La vita con il sorriso di Arianna Talamona, che il nuoto ha reso campionessa

La spiazzante semplicità, mostrare la propria condizione di disabilità, l'ironia bruciante: la nuotatrice paralimpica è una star social (e non solo).

Una spunta blu accanto a un sorriso che trasuda serenità. E video, selfie a bordo vasca, balletti in stile TikTok sulla sedia a rotelle, la cifra stilistica di una autentica capacità, innata come il talento per le bracciate, di raccontare la propria vita. Chi è Arianna Talamona è una domanda dalle molteplici risposte: una nuotatrice paralimpica, specialista nel dorso e nello stile libero, tra le protagoniste della nutrita squadra del nuoto italiano alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 assieme a Carlotta Gilli e Alessia Berra (che hanno ottenuto le prime medaglie femminili). Ma inscrivere Arianna Talamona solo nel ruolo di atleta è estremamente riduttivo: è una strepitosa content creator sul suo profilo Instagram @talamona94. Scrive anche un blog di lifestyle dove affronta il tema delicato della moda per persone con disabilità, dato che dopo le Paralimpiadi di Rio 2016 si era resa conto che nessuno copriva correttamente quell'ambito: "Viene da mio padre, che si veste sempre bene. Mi portava a fare shopping da ragazzina e siccome ero disabile, mi sentivo diversa dalle altre ragazze. Vestirmi come loro significava somigliargli. All'università ho capito che era un modo per dire agli altri chi ero, ho trovato il mio stile. La moda è un modo per mostrare la tua personalità" ha raccontato su The Owl Post. Poi è stata modella per lo shooting Naked -Disability withour prejudice di Oliviero Toscani dedicato ai corpi sportivi degli atleti paralimpici, si è laureata, è fidanzata, è una golosa che ama mangiare. Arianna Talamona è tutte queste sfaccettature insieme, e non fa mistero di nessuna. Ma adesso, necessariamente, è concentrata sulle bracciate e sui tempi per le finali di Tokyo 2020.

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Il nuoto e Arianna Talamona si sono incontrati quando aveva sei anni, in Sardegna in vacanza, ed è stato un amore sconvolgente, come quando ti tolgono la mano da sotto la pancia e capisci che stai galleggiando da sola. "Il nuoto mi fa stare bene, l'acqua è il mio habitat" ha scritto nell'appassionato articolo su The Owl Post dove ha riassunto lucidamente la rara malattia degenerativa ereditata dalla madre, la sindrome di Strumpell-Lorrain. Alla stessa madre non era stata diagnosticata, solo durante le visite per scoprire cosa impedisse il funzionamento degli arti inferiori della bambina, nata nel 1994, si comprese il collegamento genetico. "Sono cresciuta seguendo il suo esempio, in una realtà dove molte cose erano già state create su misura per me. È come se i miei genitori avessero passato il tempo della mia crescita a levigare tutti quegli spigoli, quegli angoli appuntiti e pericolosi sui quali mi sarei potuta ferire" ha raccontato Arianna Talamona. Cresce da bambina introversa e chiusa, subisce qualche atto di bullismo ma impara in fretta a gestire la sua caratteristica ("è come il colore dei capelli" spiega in un video su Instagram), e convince persino la madre a utilizzare la sedia a rotelle come strumento di scoperta e movimento nel mondo. L'acqua è un discorso a parte. Nuotare è naturale, libera il corpo, cambia le percezioni. Non basta immergersi in piscina per diventare un'atleta da medaglia, ci vogliono dieci anni di allenamenti per diventare una professionista; e un tatuaggio fatto a 16 anni, il pesce combattente, disegnato da sua sorella maggiore Serena e realizzato da Riccardo Barlaam papà del collega nuotatore Simone, per compattare la squadra di atleti attorno ad un pensiero comune. "Mi ha aiutato a crescere psicologicamente e mentalmente, mi ha reso una persona migliore. Volevo qualcosa sulla pelle che mostrasse come il nuoto mi ha cambiato la vita" ha raccontato a Paralympics.org.

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Il lungo lavoro di preparazione atletica per farsi professionista in diversi stili (la farfalla, la rana, il dorso, lo stile libero e naturalmente i misti che li accorpano tutti) va di pari passo con il trovare la propria categoria di gara. Nel nuoto paralimpico sono stabilite e accorpate in vasca a seconda delle abilità degli atleti, rilevate tramite referti medici, esami, pareri, punteggi. Ma alla fine la commissione non può prescindere dalla soggettività dell'atleta, unico della sua condizione, e ne è influenzata. Per la giovane nuotatrice di Lissone la battaglia è lunga: inizialmente viene stabilito che per lo stile libero è una categoria 7, riservata a chi ha completo uso delle braccia e del tronco ma scarso delle gambe, o ha problemi di coordinazione o debolezza, e in questa classificazione vince la sua prima medaglia, il bronzo nei 100m dorso a Berlino 2011. Cinque anni dopo è campionessa europea dei 200 misti a Funchal con un oro stupendo. Ma la malattia di Arianna Talamona è imprevedibile, degenerativa, la progressione è strettamente personale: per dimostrare che gli spasmi coinvolgono anche gli arti superiori e il tronco deve sottoporsi a test approfonditi, e il verdetto è il cambio di categoria in S5. "C'è un mondo di mezzo tra il nome di una malattia scritto su un pezzo di carta, e la realtà di chi ci convive". Il che non significa farsi sopraffare, anzi. Per un'atleta caparbia che crede nel motto Il lavoro duro batte il talento quando il talento non lavora duro, significa far ripartire la storia sportiva con un approccio diverso. E trionfante: a Dublino 2018 vince l'oro nella 4x50 m stile libero 20 pts, ma è l'anno successivo, ai campionati mondiali a Londra, che Arianna Talamona si piazza al collo cinque medaglie (due ori e tre argenti) su sette discipline, ritoccando il record europeo della precedente staffetta e stabilendo il record del campionato sui 200 misti.

Per Arianna Talamona il tempo non va passato a rimuginare, ma impegnato e vissuto ogni secondo, anche nello scardinare la narrazione comune attorno alle persone con disabilità. "È tempo di superare l'idea dell'atleta disabile visto come un eroe" scrive convinta. Ma è pure tempo di smetterla di pensare che le donne con disabilità non abbiano vita sentimentale o sessuale, siano solo la loro condizione e stiano a casa a non fare nulla. "Parlare di amore e sesso è ancora un tabù. Non voglio far passare il messaggio del 'poverina, cosa le è successo'. Ho una disabilità ma sono perfettamente in salute. Posso fare tutto, posso essere tanto bella quanto le altre" ha raccontato a Mashable Italia. E con naturale leggerezza Arianna Talamona su Instagram scompone in video scherzosi la convivenza con il fidanzato Roberto Eguaglia (quest'anno hanno festeggiato i 10 anni di amore), celebra la laurea in Psicologia nel febbraio 2020 (con una tesi basata su uno studio sperimentale sulle coppie dove uno o entrambi hanno disabilità), condivide la fatica degli allenamenti in vista di Tokyo con l'autoironia a folle e il sorriso perennemente spiegato. La sua disarmante semplicità è pura consapevolezza di sé, di un ruolo pubblico che a volte si intreccia alla vita privata: "Chi sono oggi è il risultato di un percorso interiore molto lungo. Un viaggio tortuoso che ho fatto alla scoperta di me stessa. È difficile togliere dall'equazione la mia disabilità, ma sono sicura che questo sia stato lo spunto, il pretesto per iniziare un cammino che mi ha reso la persona che sono adesso".

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