Foo Fighters di Dave Grohl (che li ha definiti “la miglior band d'apertura che abbia mai avuto”) agli Who e ai Rolling Stones, tutti sono d'accordo nel definire Luke Spiller, il chitarrista Adam Slack, il bassista Jed Elliott e il batterista Gethin Davies come una delle cose più eccitanti successe ad una certa musica, lontana dai primi posti delle classifiche commerciali da molti anni, o anche solo dalle playlist di Spotify di tutti gli under 30.

A fare rumore, oltre alla loro musica, energica e direttamente ispirata al glam rock degli anni settanta di New York Dolls e dei Queen, la decantata somiglianza del leader, Luke Spiller, con il leggendario Freddie Mercury. Ed in effetti il taglio affilato degli occhi, così come la propensione per un guardaroba eccentrico, fatto di stampe leopardate, glitter ed eccessi esibiti con un sorriso divertito, puntano lo sguardo verso Farrokh Bulsara, poi passato alla storia come Freddie. Un paragone che non gli dà di certo fastidio.

“Sono ossessionato dai Queen, un grande fan, ovviamente mi fa piacere, anche se non possiedo un grammo del suo talento” si smarca subito Spiller dal paragone, fin troppo impegnativo per una band alla prova del secondo album, Young and Dangerous.


Certo però, avete cominciato 10 anni fa, nel 2009, ed ora siete sulla bocca di tutti. Che sapore ha il successo? E c'è qualcosa che vi manca, degli inizi?

Luke Spiller: Bello, anche se ci abbiamo lavorato a lungo, nulla è arrivato per caso. Tra bus improbabili per i tour e nottate passate a guidare quegli stessi bus, spostandosi da una parte all'altra del paese...se ci penso mi rendo conto che quella gavetta la dovrebbero fare tutti. Ora i bus sono più confortevoli, e ci sono gli hotel ad attenderti, ma sentiamo di essercela guadagnata.

Adam Slack (rivolgendosi a Spiller) : Ti ricordi quel bus con il letto nel quale dovevi dormire senza poter sdraiare le gambe? Ecco, quello non mi manca. Però c'era un romanticismo, una purezza in quegli inizi, un po' arrangiati..è bello da ricordare.

Oggi però tutti puntano su di voi, insieme ai Greta Van Fleet, per portare il rock ad una seconda primavera..
L.S.: Fa un po' ridere, siamo buoni amici dei Greta Van Fleet ma siamo musicalmente molto diversi. La realtà è che il rock non se n'è mai andato, semplicemente non era cool. Dieci anni fa, quando abbiamo iniziato, piacevano un sacco gli Strokes, gli Arctic Monkeys. Il fatto che a noi piacesse un certo tipo di musica non funzionava neanche con le ragazze (ride). Per piacere avresti dovuto vagabondare per i bar di Londra, incurante della pioggia, totalmente zuppo, un po' alla Pete Doherty (leader dei Libertines ed ex fidanzato di Kate Moss). Ma abbiamo deciso di essere fedeli alla nostra identità, anche musicale. Un'idea che oggi ci ripaga. Ma non l'abbiamo mai fatto per seguire una tendenza, sia chiaro.

Nella moda si parla tanto di fluidità di genere. Un concetto già esplorato dalla musica, con David Bowie e Marc Bolan negli anni settanta, e che oggi voi portate avanti. Non vi tirate indietro se c'è da osare, mettersi del trucco, usare glitter. Sembrate totalmente liberi da quelle che sono le classiche definizioni di genere. Cosa guida le vostre scelte nell'armadio?

L.S.: Io mi vesto (anche) con abiti femminili, sul palco e fuori, da anni. L'abbigliamento maschile è abbastanza noioso, non trovi? Fortunatamente non sono molto alto, riesco ad entrare negli abiti da donna. E non mi pongo il problema. Anche se, a dire la verità, è difficile. Ci sono marchi anche di medio livello oggi che offrono scelte maggiori agli uomini, ma mi sembra tutto uguale, tutto guidato da una tendenza, senza una personalità. Devo andare spesso nei negozi vintage – come faceva David Bowie agli inizi, ndr – per trovare qualcosa. Amo moltissimo la moda, in un futuro vorrei lanciare un mio marchio. Nella mia testa, nei miei negozi Marc Bolan e David Bowie si litigherebbero i vestiti (ride).

A.S. : io non ho problemi a sperimentare con il guardaroba femminile, peccato solo non mi entri nulla. (ride)

Ed in effetti per lo scorso tour avete collaborato con Zhandra Rhodes, che è stata responsabile di alcuni dei costumi da show proprio di Freddie Mercury...

L.S. : Sì, ed è stata anche un'occasione per imparare. Quando sono andato nel suo showroom per scegliere ciò che avrei indossato, avevo puntato dei costumi in satin, una consistenza che aveva usato anche Freddie Mercury. Lei mi ha guardato e mi ha risposto: “tesoro, con quella roba addosso non riesci a muoverti”. Ed in effetti il satin dell'epoca era pesante, ti impediva i movimenti. Se guardi le performance dei Queen, quelle iniziali erano meno movimentate di quelle dei grandi concerti che sono venute dopo, quando Freddie aveva preso ad indossare canotta e jeans, perché quei tessuti erano davvero impegnativi a livello fisico.

Tra tutte le rockstar con le quali siete stati in tour o avete suonato, chi vi ha dato il consiglio migliore?

  1. S. : Il consiglio era sempre lo stesso, ed è arrivato da persone diverse. Con i Foo Fighters si è stabilito un rapporto di grande rispetto, quasi affettuoso. Taylor (Hawkins, il batterista, ndr) mi chiama costantemente, mi chiede se sono felice, se sono pagato abbastanza. Ma è stato Nikki Six dei Motley Crüe a dirci la cosa più importante. Ci ha detto: “non drogatevi troppo, e fatelo per amore della musica, perché vi rende felici”. Ed infatti se lo fai per motivi diversi, e un giorno hai soldi abbastanza per comprare una bellissima casa a Silver Lake, e hai una moglie ancora più bella, e hai quindi raggiunto tutti gli obiettivi che pensavi ti avrebbero reso felice, cosa ti spinge ad alzarti dal letto la mattina? La differenza la fa solo la passione per il mestiere che fai. Una cosa che abbiamo capito quando abbiamo aperto i concerti dei Rolling Stones a Lucca. Hanno più di 70 anni, e hanno ancora energia da vendere, e amano quello che fanno. A proposito, tu vieni al concerto?
  2. Si, certo, ci sono..
  3. L.S. : Ok, guarda che ti chiamo sul palco, eh.
  4. Sì, in effetti l'appeal da rockstar c'è tutto.
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