I venti finalisti di #MCBodytelling: Body on sale

Tra i classificati, il progetto di Aleandro Petrella, che indaga il bodytelling attraverso i social

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Photo on Unsplash by Neonbrand

Il lavoro di Aleandro Petrella, studente della Naba, Body on Sale:

Nel corso dei secoli la visione del corpo della donna è cambiato e si è evoluto, condizionato sempre dagli eventi storici e dall’evoluzione della società. La storia del corpo femminile è un susseguirsi di costrizioni, imposizioni esterne e interne, a volte di mortificazioni e umiliazioni, sfociato nei nostri giorni in un vero e proprio abuso della nudità femminile usata e mercificata a fini commerciali, pornografici ed esibizionistici.

I corpi femminili sono strumentalizzata dai media e ciò ha comportato e continua a comportare la difficoltà delle donne stesse a vivere il proprio corpo in modo naturale. Il punto è che se fino a poco tempo fa la donna era vittima della mercificazione, oggi si sta rendendo essa stessa l’artefice con un meccanismo che innesta nella società tramite l’uso-abuso dei social. Tutto nasce dal lavoro fatto dai detentori dei mezzi pubblicitari, gli sponsor, sui social, che per arrivare a quante più persone possibili sfruttano il corpo della donna pagandola per posare in modo provocante.

Nonostante queste piattaforme siano nate con l’intento di essere rappresentative della realtà, l’immagine della donna “perfetta” spopola e diventa virale. Gli sponsor sanno che le immagini in cui la donna mostra le sue nudità e le sue forme sono apprezzate dagli uomini e in questo modo riescono a diventare virali. Per questo le pagano, di modo che il loro brand appaia e venga messo in mostra al grande pubblico. Le visualizzazioni dell’immagine aumentano e parallelamente cresce la pubblicità dei brand sponsorizzatori. E’ così che il corpo della donna si trasforma in merce, in oggetto usato, o meglio ancora sfruttato dagli sponsor per la mera pubblicità.

L’inevitabile conseguenza di questo subdolo meccanismo porta all’idolatrazione della figura della donna provocante, che mette in mostra seno e lato b per avere un grande seguito sicuro, e diventa un modello a cui anche le persone normali aspirano. Non si parla di cose surreali, basta scorrere una bacheca di instagram per vedere il frutto di tutto ciò. Ragazze di ogni età che tentano di imitare i modelli imposte dagli stessi social che utilizzano. Una finzione che viene spacciata per reale o che sta diventando reale?

La parola d’ordine è apparire perfette come le note influencer, non importa fino a che punto bisogna spingersi, l’importante è “creare” contenuti accattivanti per aumentare il numero di seguaci e ricevere quanti più like possibili. L’immagine della donna “perfetta” a cui si fa riferimento è un’immagine della femmenilità distorta. Ad essere messe in mostra sono le forme femminili: seno e lato b, che diventano protagoniste di tutte le foto in modo da cattuare l’attenzione, anche a costo di risultare volgari e al limite del pornografico.

Nonostante su queste piattaforme vigano regole che tendono a censurare il ‘nudo’, come accade a foto artistiche che sì mettono in mostra il corpo della donna ma con l’intento di esprimere un concetto, queste foto che ostentano e mettono comunque in mostra nudità in modo volgare e, come detto prima, quasi pornografico, vengono sponsorizzate e accettate. E’ quindi la donna che ha accettato il modello propagato dai social e che ormai non può essere più definita succube in quanto ha aderito a questo modello e l’ha fatto proprio.

Sicuramente il processo è arrivato a questo livello in quanto chi si rifiuta di assecondarlo e farne parte, rimanendo “normale”, viene emarginato. La scelta è quindi della donna, deve decidere se preferisce essere accettata per quello che non è, imitando gli squallidi modelli imposti o essere se stessa, cacciare la propria personalità a costo di essere giudicata ed esclusa perché non conforme ai canoni della società. E’ la donna ad avere il coltello dalla parte del manico, insomma deve solo prenderne coscienze e farsi forza.

La tanto discussa e reclamata parità tra maschi e femmine, almeno sulla carta, è stata raggiunta in tutti gli stati moderni e le donne possono in teoria praticare qualsiasi professione e accedere a qualsiasi carriera. Parallelamente all’acquisizione di diritti e libertà la donna ha cambiato il modo di vivere il suo corpo. La libertà acquisita avrebbe dovuto ristabilire, parallelamente al crescente rispetto dei diritti femminili, un crescente rispetto per il corpo femminile. Cosa che evidentemente non è accaduta. La donna è ancora un oggetto nelle mani della società manipolatrice e questo è senzaltro il risultato del giudizio dell’uomo. E’ lui a decidere cosa è bello e cosa non lo è, ancora oggi. Se le immagini pubblicizzate ritraggono le donne in pose assurde per mostrare il seno o il lato b è perché queste sono quelle più apprezzate dagli uomini.

Per questo anche le donne normali, nella loro quotidianità, cercano di imitare questi modelli, perché sanno che così avranno sicuramente un riscontro positivo da parte dell’audience maschile. E tutti gli altri valori che fine fanno? Meglio farsi accettare per delle foto accattivanti e mezze nude o farsi conoscere per ciò che si è veramente, facendo trapelare la propria personalità? Meglio essere tutti uguali, burattini di una squallida imposizione sociale? Purtroppo siamo ancora molto lontani dal rispetto del corpo femminile, inteso come strumento da rispettare e da vivere con naturalezza. Ma il mondo non è ancora finito e invece di andare incontro ad un’involuzione meglio cercare di aprire i propri orizzonti, tornare con i piedi a terra e accettarsi per ciò che si è realmente.

Il progetto è una raccolta di illustrazioni, attraverso le quali si vuole rappresentare il meccanismo dei social che portano a considerare il corpo della donna come un oggetto in vendita. La prima tavola raffigura il tipico profilo instagram di una donna che viene pagata dagli sponsor per pubblicare immagini accattivanti. Immagini che quindi ritraggono solo il seno o il lato b, che di conseguenza attirano l’attenzione del pubblico e che sono un ottimo espediente utilizzato dagli sponsor, che in questo modo si diffondono a macchia d’olio. In questo caso la donna è complice del meccanismo e lo fa per soldi, sa che le sue immagini provocanti e i suoi follower sono sfruttata dagli sponsor al fine di raggiungere tramite il suo profilo quante più persone possibili.

Per capire come il corpo della donna viene mercificato e considerato adatto alla vendita basta vedere un tipico post di Facebook. In primo piano nel post c’è solo il seno, che nell’immagine non è più una parte integrante del corpo femminile, messa semplicemente in mostra, ma è l’unico protagonista, essendo il mezzo per attirare l’attenzione e per ricevere i ‘mi piace’ e le altre reazioni. Lo scopo del post è stato raggiunto, è riuscito ad arrivare a un numero elevatissimo di persone. Le persone che apprezzano e che lasciano reazioni a post come quello analizzato precedentemente possono essere raggruppate in varie categorie. Ci sono i profili degli sponsor, che attirati dal gran numero di persone che l’immagine ha raggiunto sono pronti ad offrire soldi alla donna per essere pubblicizzati ed arrivare tramite lei a tutte le persone che la seguono. Poi ci sono gli uomini, che come i pesci abboccano all’esca, per loro indole, sono attirati da immagini del genere e fanno il gioco degli sponsor apprezzando e appoggiando la propagazione di immagini simili. Ed infine, ma non per importanza, ci sono tutte le donne che imbastardite da queste immagini le prendono come modello, imitandole anche sui propri profili, in quanto vedono il grande lascito di questi post e l’enorme apprezzamento e sperano, imitandole, di raggiungere lo stesso livello.

Basta vedere il profilo instagram di una delle tante ragazze che prendono come modello le immagini sponsorizzate sui social. Ragazze normali, spesso studentesse e anche molto giovani, che avendo questi modelli sviluppano una concezione del proprio corpo del tutto erronea. Diventano anche loro ottima merce, imitando i profili più alti, mostrando semplicemente il seno o il lato b e spesso nascondendo i propri difetti. Pur di apparire mostrano il loro corpo e magari nascondono il viso con vari ed abili espedienti. Tanto hanno capito che ciò che conta per essere apprezzate dalla massa è mostrare solo il corpo. Per mostrare al meglio il corpo e le forme, una delle tipiche pose è quella a S, ottima per mettere in evidenza seno e lato b inarcando il più possibile la schiena. Una posa del tutto innaturale che però rende il corpo della donna ancora più accattivante e sexy e che quindi riesce ad essere apprezzata da molto.

Questi stereotipi incatenano la donna a modelli fissi, a modelli di perfezione a cui ambisce e che deve necessariamente raggiungere. Anche il viso è vi􀆫ma della stereotipizzazione, questo perché il modello del viso perfetto viene apprezzato più del viso reale e la donna per essere seguita e riempita di ‘mi piace’ cerca di mostrare una perfezione che non è reale. I ‘mi piace’ tengono incatenata la donna, la controllano e la spingono ad aderire ai modelli imposti per essere accettata. Rinunciando ai ‘mi piace’ la donna può liberarsi dalle catene e svelare se stessa, anche se così si rende vulnerabile ai giudizi degli altri. La donna, che prende coscienza del triste e meschino meccanismo che i social propagano e di cui è artefice e vittima contemporaneamente, può ribellarsi e letteralmente buttare le forme considerate perfette, che sono l’oggetto della mercificazione del corpo della donna.


Scopri il progetto, i volti, i backstage dei ragazzi che hanno partecipato al progetto


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