"Questo è quello che indossavo quando 23 anni fa Donald Trump mi ha molestato"

L'attuale Presidente USA ha voluto smentire immediatamente, ma il caso della giornalista è la 16esima accusa contro l'ex tycoon.

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Courtesy Photo/ New York Magazine Instagram

“Questo è ciò che indossavo 23 anni fa quando Donald Trump mi ha molestata nei camerini di Bergdorf Goodman”. La foto di una donna con coat dress nero, calze coprenti, scarpe con tacco. Lo sguardo dritto in camera, le braccia incrociate. Chi è E.Jean Carroll, la donna che guarda i lettori dalla copertina del nuovo numero del New York Magazine? Una persona che ha deciso di parlare, innanzitutto. È una giornalista di Elle USA, nota penna e columnist dove dispensa consigli e ironia diffusa. Ed è anche la 16esima donna ad accusare di molestie Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti d’America. E. Jean Carroll ha scelto di raccontare la sua storia personale risalendo la lista di molti degli uomini di potere, o meno, che le hanno usato violenza nel corso della sua vita: “Ogni donna ha un catalogo degli uomini strani che ha incontrato. A quanto pare, un Uomo Strano appartiene praticamente a ogni momento della mia vita” scrive E. Jean Carroll a metà del suo racconto pubblicato su The Cut. Tra i nominati appare anche Les Moonves, l’ex CEO della CBS che si dimise nel settembre 2018 dopo ripetute accuse di sexual harassment da parte delle dipendenti della rete. Ed ex fidanzati, amici, boss di lavori precedenti. Ma a fare più rumore di tutti è Donald Trump.

“Prima che parli di lui, devo dire che ci sono due grandi problemi nel raccontare ciò che successe da Bergdorf. a) L’uomo di cui parlerà nega tutto, come ha negato le accuse di molestie sessuale che gli sono state fatte da almeno altre 15 donne credibili, nominalmente Jessica Leeds, Kristin Anderson, Jill Harth, Cathy Heller, Temple Taggart McDowell, Karena Virginia, Melinda McGillivray, Rachel Crooks, Natasha Stoynoff, Jessica Drake, Ninni Laaksonen, Summer Zervos, Juliet Huddy, Alva Johnson e Cassandra Searles. E b), corro il rischio di farlo diventare più popolare rivelando ciò che ha fatto” scrive amaramente la E. Jean Carroll, evocando la questione di fondo dell’abuso sessuale come rivalsa di potere patriarcale nei confronti delle donne. “I suoi ammiratori non ne hanno mai abbastanza di sentire quanto è ricco, quanto è lussurioso, quanto è potente, tanto da essere denunciato e pagare profumatamente ogni pornostar o playmate che decida di parlare. Non riesco a immaginare quanto siano eccitati nell’ascoltare che il Fallo Andante sia riuscito a farsi una donna matura nel più celebre centro commerciale del mondo”. All’epoca E. Jean Carroll aveva 52 anni, Donald Trump quasi 50: lei conduceva una trasmissione popolare sulla tv via cavo America’s Talking, l’allora tycoon dell’immobiliare era nel pieno della narrazione che lo avrebbe fatto diventare simbolo del self made man.

L’incontro tra i due avvenne probabilmente tra l’inverno 1995 e la primavera del 1996 da Bergdorf Goodman, per puro caso. Erano mesi di basse temperature, ricorda lei, proprio basandosi su quel dress coat di Donna Karan che indossava allora e che dopo ha seppellito nel fondo dell’armadio, finché non ha deciso di rimetterlo per la foto del New York Magazine. Si riconobbero scherzosamente a vicenda, e Trump le chiese di aiutarlo a scegliere un regalo. “Per una ragazza” le disse quanto la Carroll curiosò su chi fosse. Su Intelligencer pensano si riferisse a Marla Maples, allora seconda moglie di Donald Trump post burrascosissimo divorzio da Ivana Trump (che lo accusò, tra l’altro, proprio di violenza sessuale mentre erano sposati). Trump insistette per scegliere un regalo particolare, arrivando con la giornalista al piano della lingerie e insistendo sul fatto che dovesse essere provata sul corpo per vedere che effetto facesse.

Nei camerini le cose diventarono violente. “Lui si sporge verso di me, mi spinge contro il muro facendomi sbattere la testa forte, e mette la sua bocca sulle mie labbra. Sono così scioccata che lo spingo via e comincio di nuovo a ridere. Prende entrambe le mie braccia e mi spinge ancora verso il muro, e mentre mi rendo conto di quanto sia imponente, mi trattiene contro il muro con la spalla e va con le mani sotto il mio abito, tirando giù le calze” descrive E. Jean Carroll nel rievocare lo stupro subito da Donald Trump. “Subito dopo, ancora con tutto il suo look da businessman, apre il soprabito, tira giù la zip dei pantaloni e, forzando con le dita le mie zone intime, infila il pene per metà (o quasi del tutto, non sono sicura) dentro di me”. Tutto durò al massimo tre minuti, quando E. Jean Carroll riuscì a liberarsi della presa dell’uomo e a scappare dritta fuori dal negozio. Non c’erano dipendenti o commesse, non c’era nessuno al piano lingerie.

Sono passati 23 anni. E. Jean Carroll oggi ha deciso di parlare pubblicamente, senza avverbi di tempo, perché non c’è finalmente che tenga per un argomento così delicato e personale. Allora aveva raccontato l’episodio a due amiche, una corrispondente e una giornalista, che avevano avuto reazioni opposte: una l’aveva invitata a denunciare, l’altra le aveva raccomandato di non farlo per non rischiare: “Ha 200 avvocati, ti distruggerà”. La scelta di raccontare al mondo quel momento doloroso e scioccante è montata lentamente, la Carroll sembra quasi scusarsi per aver atteso: “Perché non ne ho parlato finora? Perché ricevere minacce di morte, essere portata via di casa, minimizzata, ricoperta di fango, e unirmi alle 15 donne che hanno raccontato storie credibili su come quell’uomo le abbia arraffate, tampinate, denigrate, maltrattate, molestate e assalite, solo per vedere come quell’uomo neghi, minacci e le attacchi di nuovo, non mi è mai sembrato così divertente. E perché sì, sono anche codarda” scrive la Carroll.

Le speranze di trovare prove della violenza sono vane: le registrazioni delle telecamere di sicurezza sono andate perdute, hanno fatto sapere da Bergdorf Goodman. E testimoni oculari non ce ne sono mai stati. Forte di questo, Donald Trump ha inviato una smentita espressa: “Non ho mai incontrato questa persona. Sta cercando di vendere il suo libro, questo indica le sue motivazioni. Dovrebbe essere venduto nella sezione fiction. Si vergognino coloro che inventano fake news di stupri per farsi pubblicità, vendere un libro o per scopi politici”. Un comunicato in perfetto stile trumpiano. Al quale E. Jean Carroll, nel suo cappotto nero di allora, sta già rispondendo.

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