Sembra un controsenso ma è solo uno dei tanti di questo periodo, a cui ripenseremo spesso in futuro: ci siamo riavvicinati alla religione quando tutte le circostanze ci tengono lontani dai luoghi di culto. Non si tratta della superstizione di cui parla don Aniello Manganiello, il prete coraggioso di Scampia che insegna a dissociare la religione dalle immaginette sacre nei bunker dei camorristi latitanti e dalle processioni deviate verso le case dei boss mafiosi. Per chi di religione non ne pratica nessuna, provare ammirazione per la passeggiata di papa Francesco scalzo in via del Corso a Roma non è una questione di spiritualità indotta dalla paura. È una riscoperta dei motivi per cui la religione stessa è nata, del perché c’è chi ha delle buone ragioni per continuare a praticare la sua dopo secoli o millenni, o di chi ha la voglia di ritirare fuori dalla custodia di velluto un gohonzon buddista dimenticato. Il desiderio di capire l’inspiegabile ora che è venuta a mancare quell’ansia che ci impedisce di fermarci a riflettere, quel pensiero che se ci riposiamo un attimo, nel frattempo qualcuno ingrana la quinta e ci sorpassa. Calm down. È tutto fermo. La competizione fra umani è forse ai livelli storici minimi. Abbiamo persino il tempo di parlare con tre rappresentanti di grandi religioni, di farci raccontare come stanno praticando il loro culto e di stupirci perché la necessità, in fondo, sta abbattendo anche le differenze fra l’una e l’altra.

La religione ebraica è un modo di vivere

Iaia Vantaggiato, membro della comunità ebraica di Roma, studiosa al Collegio Rabbinico da molti anni, giornalista e filosofa.


Quella ebraica è una pratica religiosa collettiva, non è mai individuale. Per capirci, un cattolico può pregare anche in casa se le chiese sono chiuse, spesso i cattolici si recano in chiesa per pregare da soli. La nostra preghiera, invece, ha più valore se c’è la presenza di almeno dieci uomini, i numeri sono necessari per alcune benedizioni che sarebbe complicato spiegare qui in poche righe. Per noi la chiusura delle sinagoghe vuol dire anche rinunciare allo studio del sabato mattina, a quello del sabato pomeriggio dopo pranzo, non ci si può vedere con gli amici il venerdì sera per l’entrata nello shabbat, in cui siamo in genere almeno 15 persone. La religione ebraica è un modo di vivere. Ciò che accomuna tutti gli ebrei - i laici, i praticanti - è il modo di praticare un sistema etico di valori, un modo di stare al mondo che sganciato dalla collettività ha poco senso. Non si riesce a mettere in pratica delle regole al chiuso di casa e non si possono celebrare dei riti. Questa privazione la stiamo patendo molto, l’isolamento, per l’ebraismo è una diminutio, anche se il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha dato una lezione in streaming per affrontare meglio questo problema, dice che evidentemente questo è il momento della preghiera individuale anche per noi e fa l’esempio di una cosa che ripetiamo molte volte al giorno, quella di lavarsi le mani prima di una serie di riti, con la relativa benedizione. Questo elemento della pulizia per noi è fondamentale nelle pratiche dei bagni rituali, nell’abluzione chiamata tevilah. Ad esempio, per tutti, lavarsi le mani prima di mangiare è una norma igienica, ma per noi è un obbligo in cui i gesti variano nelle occasioni, ad esempio, prima del qiddush. Ecco, lavare le mani come un rituale è qualcosa in cui oggi ci stiamo ritrovando accomunati tutti, ebrei e non.

Vogliamo che tutto questo finisca presto e che l’Italia torni vivace e bella come è sempre stata

Soufiane Malouni, giornalista marocchino, responsabile della comunicazione Comunità Islamica Firenze e Toscana.

I luoghi culto sono off limits per tutti, si prega a casa senza problemi. Ma in questi giorni difficili la comunità musulmana in Italia ha trovato il modo per non restare con le mani in mano e per dimostrare che al popolo italiano ci tiene. Sono partite iniziative nazionali come la raccolta fondi organizzata dall’UCOII, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, per comprare mascherine da donare agli ospedali. In alcune zone, i volontari dei Giovani musulmani d’Italia si sono offerti di fare la spesa alle persone anziane con le consegne a domicilio, è successo ad esempio a Saronno, Ancona e altre città. Molti giovani hanno chiesto alle loro moschee e agli Imam, come lo yemenita Hamdan Al Zeqri, famoso perché laureato in teologia e impegnato nel dialogo fra musulmani e cristiani, le informazioni per entrare a far parte della Croce Rossa. “È fondamentale trasmettere serenità e speranza in questi momenti, la fede in questo può aiutare” ha detto Hamdan. Per quanto riguarda la spiritualità, durante tutta la giornata di giovedì 12 marzo la comunità islamica d’Italia ha osservato il digiuno dall’alba fino al tramonto e ha pregato Allah chiedendogli di proteggere l’Italia dal coronavirus. È stata una preghiera collettiva dedicata al paese che li ospita e che considerano la loro casa. L’iniziativa è stata lanciata sul web dall’UCOII ed è diventata virale in poche ore. L’imam della moschea di Firenze e vicepresidente dell’Ucoii Izzeddine Elzir ha spiegato: “per una comunità religiosa è molto importante pregare, digiunare e invocare Allah che protegga l’Italia da ogni male. Questo riguarda il fattore religioso, ma c’è anche il fattore della prevenzione, ancora più importante. Dobbiamo prevenire il virus, e questo avverrà solo se rispettiamo le regole, e stando il più possibile a casa”. “In momenti di emergenza come quelli che vive il nostro paese, la fede diventa fondamentale nella vita di molti”, ha aggiunto Hamdan Al Zeqri, ormai cittadino italiano, che sta rispondendo a tutte le richieste per sapere quali sono le preghiere più adatte in queste situazioni. “Vogliamo che tutto questo finisca presto e che l’Italia torni vivace e bella come è sempre stata”.

Ho la sensazione che anche chi non pratica alcuna religione, in questi giorni trovi il tempo di avvicinarsi

Gloria Mari Nocetum, Geologa e giornalista, anni di studi in Facoltà Teologica, consacrata nell’Ordo Virginum di Milano dal 1995.


Sono una donna cattolica, consacrata al mio Signore Gesù, ho fatto una scelta di vita e sono contenta di far sentire anche la mia voce. Sicuramente le cose sono un po’ cambiate in questo periodo sia per me che per le altre sorelle consacrate che hanno donato la propria vita a Dio nel mondo. Banalmente, la prima cosa che mi viene in mente e di cui sento la mancanza è la messa. La messa di tutti i giorni, la messa della domenica, l’imposizione delle ceneri, non tanto come atti formali ma proprio come adesioni del cuore, della mente, delle persone alla comunità. Non a caso si dice “comunione”. Personalmente, sento anche la mancanza di ciò che mi irrobustisce nel mio cammino al fianco del mio sposo Gesù, anche nell’accedere alla comunione. Quindi è una privazione, è chiaro. Ma il digitale ci è alleato e offre le modalità per stare vicino ai fedeli. In questo momento il tempo libero mi permette di registrare dei piccoli messaggi per la comunità di preghiera del Nocetum, l’Associazione fondata nel 1998 da Suor Ancilla Beretta, per infondere coraggio e fiducia a tutti i fratelli del gruppo, quindi persone laiche, io e poche altre siamo consacrate in un gruppo di laici che lavorano, studiano, hanno figli. Questa occasione particolare, è un’occasione di crescita, per poter riprendere la parola di Dio. È un’occasione per ascoltare meglio anche noi stessi, per stare più in silenzio, per stare con le famiglie. Avendo più tempo, c’è modo di andare direttamente al nocciolo delle questioni e la particolarità della situazione ci spinge anche ad entrare in connessione con i fratelli delle altre comunità, i protestanti, gli ortodossi: siamo tutti più vicini. Ho la sensazione che anche chi normalmente non pratica alcuna religione, in questi giorni trovi il tempo di avvicinarsi. Prima che la segregazione fosse restrittiva ho visto aumentare molto i lumini votivi nella piccola chiesa paleocristiana dei Santi Filippo e Giacomo, qui a Milano. Ovviamente, nessuno deve auspicare mai di ritrovarsi con questo tipo di opportunità grazie a qualcosa di così difficile. Ma ci è stata data questa.

*** ha collaborato Soufiane Malouni

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