Abbiamo condiviso il lockdown: e se ora stessimo meglio?

La quarantena forzata ha chiuso le porte delle case, ma ha anche spalancato gli orizzonti. E da convivenze inaspettate sono nate relazioni creative e nuove consapevolezze.

condividendo 19 mattia crocetti
Mattia Crocetti

Giulia Vannucci pensava al suo vino, il primo da quando avevano acquistato la vigna lasciando il posto fisso da ufficio. A riposo, a vinificare in una cantina lontana, perché ancora non ne hanno messo in piedi una propria. "Qualcuno andrà a controllarlo?", si chiedeva. Alla vendemmia dello scorso settembre l'entusiasmo era tale che nemmeno l'ombra di quello che sarebbe accaduto a marzo aleggiava nella sua mente o in quella di Angela Becattini, la sua compagna. Nella mente di nessuno, a dire il vero. Chianti, così avrebbe recitato l'etichetta: un quadrato di carta troppo piccolo per contenere tutta la pena di questa prima vinificazione a distanza. Congelate lì, nella campagna toscana, ad aspettare, come altri milioni di italiani, Giulia e Angela si sono però date da fare e ammettono di essere diventate contadine più esperte e autonome, grazie al tempo forzatamente passato in podere: «Quando hai un'intera giornata per capire come potare un olivo o cimare le viti. E nessun impegno...».

Nella campagna di Reggello, in provincia di Firenze, presso il podere e agriturismo Casellina Laghi. Da sinistra, Massimo Vannucci, 69 anni, e sua moglie Rossana Ferrini, 62. Sono i genitori di Giulia Vannucci, 40, in piedi sul trattore, con la sua compagna Angela Becattini, 34, al volante. In basso a destra, la loro dipendente e amica Valentina Desideri, 40. In ordine sparso i sei cuccioli che sarebbero dovuti andare in adozione durante il lockdown e invece sono rimasti in famiglia: Frido, Orso, Storti, Benni, Sumio e Brasco
Mattia Crocetti

Contemporaneamente, a Roma, Mattia Crocetti, fotografo di 27 anni, autore di questi scatti, aveva iniziato a parlare con i muri dopo due giorni di isolamento: «Quando ho capito che non avrebbero mai risposto, ho deciso di accettare l’invito per occupare la stanza libera a casa del mio amico Filippo». Non immaginava di trasferirsi lì definitivamente a fine quarantena. Il suo progetto di queste pagine COndiVIDendo 19 è il tentativo di fissare nella memoria ciò che è accaduto durante le convivenze obbligate della scorsa primavera. «Non volevo raccontare la parte drammatica della nostra esperienza collettiva, ma quello che succedeva nelle case». Sono tutti scatti costruiti dai soggetti insieme a Mattia, che esplorava gli ambienti in videochiamata, ricercava gli oggetti utili a rappresentare le persone ritratte, metteva a fuoco i ricordi di qualcosa che già oggi ci sembra incredibile. "Dopo saremo migliori, saremo cambiati?", ci si chiedeva incessantemente. E da quando ci hanno liberati, in realtà, ci domandiamo come toglierci qualche restrizione rimasta ancora appiccicata dentro le nostre teste.

A Roma, da sinistra: il fotografo Mattia Crocetti, 27, Carla Recupero, attrice di 33 anni, Filippo Tamburini, 27, regista e videomaker, e Antonella Malespini, 28 anni, producer.
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C'è chi quella sera festeggiava. «Stavo per compiere trent'anni ed eravamo a casa in attesa di brindare», racconta Giuseppe D’Amati (nella foto di apertura, con la chitarra), «c'erano i miei coinquilini e Giovanna, che avevo conosciuto un mese prima e con cui ero uscito una volta». Mentre tentavano di capire il significato concreto delle parole che il premier Conte pronunciava in televisione, si sono guardati e si sono detti che tanto valeva buttarsi. Tutti erano d'accordo: Giovanna si sarebbe trasferita lì, per non tornare nel suo appartamento da sola. «Mal che vada non ci saremmo visti più», scherzano dalla casa dove oggi vivono insieme, travolti dall'innamoramento inaspettato. «I commenti delle mie amiche erano "ma sei sicura?". E poi è arrivato un messaggio che diceva "fai bene, potrebbe finire il mondo domani per quanto ne sappiamo". Ma è andata bene, mi andrei a battere un cinque nel passato per quella decisione», racconta Giovanna Pongan (nella foto di apertura, al centro).

Nuove relazioni e intimità forzate sono state la realtà di molti, per altri lo è stata la solita "vecchia" famiglia, che magari hanno imparato a vedere con occhi diversi. Nel Nord-est Veronica Gambaro passava una serata come le altre, fuori a festeggiare con le amiche oltre il confine con il Trentino, finché un messaggio le ha intimato di rientrare a casa al più presto, a Campodoro, in provincia di Padova. E allora via in auto alle tre del mattino prima che chiudano tutto. «Da un paio d'anni sono tornata a vivere con i miei e mia sorella, dopo una convivenza finita a dir poco rovinosamente», sorride oggi, «ma la mia vita dopo una giornata di lavoro in boutique era fatta di aperitivi, cene fuori e feste con gli amici. Che per un po' sono proseguite su Zoom». E poi la prima serie tv vista con sua sorella Eleonora non è stata tanto male, così come quel pomeriggio a preparare torte con "mamma orsa", come la chiamano tutti. Una mamma che nel suo grembiule da cucina sembra così diversa da lei, in parrucca rosa, ma che, come Veronica, una volta metteva i tacchi in borsa per andare a ballare a Venezia direttamente dopo il lavoro. «Anche dopo aver divorziato da mio padre ed essersi attirata i pettegolezzi dell'intero paese. Forse per la prima volta, in quarantena, ne abbiamo parlato faccia a faccia. Anche di papà. Lei ha capito come mi sentivo io e io come si sentisse lei. Quel giorno in cucina c'erano entrambi i nostri dolori, diversi, ma ugualmente presenti». La nuova quotidianità di Veronica è fatta anche di un giro in bici con sua sorella al posto del brunch, «forse prima un po' scappavo di casa, non è che semplicemente uscivo», ammette, e insieme sono tornate a organizzare il matrimonio di "mamma e papà orso", messo in pausa dal virus ma di certo non cancellato.

La famiglia "orso" a Campodoro, in provincia di Padova. Ai lati, Mauro Sarasin, 51, e Cosma Maria Antonietta Callegari, 64. Con le figlie, Eleonora Sarasin, 24, e Veronica Gambaro, 34, nel costume del suo gruppo d’animazione "Barbie atomiche".
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Dagli Albini, a Rimini, Giulia allo stesso modo ha potuto osservare da vicino il grande amore dei suoi genitori, che in pieno lockdown hanno festeggiato 47 anni di matrimonio. «Provo una sorta di invidia perché io non vivrò mai un simile anniversario», scherza dalla grande casa dove vivono su piani separati, «per me è proprio stato un giro di boa questa quarantena: per la prima volta mi sono presa cura di loro e non viceversa. Con mia mamma contrariata dal fatto di non poter andare a fare la spesa». La signora Maria Vittoria cuciva le mascherine con i "tutor" online (i videotutorial), scoperti grazie a Giulia, come Netflix, mentre a lei venivano insegnati i segreti dell'orto: «Così se mi succede qualcosa, sei capace di sbrigare tutto da sola», le è stato scaramanticamente detto.

A Rimini: Maria Vittoria Marafioti, 66, e Giuliano (Julko) Albini, 70. Genitori di Giulia, 37 anni, che lavora nel marketing e in un centro sociale, dove organizza eventi musicali. Con i gatti Nilde e Palmiro e i cani Lola e Lulù.
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Sentire i propri genitori soddisfatti è un'emozione che anche da adulti tocca corde profonde, a volte un'arma a doppio taglio. Alberto Lotti, sulla spiaggia di Piombino, ha scoperto di esserci riuscito in modo inaspettato. Non tanto con la laurea in architettura o il lavoro da set designer e la vita che stava costruendo a Londra con il fidanzato Giuseppe. È bastato tornare a casa e offrirsi di lavorare per la stagione allo stabilimento balneare di famiglia: «Da una parte mi rende sereno sentirli così, dall'altra questa responsabilità di stabilirmi in modo definitivo mi spaventa. Volevamo tornare in Italia, la quarantena a Londra è stata tutt'altro che serena. Ora, con Giuseppe, capiremo cosa fare in autunno». Mentre il fidanzato è tornato a Milano, Alberto si è diretto verso quel «paesello da cui ho sempre cercato di scappare. Ho qualche difficoltà ad apprezzare ciò che ho, cerco sempre qualcosa di diverso. Questa, però, non la sento come una scelta subita. Lo so, in fondo, che l'Italia è casa, il porto sicuro dove attraccare nelle notti di tempesta».

Da sinistra. Giuseppe Sileo, stylist di 28 anni, e il suo compagno Alberto Lotti, set designer, 27, nella casa di Londra dove hanno trascorso il lockdown prima di rientrare in Italia.
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Tutta questa incertezza ha tramortito soprattutto le vite di chi è più giovane, di chi stava esplorando diverse possibilità, di chi, come Alberto e Giuseppe, oggi non vuole semplicemente una nuova normalità, ma riavere il diritto di immaginarsi un futuro eccezionale, a misura dei propri sogni. Massimo Ferrara e Arianna Parrotta sono riusciti a marzo a rientrare a Sapri, in provincia di Salerno, dal Sudamerica, dove dovevano trascorrere due mesi in viaggio, ma non vogliono abbassare le aspettative di felicità, mentre passa questa estate senza concerti (Massimo è musicista) e con il tempo ancora sospeso. Nella memoria collettiva il 2020 sarà sempre diviso in un "prima" e un "dopo" quel 9 marzo, ma per fortuna il mese di settembre riesce sempre a profumare di nuovo, hanno pensato Giulia e Angela aprendo la prima bottiglia del loro Chianti. Dovevano anche sposarsi, nel loro bel podere, e iniziavano a pensare a una famiglia. Ma le pagine del calendario continuano a girare: sta per iniziare la nuova vendemmia e c'è la prossima etichetta da scrivere, per il vino che stapperemo l'anno prossimo.

Sono tornati dal Sudamerica, dove erano in viaggio a Sapri, in provincia di Salerno, proprio durante il lockdown e non senza difficoltà: Massimo Ferrara, 25 anni, musicista e produttore musicale della crew Lost Dogz, e Arianna Parrotta, 27 anni, fotografa, mentre accarezza il cane Truc in giardino.
Mattia Crocetti

Nella foto di apertura in alto, alcuni coinquilini a Milano durante il lockdown. Da sinistra, Giuseppe Carollo, 30 anni, Giuseppe D’Amati, 30, accanto alla sua fidanzata Giovanna Pongan, 25, Fabio Vinci, 26, e Camilla Cian, 21 anni.


IL FOTOGRAFO MATTIA CROCETTI AL FESTIVAL CORTONA ON THE MOVE
Nato a Piombino (Livorno) nel 1993, Mattia Crocetti è un fotogiornalista con base a Roma. Profondamente legato al ritratto, i suoi progetti documentano i cambiamenti politici e sociali della contemporaneità, non solo italiana. Ha pubblicato i suoi scatti su quotidiani e riviste internazionali, tra cui i lavori sulla realtà industriale di Piombino e i ritratti dei sopravvissuti agli attentati di Parigi e Bruxelles. In questo articolo si vedono gli scatti del progetto "COndiVIDendo 19". È uno dei lavori fotografici pubblicati sulla piattaforma The Covid-19 Visual Project lanciata da Cortona On The Move, il festival internazionale di visual narrative giunto alla decima edizione, che quest'anno è dedicata al tema del Covid-19. Una parte dei lavori online è anche in mostra nella cittadina di Cortona, in provincia di Arezzo, fino al 27 settembre, come appunto gli scatti di Mattia qui pubblicati.

Francesca De Rubeis, 42 anni, con suo figlio Giulio, 9 anni, nella loro casa a Montesilvano, in provincia di Pescara.
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