Margaret Atwood, il sequel de Il racconto dell'ancella e il diritto delle donne a essere (anche) cattive

A distanza di 34 anni dalla pubblicazione del primo volume, l'autrice di The Handmaid's Tale riaffronta scenari su cui è stata molto, molto profetica...

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Courtesy Photo

Margaret Atwood torna in libreria con I Testamenti, il sequel de Il racconto dell’ancella, e con una protagonista femminile, la Zia Lydia che abbiamo imparato a detestare profondamente nella serie Hulu The Handmaid’s Tale. Fiato alle trombe, ma stonate. Da che esistono le battaglie per i diritti di genere c’è sempre qualcuno che, portando esempi di donne malvagie esistite o immaginarie come Aunt Lydia (ma pescando dal passato, Eva la tentatrice, Circe la strega) vuole provare l’immoralità dell’intera categoria che per questo non dovrebbe accedere ai vertici della società, ma va invece controllata e indirizzata dal più equilibrato genere maschile. Okay, farebbe già ridere così. Prendete Amy del romanzo - e poi film -, L’amore bugiardo che ha fornito parecchi spunti di conferma ai misogini. Ma mentre Stephen King ripete sempre che se nella fiction le donne cattive sono di più e più memorabili perché gli uomini malvagi sono più scontati, c’è chi ha obiettato che anche le donne hanno diritto alla loro quota di stronze. E fine della storia.

La scrittrice Margaret Atwood
David LivingstonGetty Images

Margaret Atwood è stata ospite in Italia del Festivaletteratura di Mantova per presentare il nuovo libro (attesissimo: nelle librerie il 10/9), ma Sophie Gilbert di Atlantic è andata fino in Canada per incontrarla e nell’articolo ha raccontato l’aneddoto in cui, fermata alla frontiera, ha spiegato il motivo della visita e il doganiere ha alzato gli occhi al cielo esclamando “ma voi giornalisti venite tutti per lei?”. Questo inizio di millennio è caratterizzato dal fenomeno di artiste molto agé che diventano personaggi cult dei giovanissimi, oltre che per i fedeli estimatori. Ha dato il via al trend Maggie Smith come professoressa McGranitt in Harry Potter. È poi successo alla scrittrice Joan Didion come testimonial di Céline (quando il brand aveva ancora l'accento), a Iris Apfel grazie alla mostra che il MET museum di New York le ha dedicato nel 2005, e poi la campagna televisiva di Citroën. E così via. Nel mondo dell’arte e dello spettacolo ci si è sempre lamentati che una donna dopo i 60 diventi invisibile. La tendenza cambia e oggi, a 34 anni dall’uscita in libreria di The Handmaid’s Tale, alle presentazioni della 79enne Atwood la platea non è composta più solo di fan che la seguono dagli anni 70, ma anche da teenagers e ventenni. A volte, con il costume rosso indossato dalle ancelle della serie, tra cui una strepitosa Elisabeth Moss, che è diventato la divisa di ogni protesta sessista negli Usa e oltre.

Oggi la Atwood pare anche essere stata profetica, e l’interesse intorno a quel suo romanzo di tanti anni fa dipende anche da questo. I tentativi velati di repressione della libertà femminile anche nelle nazioni più insospettabili, l’abbassamento generale della fertilità – anche causata dalle alterazioni ormonali delle microplastiche nelle acque potabili – sono temi che, esasperati, aveva anticipato nel romanzo. Per quei pochi che non l’hanno letto o non hanno mai visto la serie, Il racconto dell'ancella descrive un futuro in cui un regime teocratico rigidissimo, la Repubblica di Galaad (o di Gilead), si instaura negli Stati Uniti privando le donne di ogni diritto e riducendole a diversi livelli di schiavitù. In questo scenario distopico, le donne sono divise in categorie di utilizzo: come domestiche quelle infertili (le Marte), operaie in zone insalubri (le ribelli), e le Ancelle, donne fertili costrette a concepire figli con il padrone della casa dove vivono, alla presenza della moglie sterile. Quando ha iniziato il romanzo, Margaret Atwood viveva nella Berlino ancora divisa dal muro ed era l’anno in cui si svolge un altro romanzo che profetizzava un futuro catastrofico, 1984 di George Orwell, a cui la scrittrice si è ispirata. Il nuovo libro, The Testaments, è stato così blindato che il mese precedente l’uscita, nel comunicato stampa che i giornalisti ricevevano dalla casa editrice era riportato un titolo fittizio e conteneva un accordo di riservatezza. La storia è ambientata 15 anni dopo la caduta del regime di Galaad e racconta la vita del personaggio di Zia Lydia attraverso le testimonianze di tre donne. Ma una delle tre è Zia Lydia stessa, che si scopre aver tenuto un diario segreto, visto che durante il regime, alle donne è vietato scrivere.

Margaret Atwood aveva già deciso nel 2016 di riprendere in mano il personaggio di Aunt Lydia “una presenza appena accennata in The Handmaid’s Tale, ma che getta la sua ombra ovunque”. Ma è innegabile che questo nuovo romanzo sia anche frutto del successo della serie perché, dice la Atwood stessa: “la domanda che ha suscitato è: cosa fa nel tempo libero una Madre Superiora?”. Inoltre, come riassume Atlantic, “The Handmaid’s Tale è stato un film del 1990, un'opera teatrale, un balletto, un monologo e l'ispirazione per un concept album della band Lakes of Canada”. Ma siccome negli ultimi tre anni ondate di lettori hanno rivendicato il romanzo “come simbolo della resistenza", sta rischiando di sfuggire di mano all’autrice stessa. E così che nelle interviste per l’uscita de I Testamenti sembra quasi riluttante a parlarne. Si può dire che se The Handmaid's Tale è incentrato sull'impotenza di Offred di fronte agli abusi che subiscono lei e le altre donne, The Testament si basa sulla libertà d'azione dei personaggi negativi, che la Atwood descrive con l’obiettivo di riconquistare il territorio della sua creazione letteraria. La domanda residua è se anche questo libro diventerà una serie spin off, interpretato dalla magnifica Ann Dowd che per questo ruolo ha meritatamente vinto un Emmy come attrice non protagonista. Pare proprio di sì.

I testamenti
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