"Non c’è mai stato un uomo che abbia chiesto scusa pubblicamente o che si sia pentito veramente dei suoi gesti", Eve Ensler

Femminista e attivista, una delle 150 donne che hanno cambiato il mondo moderno, abbiamo parlato con l’autrice de I Monologhi della vagina che “I nostri nemici sono l’isolamento, la solitudine e la separatezza".

new york, ny   february 14  eve ensler speaks during artistic uprising   a call for revolutionary love at washington square park on february 14, 2017 in new york city  photo by anna webbergetty images for v day
Anna WebberGetty Images

“Il Covid ha fermato l’intero Globo. Questo virus ha rivelato le disuguaglianze e le ingiustizie che ci sono da anni, ma un cambiamento si sta facendo strada ed è questa la strada più importante che dobbiamo continuare a percorrere. Bisogna stare molto attenti, ma la possibilità di far nascere un nuovo mondo è tutta là fuori. Dipende solo da noi”. Poco prima che Joe Biden fosse eletto nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, abbiamo parlato via Zoom con Eve Ensler: noi a Roma, lei nella sua bella e luminosa casa di campagna a poche ore di macchina da New York. Capelli a caschetto liscio, occhiali con la montatura rossa dello stesso colore del rossetto, “una delle 150 donne che hanno cambiato il mondo” (Newsweek) e “una delle 100 donne più influenti” (The Guardian), è più raggiante ed esplosiva che mai. Femminista e attivista, 67 anni, è la fondatrice e la direttrice del V-Day e di One Billion Rising, movimenti globali contro la violenza sulle donne, ma è soprattutto una scrittrice. I Monologhi della vagina è la sua pièce teatrale che l’ha resa famosa in tutto il mondo e che dal 1996 raccoglie testimonianze, discussioni e consensi da parte delle donne, italiane comprese. Il libro omonimo - pubblicato come gli altri (Nel corpo del mondo, Chiedimi scusa) dalla casa editrice Il Saggiatore – ha festeggiato il suo ventiquattresimo compleanno. Tutti pazzi per quelle pagine in cui è la vagina a prendere la parola con uno humour trasgressivo e coinvolgente - “straight to the point”, come dice lei - per raccontare e raccontarsi attraverso la sua voce che può essere seria, divertita, fantasiosa e persino drammatica. È stata lei la prima a ricordare a tutte le donne di “essere libere di osare”. Un manifesto, il suo, contro la violenza e che, ancora oggi, non cessa di essere il punto di riferimento fondamentale nella lotta quotidiana di tutte le donne del mondo.

D DipasupilGetty Images

“Da oltre 20 anni lavoro con donne – ci dice - ho sentito di stupri e di violenze, ma non c’è mai stato un uomo che abbia chiesto scusa pubblicamente o che si sia pentito veramente dei suoi gesti. Anche per loro ho scritto questo libro: nella speranza di smuovere le coscienze e che qualcosa cambi”. “La prima volta che ho messo in scena I monologhi della vagina – ricorda - ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato, ma quando salii sul palco di un piccolo teatro di Manhattan, nessuno sparò. In quel momento mi sono sentita come se stessi attraversando una barriera invisibile, rompendo un tabù molto profondo. Alla fine di ogni spettacolo c’erano lunghe code di donne che volevano parlare con me. Sulle prime ho pensato che volessero condividere le loro storie di desiderio e appagamento sessuale, ma poi mi resi conto che in realtà erano tutte lì per dirmi come e quando fossero state stuprate o aggredite, picchiate o molestate. Una volta rotto il tabù, si liberava un fiume in piena di memorie, rabbia e dolore. Ero sconvolta”. Quel che accadde con quello spettacolo e con quel libro fu qualcosa di completamente inaspettato e venne ripreso in tutto il mondo da altre donne che volevano infrangere il silenzio sui propri corpi e sulle proprie vite all’interno della comunità di appartenenza. Il libro, poi, fu tradotto e letto praticamente ovunque a tal punto che – come precisa lei – “oggi possiamo parlare ed essere viste”. Hanno provato a impedirci perfino di nominare alcune delle parti più preziose del nostro corpo – continua - ma una cosa è certa: se una cosa non viene nominata, non viene vista, quindi non esiste. Ora è arrivato più che mai il momento di raccontare storie importanti e di dire le parole, siano ‘vagina’ o ‘il mio patrigno mi ha stuprata’. Quando rompi il silenzio ti accorgi di quante altre persone stessero attendendo il permesso di fare lo stesso”.

Robbie JackGetty Images

Eve Ensler ha rotto il suo silenzio raccontando in un altro libro (Chiedimi scusa) dei ripetuti abusi sessuali e psicologici subiti sin da quando aveva cinque anni da Arthur Ensler - suo padre - morto più di trent’anni fa. “Ho aspettato tutta la vita che mi chiedesse scusa, ma non l’ha mai fatto”, ricorda. “Sono riuscita a superare la cosa, se così si può dire, dopo tanto tempo e nel libro immagino che lui lo faccia, che si confessi a me e chini la testa”. Un’elaborazione etica, psicologica e culturale la sua, che parte dalla storia e dall’infanzia del padre, da quella sua mancata educazione all’affettività che l’ha trasformato in un mostro. “Ho sofferto ripercorrendo quegli episodi: ricordare mio padre è stato doloroso. Non volevo giustificarlo, ma soltanto capire perché l’ha fatto. È stato necessario per chiudere un capitolo e guardare al futuro”. Una maniera di prendere il coraggio per dare un senso a quel dramma subito da molte, un coraggio che – ci ribadisce fissandoci negli occhi – “nessuno di noi deve abbandonare mai”.

Negli ultimi tempi, ci ricorda Eve che si fa chiamare V (Vee) e che è appena tornata nelle librerie statunitensi con il suo nuovo libro, The Apology - stiamo assistendo ad un’ascesa del fascismo e del classismo, al superomismo bianco. Il mondo è alterato dai cambiamenti del clima e dalla crisi economica, dalla povertà e dalla violenza; siamo in tanti ad essere violati dai nazionalismi e in molti non vedono riconosciuti i propri diritti. Il lavoro fatto da tutte noi donne fino ad ora è stato cancellato? No, affatto, perché altrimenti non saremmo qui. Non siamo ancora riuscite a condurre il mondo dove vogliamo, ma il nostro lavoro insieme ci ha portato alla libertà, alla giustizia e all’uguaglianza. I nostri nemici sono l’isolamento, la solitudine e la separatezza. Senza le nostre forze, avrebbero vinto già da molto tempo. I Paesi dove le cose non funzionano sono tanti, ma tutte noi siamo vive, io sono viva e posso testimoniarlo: sono figlia della Terra e ho sconfitto un cancro al terzo stadio”. La soluzione è non arrendersi mai e rilassarsi”. Come? Le chiediamo. E lei, prima di salutarci, ci mette un secondo a risponderci. “Piantate giardini, fisicamente o metaforicamente, per far nascere, crescere e coltivare qualcosa di migliore. Questo può essere il sogno in cui crediamo. Il momento è ora”.

Ramin TalaieGetty Images
This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Body Confidence