Il libro vincitore al Premio Strega 2021 trasforma la malinconia in letteratura

Due vite di Emanuele Trevi "un libro capace di trasformare l’intimità e la malinconia in letteratura, rendendole universali per avvicinarle alle vite di tutti".

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Donne al Premio Strega, in questa 75esima edizione – vinta ieri sera da Emanuele Trevi con il romanzo Due vite (Neri Pozza, 187 i voti) – più che mai. Tre le finaliste che hanno conquistato tutto il parterre romano del Ninfeo di Valle Giulia c’erano Donatella Di Pietrantonio – arrivata seconda con Borgo Sud (Einaudi, 135 voti), Edith Bruck, arrivata terza con Il pane perduto (La Nave di Teseo, 123 voti), già vincitrice del Premio Strega Giovani e Giulia Caminito, quarta con L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani, 78 voti). Tre donne, tre stili diversi ma un intento comune: “invogliare alla lettura e alla vita, che va vissuta fino in fondo”, ci dice Donatella Di Pietrantonio, felicissima di essere arrivata sul podio. La scrittrice abruzzese indossava un abito nero a pieghe “comprato a Penne, il mio piccolo paese di 12mila abitanti dove c’è una qualità della vita e di prodotti che uno non si aspetta”, tiene a precisare dopo averci fatto vedere il suo portafortuna – “un Amorino in argento di Scanno” – e il palmo della sua mano dove ha volutamente scritto in nero 'DDL Zan'. “Per il poco che posso – ha aggiunto - vorrei unire la mia voce per evidenziare l’urgenza di questa legge, uscendo però da inutili tatticismi, equilibrismi e strumentalizzazioni che ne ritardano in maniera vergognosa la sua approvazione”.

Giuseppe Fantasia

‘Scortata’ da Elisabetta Sgarbi e da Furio Colombo, è arrivata al Ninfeo – sembrando un’attrice di altri tempi - Edith Bruck, con un abito dai disegni orientali, “il primo che compro dopo tanti anni” – ci confida la scrittrice di origine ebraiche ungheresi, testimone diretta della Shoah insieme a tutta la sua famiglia (lei e sua sorella Judit sono tra i pochi superstiti tra i parenti deportati nei vari campi di concentramento). “Fui liberata nell’aprile del 1945 - ci racconta – e cercai il ritorno in Ungheria, ma a causa della guerra emigrai prima in Cecoslovacchia, poi in Israele e infine in Italia dove ho trovato la mia casa”. “Dietro di me avevo esistenze bruciate e davanti nuove macerie reali ed emotive con cui fare i conti”, aggiunge, ribadendo anche il grande piacere che ha provato e prova oggi, ogni volta che va in una scuola e incontra i ragazzi. “In me c’è un grande desiderio di tramandare finché vivrà il ricordo di quello che ho vissuto”.

Giuseppe Fantasia

Elegante nella sua sobrietà anche Giulia Caminito in un abito di Elisabetta Franchi, nero come l’adolescenza vissuta da Gaia, la protagonista del suo romanzo con cui è arrivata terza al premio, una storia di formazione e deformazione – ci spiega – il ricordo di un’adolescenza divisa tra l’avere e il non avere in un posto ameno come Anguillara, con un lago che con le sue acque è un simbolo di qualcosa di sommerso e nascosto. Ultimo, ma non ultimo – anche perché è arrivato primo – Emanuele Trevi che quando siamo stati a Benevento all’annuncio della Cinquina, lo scorso giugno, ci aveva promesso “un look da favola”, su consiglio della collega e amica Elena Stancanelli. Al Ninfeo è arrivato con un completo sportivo blu abbinato a un paio di sneakers della Lidl bianche, gialle, rosse e blu, praticamente il modello più discusso e acquistato prima del lockdown. Ricorderemo questo dettaglio della serata Strega(ta) – non vi è alcun dubbio – ma anche il suo bel libro che racconta la storia dell’amicizia che ha avuto con Rocco Carbone e Pia Pera, una storia di sconfitte, euforie, litigi, perdite e gesti indimenticabili. Un libro capace di trasformare l’intimità e la malinconia in letteratura, rendendole universali per avvicinarle alle vite di tutti.

Giuseppe Fantasia

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