Mio padre, i vaccini e Internet irragionevole

Storia padre / figlio di una conversazione, lunga e articolata, sul tema vaccinazione. E quello che implica una fonte divisiva.

doctor makes vaccination to senior woman with surgical mask
Jasmin Merdan

Mio padre e io tifiamo per il Napoli e questo implica conversazioni frequenti sull'argomento, perché l'amore per una squadra di calcio è quel tipo di amore che richiede manutenzione, come una vecchia auto che vuoi ostinatamente continuare a usare a lungo. È così che mi sono accorto come papà avesse iniziato ad assorbire certe cose che leggeva in giro, dove «in giro» è ovviamente Internet, un posto che esiste e non esiste, perché ognuno ne ha una versione così personale che poi è difficile intendersi su cosa sia per tutti. Mio padre è una persona ragionevole che ogni tanto visita un Internet irragionevole. Ogni volta che nel mio campo visivo appare una strana teoria sul Napoli (studiosi di teorie del complotto, se volete qualcosa su cui farvi i denti, vi consiglio la info-sfera sul calcio Napoli), dopo un po' quella teoria finisce per spuntare, come un passante, nelle conversazioni con mio padre. Dico «come un passante» perché l'effetto è proprio questo, come se io e lui parlassimo ma poi ci fosse ogni tanto un terzo interlocutore che per bocca sua fa allusioni, suggerisce punti di vista e prova a sabotare l'intelligenza e l'amore che ci mettiamo per parlare ogni settimana da tre decenni del Napoli.

Sui giornali e in Tv qualcuno - dati alla mano - ha iniziato a suggerire che i non vaccinati d'Italia sarebbero il primo partito d'Italia.

I non vaccinati e i No-vax però sono due cose diverse, e spesso si tende a dimenticarlo. Se fosse una piramide, in cima ci sarebbero fanatici, gli sbandieratori solitari alla stazione di Napoli contro il Green pass (erano solo due, non sembravano molto in forma né mentalmente né fisicamente, ho visto e rivisto il video, ho desiderato con tutte le mie forze che ci fosse Massimo Troisi accanto a me a dire qualcosa di confortante o almeno spiritoso), ci sono i violenti, gli aspiranti violenti, quelli che fanno le telefonate anonime ai virologi, è un'avanguardia ideologica che abita le fratture della società e ne trasforma le paure in energia. Oggi è il vaccino, domani sarà la crisi climatica, nel frattempo chissà. Non conosco nessuno così attivamente No-vax, però ho qualche conoscenza nella seconda cerchia, quelli che coltivano la decrescita, lo yoga, il cornoletame biodinamico, quelli con una visione esoterica della vita, quelli che il vaccino no, perché chissà cosa c'è dentro, ma poi assumono regolarmente ayahuasca, e qui ci vorrebbe Enzo Jannacci. Non saprei come convincerli, i «no vax si ayahuasca», non ci ho nemmeno provato, sono passeggeri selettivi della contemporaneità, come se ogni loro giornata abbracciasse millenni, come se il tempo presente per loro fosse un'opzione e non una necessità. E poi ci sono gli altri, che sono stati per mesi spettatori di un dibattito tossico, avvelenato e pericoloso, e non hanno trovato nessuna risposta convincente, nessuno che sapesse parlargli, e che nel frattempo hanno atteso. Sono non vaccinati, ma non per forza ancora No-vax.

Tra questi per un periodo - per fortuna breve - c'è stato mio padre, che oggi ha due dosi di vaccino e il Green pass. Credo che - più che il sollievo della vaccinazione - oggi si goda quello di essersi lasciato alle spalle il dilemma, perché nella vita non c'è niente di peggio di un bivio tra due strade che ti spaventano ugualmente, ma per motivi diversi, e tu devi scegliere il tuo tipo di paura come se facessi un colloquio al tuo boia. Non si può affrontare il dibattito attuale sulla vaccinazione (tossico, violento, gonfiato) senza tornare a quello che è successo la scorsa primavera. Noi possiamo averlo metabolizzato, ma un sacco di gente è ancora lì, ed è lì che deve essere andata a prendere, nei giorni del delirio mediatico e politico sul vaccino Astrazeneca: prima i giovani, no prima gli anziani, non va bene per le donne, non va bene per le donne giovani. Sembrava che nei vaccini ogni tanto spuntasse un biglietto sfortunato della lotteria, come la Fabbrica di cioccolato ma al contrario, improbabile ma come fai a non sperare, improbabile ma come fai a non terrorizzarti, soprattutto quando quella probabilità era amplificata dall'eco, dalle prime pagine, dai titoli, dalle interviste, fino a diventare almeno equivalente al Covid.

La statistica è una scienza sottile, ragionevole e indifesa, che si può sotterrare con le urla o le dimensioni di un font.

Mio padre è uno dei massimi consumatori di informazione che io conosca, una all news vivente, saranno la pensione, la noia, l'ansia, ma lui riesce a sapere le cose in tempo reale, come un'agenzia di stampa o Twitter, è un alert vivente. E da un po' ha questa tendenza a ricavare pezzi di contestualizzazione chissà dove, sul Napoli, sui vaccini, sui cambiamenti climatici. Schiva per bontà personale i contenuti malvagi ed estremi, ma ogni tanto il passante complottista entra nelle nostre conversazioni. È come un tizio che passa e la butta lì: è stato sperimentato a dovere? Quali sono gli interessi? Perché il governo non si prende la responsabilità? Non sono mai riuscito a capire dove fosse la falla, ho provato un approccio da idraulico, cioè: segui l'acqua (immagino che sia un approccio da idraulico, in realtà non ne ho idea, è solo quello che farei io), ho dei sospetti, ma non ho ancora trovato il guasto, papà è accurato sui fatti ma - dato che non è un giornalista - è generico sulle fonti. «L'ho letto», basta così. Dove l'hai letto conta sempre più solo per chi scrive. Così siamo lui, io e il complottista, che io - un po' come fa Zerocalcare con gli amici armadilli - immagino sempre più con la faccia Byoblu, l'editore youtuber blogger svelatore di «verità che altri non dicono». Il Byoblu immaginario di mio padre passa molto più tempo di me con lui, ha meno argomenti che possano fare presa ma più margine, superficie d'impatto e ostinazione. E così siamo arrivati alla vaccinazione, a quel mese di tempesta terrificante sui vaccini in primavera, esattamente quando mio padre aveva ricevuto la prima convocazione. Papà è un ipocondriaco con molti acciacchi, abita in un corpo che ha imparato a conoscere come traditore e minaccioso, e a maggio si è trovato in quella posizione in cui credo si siano trovati in molti, spaventati sia dal Covid che dal vaccino. Quella delle due paure simmetriche è una situazione scivolosa, perché la paura razionale, la paura giusta da avere era fondata su una probabilità. Con la paura irrazionale, quella da smontare, si doveva invece prendere appuntamento, presentarsi di persona spontaneamente, era fondata su una scelta. E intorno a lui, a noi, c'era il caos, in cui tanti comunicavano e pochi spiegavano, solo lo youtuber interiore coagulava letture misteriose e aveva una versione coerente dei fatti, infondata e levigata come ogni bugia ben fatta. È una tentazione, soprattutto quando la realtà è così complessa, mobile, nuova e pericolosa come durante una pandemia. Mio padre non è mai stato No Vax, la questione vaccini non era mai stata nei suoi radar in questi termini, ogni anno da un decennio è ben felice di farsi il vaccino contro l'influenza. Abbiamo passato una settimana sul crinale di questa diplomazia telefonica, smontando le teorie avverse al vaccino anti-Covid forti dell'esercizio accumulato con le teorie avverse al Napoli, un po' di veemenza, un po' di dati, un po' di scetticismo, che sta bene su tutto, soprattutto sugli scettici di professione, un po' di promesse, e alla fine è andato a farsi questo benedetto vaccino, poi il benedetto richiamo.

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