Il 2019 è un anno dalla retrospettiva difficile. Non si è portato via le tantissime proteste sparse in America Latina, Medio Oriente, Nord Africa, Hong Kong e anche Italia. Neanche un po'. Cosa resterà (cit. Raf) di questo ventennio, politicamente parlando? Cosa ci dobbiamo aspettare dal nuovo decennio? Il presente è chiaro ma il domani è più confuso del solito. Sarà perché il domani ce lo avevano pronosticato ultra avveniristico, con le auto senza pneumatici sospese sui cuscinetti ad aria e i robot domestici che girano per casa; sarà perché immaginavamo un’evoluzione spirituale dell’umanità che avrebbe abbandonato i beni materiali per dedicarsi alla contemplazione del bello (vedi: Era dell’Acquario), tanto a sgobbare ci avrebbero pensato le macchine; sarà che alla fine l’unica cosa che si è avverata davvero sembra essere il dispositivo che ci fa accendere la luce con il comando vocale e l’inquinamento e le piogge di Philip K. Dick, fatto sta che ora le predizioni non si azzarda a farle più nessuno. Ma siccome c'è dello scontento, anche dove il pane a tavola lo si porta tutti i giorni, bisogna parlare del futuro. Quando lo scontento è sincero il popolo scende in piazza. Banale da dire? È sempre stato, davvero, così? Eppure, fino a una quindicina di anni fa, nonostante il boom dei social, chi ci provava faceva flop della portata di 257mila adesioni all’evento e 36 partecipanti effettivi (effettivamente accaduto). Cosa è cambiato?


La politica. In questi due decenni sono tornati i movimenti di massa nelle strade di tutto il mondo, con la stessa convinzione sia che si lotti per un presente migliore, per una pensione sicura, o per difendere la vita di qualcun altro. Si è detto che l’umanità ha perso la fiducia nella politica vera e propria, considerata ormai “sporca”. In molti paesi del mondo sono riusciti a farsi eleggere personaggi sedicenti portatori dell’anti establishment (spesso rivelatisi tutt’altro). E in Italia la gente è scesa in piazza anche se la cosiddetta antipolitica, alla fine, era riuscita a salire al governo. “Il rapporto fra politica e antipolitica si potrà modificare solo se la prima saprà dare delle risposte ai bisogni reali della società”, racconta Simona Malpezzi, senatrice del Pd. “anche perché poi, quando l’antipolitica è arrivata a governare ovunque, di cose a beneficio concreto dei cittadini ne ha lasciate poche. L’antipolitica si serve di una comunicazione effimera che però incide sul paese, spunta lì dove la politica non riesce ad avere credibilità, e la credibilità, purtroppo, coincide con un problema: il tempo. Oggi siamo abituati ad avere risposte immediate, si va su Google è c’è subito la risposta al problema che ti sei posto. Ma la politica non può rispondere allo stesso modo semplicemente perché affronta problemi complessi e i problemi complessi non hanno risposte semplici.

Né le risposte possono parlare solo con la pancia.

I problemi necessitano costruzione, progettazione e tempo, e spesso la politica non può permetterselo. Un bel guaio, perché tempo non fa rima con consenso. Cosa è necessario per l’anno nuovo, e per il decennio intero? La politica deve essere più coraggiosa e accogliere le legittime manifestazioni nelle piazze, che sono sintomo di quella voglia di partecipazione che non è riuscita a trovare altri modi per essere incanalata e rappresentata. Mi riferisco alle Sardine, che stanno facendo un’azione incredibile, ma anche alle piazze piene di giovani per i temi dell’ambiente”.

Le lunghe notti di proteste a Hong Kong
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“La politica deve occuparsi di questo", continua la senatrice Malpezzi, "anch’io lo sollecito con forza nel mio partito. Un programma di governo futuro dovrebbe basarsi sul Green new deal, il patto dell’ambiente con tutte le misure verso una vita più sana, che crea nuovi posti di lavoro in questa transizione che non è solo ambientale ed ecologica, è anche economica. La crescita non è in contrapposizione con la salvaguardia dell'ambiente, dobbiamo impararlo. Inoltre, la politica non può procedere senza la demografia. Lo so che è un tema impopolare fra molti, ma la demografia riguarda chi nasce, chi cresce, ma anche l’aspettativa di vita di chi già c’è, che è aumentata e che sta creando nuovi bisogni, come l’assistenza. Se non teniamo bene in mente come cambierà il paesaggio demografico dell’Italia nei prossimi 20 anni, come si farà a costruire le politiche adatte a prevenire i problemi che i cittadini incontreranno? E poi, sarà necessario posare lo sguardo su temi femminili, come l’equità salariale, la possibilità di lavori diversi, che si rompa il tetto di cristallo. La società dovrà rispondere alle esigenze delle donne, invece di scaricare loro sulle spalle tutto il peso della maternità. Politica è un sostantivo al femminile, ma quante volte è stato davvero declinato al femminile?”.

Roma, lo spettacolo delle piazze piene
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La politica e il web. “Vero che le previsioni sono incerte”, ribatte Alex Orlowski, esperto di digital marketing politico e regista che nel 2019 ha fatto parlare (un bel po’) di sé come esperto informatico di Report: “Abbiamo conosciuto la Primavera araba e Occupy Wall Street, entrambe partite da Twitter che in Italia è meno usato ma che invece ha dato vita, ad esempio, al movimento #facciamorete che ha funzionato bene per contrastare la propaganda politica aggressiva (anche della famosa Bestia). Per quanto riguarda le manifestazioni di piazza è stato tutto più casuale, è stato il tipping point, quell'attimo che ti porta a rendere virale l’evento, il fattore che nel momento giusto capta un disagio, una voglia di aggregazione da parte delle persone ma non sotto una bandiera. C’era bisogno di un catalizzatore dell’evento che non fosse legato a nessun partito. Poi, legato a delle facce pulite di ragazzi, sui 28 – 30 anni, è stato efficace. In molti hanno trovato un buon motivo per andare in piazza anche se non la pensavano come nessun partito, solo per far capire che questa politica urlata, di propaganda maleducata basata sull’odio verso qualcun altro per loro non funziona, che non sono d’accordo. Il fatto di non avere nessuna bandiera è stato un fattore scatenante: se ricordate, il Popolo Viola già era più politicizzato, ad esempio. Io sono andato un paio di volte a vedere questi eventi delle sardine e mi ha stupito la quantità di anziani che erano lì con lo spirito ‘questi ragazzi sono il futuro dell’Italia, diamogli una mano, non hanno nemmeno soldi’. Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Difficile dirlo, sinceramente. Le sardine sono state una sorpresa ma sono un po’ come gli Indignados spagnoli che poi si sono trasformati nel partito Podemos; loro però avevano alle spalle Javier Toret che è un grande sociologo esperto di movimenti di massa, per cui erano strutturati e organizzati bene. Non credo che le sardine si organizzeranno in un partito, potrebbero anche facilmente scomparire”.

La politica, il web e la piazza. “C’era un urgenza, in Italia, che ha portato la gente in piazza. E tutti subito a cercare chi c’era dietro, quando l’unica cosa che c’è dietro è la riscoperta del desiderio”. Jasmine Cristallo, 38 anni con una figlia di 19, da sempre impegnata nei diritti umani ed esperta di filosofia, ha lanciato la famosa rivolta dei balconi che ha contagiato nei mesi scorsi ha incoraggiato la gente comune, in tutta Italia, a esporre drappi con motti di protesta contro il governo. Ora è referente regionale e portavoce nazionale di 6.000 sardine in Calabria. “In Italia, e non solo, c’è una crisi del desiderio, quando ero ragazzina aspettavo con trepidazione che andasse in onda la nuova puntata di Beverly Hills 90210 per vedere un bacio lasciato in sospeso fra due personaggi, mentre ora col binge watching passi subito avanti. Oppure aspettavi la telefonata del fidanzatino sul fisso. Una volta le piazze le riempiva Berlinguer, poi improvvisamente le vedi invase proprio da chi era contrario al diritto di dissentire. Non è piaciuto a tutti, l’essere umano non è fatto solo di viscere, non si incita la guerra fra poveri, che poi da noi è più una guerra fra gli ultimi.

Gli ultimi non si mettono l’uno contro l’altro, sono invece quelli di cui i primi si devono occupare

Non bisogna avercela nemmeno con chi ha paura degli ultimi, la paura è un sentimento che paralizza, e poi lo sappiamo tutti: quelli che anche in rete spargono odio, se poi si dovessero trovare in spiaggia e vedessero sbarcare dei profughi disperati li andrebbero ad aiutare perché l’amore non è razionale. Era inevitabile che una l'istigazione alla fobia, che è un regresso di civiltà, suscitasse ribellione e portasse la gente a protestare. Poi, ci ha messo del suo anche l’esaltazione del dilettantismo a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Va bene tutto, va benissimo aver venduto patatine, qualsiasi lavoro nobilita. Ma poi, tra le patatine e il diventare presidenti del consiglio ci deve essere un passaggio formativo. I vecchi circoli di partito servivano a quello, a insegnare a fare politica, insegnavano il linguaggio del comunicare. Il lasciateli provare non poteva funzionare. Cosa succederà domani? La speranza è che un giorno le Sardine non servano più. L'istanza principale delle Sardine, che non è chiara a tutti, è proprio quello di ambire a una politica alta, basata sulla Costituzione. Tutto qui. Che poi, per fare una parentesi, si citano sempre i padri costituenti ma c’erano anche delle madri costituenti, eh...”.

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