Morto Christo, viva Christo

È scomparso a 84 anni l'artista concettuale famoso per aver impacchettato il Pont Neuf e il Reichstad: nel 2016 aveva realizzato The Floating Piers, la fotografatissima passerella gialla sul lago d’Iseo.

sulzano, italy   june 16  artist christo vladimirov javacheff attends the presentation of his installation the the floating piers on june 16, 2016 in sulzano, italy  photo by pier marco taccagetty images
Pier Marco TaccaGetty Images

È morto Christo. L’uomo che aveva impacchettato il Reichstag di Berlino e il Pont Neuf di Parigi; le mura aureliane a Roma e il monumento a Vittorio Emanuele in piazza Duomo. Se n’è andato proprio come desiderava: senza ammalarsi. “Vorrei morire come mia moglie Jean-Claude, - aveva detto tempo fa - un aneurisma ed è tutto finito”. È andata più o meno così. Proprio insieme alla compagna della vita, l’artista ha firmato le sue opere più coraggiose e visionarie. Da Running fence, un nastro di nylon bianco alto cinque metri e mezzo che nel 1976 ha attraversato la California del nord per quasi cinquanta chilometri, fino Umbrellas, del 1991, dove centinaia e centinaia di ombrelli alti sei metri avevano occupato una valle in California e una in Giappone, distinti da un diverso colore - giallo per gli Stati Uniti, blu per il Giappone. Passando per Gates, 7503 portici di stoffa giallo zafferano, alti cinque metri, che spuntarono nel 2005 su ogni stradina immersa nel verde di Central Park, a New York.

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Christo aveva conosciuto Jean-Claude a Parigi nel 1958. Li legavano indissolubilmente la passione per l’architettura urbana e il giorno in cui erano venuti al mondo: entrambi il 13 giugno del 1935. La loro relazione era iniziata in modo eclatante, come si conviene a due veri artisti: la donna aveva da poco terminato la luna di miele con Philippe Planchon quando si rese conto di aspettare una bambina da Christo. Così, decise di lasciare il marito, sedotto e abbandonato, e di infilarsi a casa dell’artista.

Originario di Gabrovo, città bulgara di sessantamila anime ai piedi dei Balcani, era scappato in occidente alla fine degli anni Cinquanta dopo un breve soggiorno a Praga. A Parigi si guadagnava da vivere facendo il ritrattista agli angoli dei boulevards. La svolta, quando iniziò a impacchettare tutto quello che gli capitava in mano: bottiglie, tele, bidoni, tavoli, persone. Diceva di ispirarsi all'opera di Man Ray del 1920, L'enigma di Isidore Ducasse. Venne notato da Yves Klein, mentore del Nouveau Réalisme, e la sua vita cambiò per sempre.

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“Sono arrivato a Parigi solo, senza amici né parenti e senza conoscere una sola parola di francese. – ha raccontato tempo fa - Ho conquistato la mia libertà millimetro per millimetro. Ho finanziato i miei progetti con i miei soldi e sono arrivato a realizzarne di molto costosi. Ma ogni cosa è stata una nostra decisione libera, assoluta, che arrivava direttamente dal cuore”.

Nel 1964 Christo e Jeanne-Claude si trasferirono a New York, il luogo dove tutto accade. Vivevano in un edificio industriale del XVIII secolo. Nel loro studio non c’erano né tavoli né sedie ma lavoravano giorno e notte. È in questo periodo che progettano l'imballaggio di due grattacieli, Lower Manhattan Packed Buildings. Dalla seconda metà degli anni Sessanta la coppia “Christo” imballa e copre scenari naturali e monumenti fatti dall’uomo per fornire allo spettatore una visione differente del mondo. “Impacchetto per ricordare il valore estetico di ciò che viene occultato”, dice in un’intervista.

Le Pont-Neuf empaqueté, 1981 di Christo in mostra al Pompidou a partire dall’1 luglio.
© Christo 1981 Photo © Philippe Migeat

C’è chi li ama incondizionatamente, e chi non li capisce proprio. Il loro è un linguaggio che alimenta il mistero e l’effetto sorpresa del momento dello svelamento. C’è visione e c’è poesia. La coppia usa drappi fucsia per circondare le isole della baia di Biscayne a Miami nel progetto Surrounded Islands e drappi color argento per avvolgere il Reichstag. E’ della fine degli anni ‘90 uno dei lavori con uno dei più grandi impatti simbolici in fatto di occultamento della natura: in occasione di Verhüllte Bäume gli artisti incartano duecento alberi del Berower Park di Basilea. Nel 2009 Jean-Claude scompare. Nel 2016 Christo presenta l’ormai leggendario The Floating Piers, la passerella realizzata sul lago d’Iseo che collega per sedici giorni Sulzano alle isole di Montisola e San Paolo. E’ una delle installazioni di arte concettuale più instagrammate di sempre. In pochi mesi viene visitata da più di un milione di persone. L’ultimo lavoro, The London Mastaba, è di un paio di anni fa: un trapezio formato da 7.506 barili colorati messi orizzontalmente su una piattaforma galleggiante sul Serpentine Lake di Hyde Park.

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“Non cercate significati simbolici, tipo la qualità effimera della vita, pensando al fatto che sono opere temporanee. - ha detto a un giornalista - Quello che ci interessa sono le cose reali, l’acqua che si sente sotto ai piedi sul lago d’Iseo oppure il rumore del vento che tormenta i chilometri di tessuto con i quali abbiamo rivestito Central Park”.

Il disegno del progetto dedicato all’Arco di trionfo che sarà messo in mostra al Pompidou
André Grossmann © 2018 Christo

Proprio quest’estate, dal 1 luglio fino al 19 ottobre, il Centre Pompidou dedicherà a Christo un’antologica con tutti i suoi lavori cult. E proprio quest’anno l’artista avrebbe dovuto impacchettare l'Arco di Trionfo. Il progetto era stato rinviato per la pandemia e riprogrammato nell'autunno 2021. Sarà il suo canto del cigno. E non poteva che essere a Parigi.

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