Storia di Charles Schulz, inventore dei Peanuts, in tre strisce (di testo)

Da Charlie Brown a Snoopy, tutti i personaggi creati dal fumettista tedesco hanno una caratteristica comune: parlano di noi. E lo fanno con ironia e dolcezza.

los angeles   january 1 charles m schulz with a few of his peanuts characters, including from left linus with blanket lucy van pelt, charlie brown, and snoopy image dated january 1, 1962 photo by cbs via getty images
CBS Photo ArchiveGetty Images

Già li vediamo, lassù in cielo, a disquisire su chi è stato il più grande. Zio Walt (Disney), che se ne sta più in alto di tutti, elenca i suoi gioielli: Topolino, Paperino, Pippo. Poi arriva il vecchio Stan (Lee) che mette sul piatto i Fantastici Quattro, l’Uomo ragno e Hulk, fra il vociare generale degli angeli. E dietro, gli altri, in attesa di mostrare i gioielli di famiglia: Hergè con TinTin, quei due mattacchioni di René Albert (Uderzo) e René (Goscinny) con Asterix e Hayao (Miyazaki) coi suoi meravigliosi manga. Più indietro, però c’è un ometto distinto con gli occhiali che chiacchiera con le sue creazioni. C’é Charlie Brown che parla dei suoi aquiloni, Snoopy che cerca di baciare Lucy che scappa inorridita, Linus invece parla delle sue vertigini al suo amico immaginario, mentre in sottofondo Schroeder suona Beethoven. Sono i Peanuts, probabilmente gli unici fumetti al mondo capaci di tenere testa a Topolino &Co. Li ha creati settant’anni fa Charles Schulz, un ragazzo di Minneapolis figlio di un barbiere tedesco e di una casalinga di origine norvegese. Narra la leggenda che il ragazzo amasse ritrarre il cagnolino di famiglia da ogni angolazione possibile e che questa sua passione lo avesse portato a inviare una delle sue tavole alla rivista Ripley’s Believe It or Not!.

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La sua prima striscia fu pubblicata nel 1947 e si intitolava Li’l Folks, che tradotto significa più o meno Personcine. Tre anni dopo i diritti dei suoi disegni furono stati venduti alla United Feature Syndicate, che, per rendere più intrigante il prodotto, cambiò il nome del fumetto in Peanuts (che a teatro indicava la sezione con i posti più economici e a volte anche riservati ai bambini). La prima striscia fu pubblicata il 2 ottobre 1950 sul Washington Post. E da quel giorno nulla fu più come prima. In mezzo secolo le storie dei Peanuts sono state pubblicate da oltre 2400 giornali in 68 paesi diversi, raggiungendo milioni di lettori in tutto il mondo. Charlie Brown e i suoi amici sono divenuti parte della cultura americana e mondiale, grazie a quel loro delicatissimo umorismo e a quella capacità di guardare con occhio disincantato e un po' ingenuo i nostri limiti quotidiani. In ognuno dei personaggi c’era un piccolo pezzo della storia e della sua personalità del loro creatore. Anche lui, infatti, come Charlie Brown aveva il papà barbiere e un cagnolino. Anche lui da piccolo era timido e introverso. Mentre la ragazzina dai capelli rossi era Donna Mae Johnson Wold, che il fumettista tentò di sposare, ottenendo un clamoroso no. “Fare fumetti - amava ripetere il vecchio Charles - è come affermare se stessi con discrezione. Devi essere discretamente intelligente – ma se fossi molto intelligente faresti qualcos’altro; devi disegnare discretamente bene – ma se disegnassi molto bene saresti un pittore; devi scrivere discretamente bene – ma se scrivessi molto bene scriveresti romanzi. Va bene per una persona discreta come me”.

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I Peanuts sono stati usati in modo trasversale per qualsiasi tipo di obbiettivo. Sono diventati cartoons, hanno reclamizzato prodotti di ogni genere, sono finiti su magliette e cappellini, sono stati usati per campagne sociali e cantati da musicisti famosi. Nel 1967, per esempio, Giorgio Gaber aveva realizzato la versione italiana del brano Snoopy vs. the Red Baron cantando: «Era un piccolo cane col nasone all’insù/ Il suo nome era Snoopy non so dirvi di più/ Il Barone Rosso lo attaccò/ Ed in cielo la battaglia divampò/ Il piccolo Snoopy fu abbattuto così/ Il Barone tedesco roteando sparì». Mentre tre anni dopo Lucio Dalla aveva reso omaggio a Snoopy nella sua canzone Fumetto: «Stop, dove vai, cosa fai/ Se c’è il Barone Rosso che alle spalle colpirà”. E pensare che tutto era cominciato da un semplice annuncio su un giornale locale del Minnesota: "Vi piace disegnare?”.

L’ultimo atto di questa meravigliosa storia porta la data del 12 febbraio del 2000 (esattamente 21 anni fa), giorno in cui Charles morì. Ma prima di andarsene aveva deciso di salutare tutti in grande stile. Con un’ultima epocale vignetta, pubblicata il giorno dopo la sua scomparsa. C’è un telefono che squilla. A rispondere è Charlie Brown, ma stanno cercando Snoopy. “Credo che stia scrivendo” dice Charlie Brown. Di fianco, un’unica sola striscia. “Cari Amici, sono stato fortunato a disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi 50 anni…”. Dopo l’annuncio il quotidiano londinese The Times pubblicò questo necrologio: “Charles Schulz lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane”. Oggi Charles Schulz è lassù insieme agli altri grandi del fumetto a discutere su chi sia stato il più grande di tutti. Noi un’idea ce la siamo fatta. Ma non ve la diciamo, anche se probabilmente l’avete intuita.

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